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Il piano regionale prevede due psicologi per distretto da settembre, poi dentro le case per la salute. A Ferrara già attivo il centro per l’adolescenza di Ausl

Due psicologi per distretto sanitario a partire da settembre e il reclutamento, in maniera stabile e progressiva, di altrettanti professionisti specializzati nella cura e trattamento delle patologie e disturbi comportamentali per ciascuna casa della salute del territorio. Questo è quanto prevede il nuovo piano che ha messo in campo recentemente la Regione, attraverso l’assessorato alle Politiche per la salute di Raffaele Donini, per affrontare il disagio sociale e post-pandemia, specie dei bambini e i giovani.

Un piano che, dedicando diversi milioni di euro di finanziamenti (1,5 milioni nel 2021 e 1,7 nel 2022), punta al rafforzamento della rete di servizi di supporto psicologico attraverso una riorganizzazione e potenziamento delle strutture affinché sia possibile rispondere meglio al crescente disagio, provocato dagli oltre due anni di pandemia, che sopratutto ha colpito bambini e adolescenti

La Regione punta al benessere sociale, e dunque a rafforzare tutto il sistema delle cure dei servizi sanitari emiliano-romagnoli preposti alla cura del disagio psicologico e delle relazioni sociali sopratutto di bambini e adolescenti. 

In quattro anni, come affermato dallo stesso assessore Donini, la Regione intende assumere in modo stabile due psicologi per ogni nuova casa di Comunità (328 professionisti complessivi per un totale di 23 milioni di euro per tutto il territorio emiliano-romagnolo)

Un progetto che punta all’integrazione e qualificazione dei servizi del territorio, dai Centri per la salute mentale, ai Servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, agli sportelli di ascolto nelle scuole, fino ai consultori familiari presenti nei distretti sanitari. 

Lo psicologo, inoltre, lavorerà in stretta connessione con i medici di base, i pediatri di libera scelta e con i servizi di secondo livello (consultori familiari, centri di salute mentale e neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza).

A supporto di questo impegno dell’assessorato regionale alle Politiche per la salute esiste infatti un recente studio di Istat che rileva che fra gli 8 milioni di giovani italiani fra i 12 e i 25, il 10% di loro ha “difficoltà emotiva” perché, specialmente dopo due anni di pandemia, si sente globalmente insoddisfatto della propria vita, delle relazioni con gli amici, con i familiari e con la propria salute. 

Scendendo nello specifico, queste difficoltà, sempre secondo i dati Istat, derivano dal fatto che sempre quel 10% di giovani tende, in prevalenza, a sviluppare forme depressive o ansiose. 

Serve dunque intercettare tutti quei percorsi dannosi che possono favorire l’esordio e il mantenimento di patologie psichiche tipiche di questa fascia della popolazione

Il centro per l’adolescenza Ausl di Ferrara

In linea con quanto deciso a livello regionale, nel Ferrarese esiste già, dall’ottobre del 2021, l’attività del servizio del Centro per l’Adolescenza di AUSLFE che ha sede nello Spazio Giovani di Ferrara.  

All’interno del Centro per l’adolescenza l’attività si pone diversi obiettivi. Funziona, ad esempio, con il percorso per prevenire il passaggio da disagio psichico a disturbo psichiatrico

Il centro, inoltre, si occupa di organizzare percorsi di cura dedicati, e ad accesso facilitato, per arrivare ad aumentare l’appropriatezza dei passaggi delle cure ai servizi di secondo livello (le prestazioni diagnostiche e terapeutiche specialistiche).

Come opera:
Funziona con un’equipe composta da 6 psicologi. Uno di questi, entro breve, sarà destinato al Distretto sanitario Sud Est. 
Il servizio opera, in modo innovativo: sono infatti i professionisti a ruotare intorno all’utente e non viceversa, come invece accade nella tradizionale organizzazione a “canne d’organo”. 

Gli obiettivi terapeutici sono diversi. Per citare i più importanti ricordiamo la riduzione dell’arrivo ai servizi di emergenza/urgenza e dunque sono per lo più attività che svolgono un ruolo di prevenzione in quei giovani che già hanno un disagio. 

Una prevenzione che viene attuata grazie alla capacità dell’equipe di realizzare interventi precoci e tempestivi. Riesce inoltre a ridurre l’accesso ai servizi di secondo livello, in quanto gli interventi di prevenzione secondaria dovrebbero risolvere la crisi del ciclo di vita e prima che evolvano in psicopatologia strutturata. C’è poi l’attività per il mantenimento o il ripristino del ruolo sociale e di relazione del giovane, l’arricchimento familiare e dunque la riduzione della cristallizzazione del conflitto. Si aggiunge anche la riduzione del periodo di disagio e della sofferenza psichica non trattata.  L’attività del centro tende a creare una garanzia di accesso tempestiva, appropriata, e possibilmente personalizzata.

Organizzazione del centro

Il modello organizzativo, che segue quanto previsto dal Piano regionale, consiste in un’azione di collaborazione continua (interfaccia) con i servizi sanitari e sociali di primo livello (medico di famiglia, pediatra di libera scelta, Asp, e Promeco). 

Il centro opera inoltre con i servizi sanitari di secondo livello (Servizio di Neuropsichiatria infanzia e adolescenza, Serd, Servizio psichiatrico di diagnosi e cura), ed è anche il collettore del malessere che manifesta la fascia adolescenziale che va dai 14 ai 25  anni di età.