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Un paziente di 88 anni residente a Copparo è deceduto per una grave forma di encefalite

All’Ospedale di Cona, un paziente di 88 anni residente a Copparo è deceduto per una grave forma di encefalite che, come confermato dalle indagini di laboratorio, è riconducibile al virus West Nile.

Il caso confermato è stato comunicato all’Azienda USL di Ferrara che ha tempestivamente attivato l’indagine epidemiologica.

Di seguito riportiamo alcune informazioni intorno al virus fornite dall’azienda ospedaliera-universitaria di Ferrara.

Cos’è il virus West Nile e dov’è presente in Italia?

Il virus West Nile è endemico, ovvero presente in maniera stabile, nelle regioni del bacino padano. Il suo ciclo di moltiplicazione si sviluppa fra alcune specie di uccelli e le zanzare comuni. L’uomo, come pure i cavalli, viene occasionalmente infettato tramite punture di zanzare e non è in grado di trasmettere l’infezione ad altre zanzare, né ad altre persone. 

Il contatto col virus di solito causa un’infezione che decorre senza sintomi, in alcuni casi può però svilupparsi la malattia chiamata West Nile Disease, con sintomi evidenti che possono ricordare una sindrome influenzale e che durano pochi giorni. Tuttavia, sia pure di rado e soprattutto in persone debilitate, si può arrivare a gravi forme neurologiche che richiedono il ricovero in ospedale e che possono condurre a esiti permanenti o al decesso dei pazienti colpiti.

Perché prende nome dal Nilo?

Il West Nile Virus fa parte della famiglia dei Flaviviridae ed è stato isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, nel distretto West Nile. È diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America. Ma negli ultimi anni sta circolandoanche in Italia, soprattutto al Nord.

Come si trasmette?

La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette. Il virus infetta anche altri mammiferi, soprattutto equini, ma in alcuni casi anche cani, gatti, conigli. Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario.

Quali sono i sintomi?

La maggior parte delle persone infette – spiega il sito dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) – non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri come febbre, mal di testa, nausea, vomito, sfoghi cutanei. I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette, in genere anziani o soggetti debilitati, e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma.

Come si cura?

Non esiste una terapia specifica. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero in ospedale, dove i trattamenti somministrati comprendono fluidi intravenosi e respirazione assistita.

Esiste un vaccino?

La diagnosi viene prevalentemente effettuata attraverso test di laboratorio (Elisa o Immunofluorescenza) effettuati su siero e, dove indicato, su fluido cerebrospinale, per la ricerca di anticorpi del tipo IgM. Non esiste un vaccino per la febbre West Nile. Attualmente sono allo studio dei vaccini, ma per il momento – spiega l’Iss – la prevenzione consiste soprattutto nel ridurre l’esposizione alle punture di zanzare.

Come si può prevenire?

Tra le misure di prevenzione: l’attuazione rigorosa degli interventi di lotta antilarvale di competenza dei Comuni e l’intensificazione delle attività di controllo e sostegno alle attività effettuate dai privati, l’effettuazione di interventi straordinari preventivi con adulticidi qualora sia in programma una manifestazione che comporti il ritrovo di molte persone (oltre le 200 persone) nelle ore serali in aree all’aperto.