I risultati dell’indagine sull’impatto del Covid realizzata dall’Osservatorio Adolescenti del Comune di Ferrara, condotta su su un campione di quasi 21mila studenti in tutta la regione

Aumento di aggressività, maggiori assunzioni di alcol e fumo, chiusura in se stessi, disturbi del sonno, difficoltà relazionali e, nei casi più estremi, anche atti di autolesionismo. E poi: insicurezza, ansia, attacchi di panico, calo della fiducia nel sistema formativo, aumento della consapevolezza di dover espatriare per costruirsi un futuro. Ma anche: tanta voglia di informarsi e di mettersi in gioco, di contribuire alla costruzione del mondo che verrà, col lavoro e con la solidarietà. Sono, in sintesi, alcuni dei risultati di un’indagine sull’impatto del Covid realizzata dall’Osservatorio Adolescenti del Comune di Ferrara (l’unica realtà in Emilia-Romagna che si occupa di ricerca sociale sugli adolescenti e una delle pochissime a livello nazionale) su un campione di 20.750 studenti in tutta la regione, di cui 1.393 stranieri. 11-19 anni la fascia di età considerata.

La ricerca – presentata in questi giorni nel corso di una call tra esperti delle diverse province – è stata condotta con questionari in forma anonima e ha messo in luce evidenti criticità indotte dalla pandemia, soprattutto sulla parte emotiva. “Dati che fanno riflettere e che mettiamo a disposizione dell’intero territorio regionale – dice l’assessore Micol Guerrini –. Come unità operativa ‘Nuove generazioni’ del Comune di Ferrara, che ringrazio, stiamo lavorando per dare pieno protagonismo ai ragazzi, realizzando momenti di ascolto e confronto. Altri interventi, d’intesa con la collega Kusiak e con i fondi dell’ufficio di piano, sono rivolti all’organizzazione di spazi di ascolto contro l’abbandono scolastico. Abbiamo promosso, anche durante i mesi di restrizione, webinar aperti anche ai genitori, per acquisire esigenze, criticità, proposte cercando di corrispondere alle necessità che questo particolare periodo manifesta, coinvolgendo giovani e famiglie. Continueremo a lavorare per stare al fianco di ragazze e ragazzi, traendo stimoli a superare gli effetti che la fase pandemica ha portato con sé“.

L’indagine

Le restrizioni sociali imposte dall’emergenza sanitaria hanno limitato fortemente le attività del tempo libero e hanno prodotto: un aumento esponenziale di senso solitudine, noia, rassegnazione, tristezza demotivazione. Effetti questi che si sono riscontrati in particolar modo nella fascia 18-19 anni, tra quei ragazzi che, avendo superato la maggiore età, avrebbero potuto sperimentare maggiore autonomia“, ha detto Sabina Tassinari dell’Osservatorio adolescenti del Comune di Ferrara, coordinatrice dell’indagine. Tra i dati più indicativi che ha messo in evidenza la ricerca: l’aumento della consapevolezza che la pandemia abbia negato la possibilità di vivere esperienze (63,8%), l’importanza dell’aiuto reciproco (53,5%), la convinzione, tra i ragazzi, di aver pagato il prezzo più alto di chiusure e restrizioni (44,3%), l’idea che sia stato un anno sprecato.

L’emergenza sanitaria ha inoltre cambiato le abitudini, aumentando – in primis – l’utilizzo di chat (segnalato nel 65,1% dei casi), e lo ‘stare da soli’ (nel 58,7%), mentre il 64,9 per cento segnala la propria maggiore presenza in famiglia (64,9%). Si evidenzia inoltre una riduzione dell’attività sportiva (-55,5%) e il ricorso ai videogiochi come elemento per colmare il tempo libero (39,5%). Nella fascia 18-19 anni sono aumentate le tensioni familiari, come indicato dal 39,7% degli intervistati. L’eccesso di cibo è percepito come particolarmente problematico da oltre il 35% dei 18-19enni, mentre l’80,3% dei giovani hanno ammesso di aver incrementato il fumo e il 65,9% l’assunzione di alcolici. L’aggressività è indicata come effetto della pandemia dal 29,5% dei 16-17enni. Negli stranieri di seconda generazione nel 6,6% dei casi addirittura si rivela la spinta a praticare atti di autolesionismo. Il dato scende al 6,3% nel caso delle prime generazioni e al 4,5% per gli italiani.

In generale la prima paura espressa è per i propri cari (73,7%). Il senso di solitudine è particolarmente percepito dalle ragazze (65,1%, è il 43,8% per i maschi) e – con tristezza e rabbia – coinvolge soprattutto la fascia di età dei 18-19enni. Confidenze, sfoghi sono riservati per lo più agli amici (63,6%) e nel 43% dei casi ai genitori.

Aumenta l’interesse e l’informazione. Il 36,7% – la maggior quota – segue regolarmente i Tg, il 10,7% attinge le news dal web. Il confronto sui temi di attualità avviene anche in famiglia nel 19,8 per cento dei casi. Dopo la pandemia il 34,2%, sul totale del campione di ragazze e ragazzi sentiti, vorrebbe lavorare all’estero e il 52,2% progetta di costruire una famiglia. Ed è più forte la spinta alla solidarietà: il 31,6% delle studentesse e il 25,1% degli studenti la indicano come prioritaria.
In generale, il primo obiettivo (54,6%) per il proprio presente e per il futuro è completare gli studi, anche se cala la fiducia nel sistema scuola (-45,5% per le femmine e -37,5% per i maschi), aumentano le assenze nel 17,9% dei casi e nel 22,3% si segnala un peggioramento del rendimento scolastico. Tra gli effetti della didattica a distanza la ‘noia’ viene indicata come principale scoglio (61,4%). 

Alla presentazione dei dati della ricerca ha partecipato, tra gli altri, anche Mariateresa Paladino, della Regione Emilia-Romagna e la docente di sociologia della famiglia dell’Università di Torino Chiara Saraceno.