Da circa due settimane si assiste a una situazione di stabilità anche sui contagi

L’Italia potrebbe aver superato il picco dei contagi da Coronavirus, anche se ci vorrà ancora un po’ di tempo per averne la conferma. E anche nel Ferrarese si assiste a una leggera riduzione dell’incidenza.

Stiamo assistendo ad una situazione di stabilità che permane da circa 2 settimaneanche se sempre con numeri importanti”, ha evidenziato la direttrice generale Monica Calamai nell’ultima puntata del format web settimanale a cura di Ausl Fe, Salute Focus Ferrara. L’incidenza ad esempio si è leggermente ridotta (passando a 2.286,2 casi per 100mila abitanti), così come è diminuita anche la percentuale di accessi “Covid” nei pronto soccorso (nell’ultima settimana passata da massimo 35% a massimo 21%).

Fra i 276 pazienti positivi negli ospedali della provincia, solo 91 sono stati ricoverati con sintomatologia da Covid

Il numero complessivo di casi attivi è di 14.200 persone di cui 13.801 asintomatici. Il 97,9% dei positivi sono a domicilio (13.899) mentre i ricoverati nei 3 ospedali della provincia sono 276, di cui 24 in area intensiva (6 in semintensiva e altri 18 in terapia intensiva). Va sottolineato – ha rimarcato inoltre la direttrice generale – che delle 276 persone ricoverate solo 91 lo sono state con un accesso legato direttamente a sintomatologia da Covid. I restanti sono persone che sono state ricoverate per altri motivi, e sui cui è stata rilevata la positività al momento dell’ingresso in ospedale. Da sottolineare anche le presenze presso la Cra Covid (29) e l’Hotel Astra (19) e il lavoro delle Usca che segue a domicilio 544 persone.

C’è poi il fronte delle terapie, perchè se un contributo fondamentale per evitare la malattia severa arriva dai vaccini, ci sono novità importanti anche sul fronte delle cure.

Da fine dicembre abbiamo un nuovo antivirale che aggiunge un’arma molto importante alle terapie domiciliari – ha spiegato Aurora Bonazza, infettivologa dell’Azienda Usl -. Abbiamo cominciato con scorta di 30 trattamenti e attualmente, dopo nemmeno 2 settimane dall’arrivo del farmaco, abbiamo 8 trattamenti somministrati e uno nuovo che sta per partire”.

I pazienti che sono candidabili – ha proseguito l’infettivologa – sono pazienti che hanno fattori di rischio maggiore verso la malattia grave, non ospedalizzati per Covid e con Covid lieve moderato. La cura prevede due somministrazioni giornaliere per 5 giorni e – ha aggiunto Bonazza – come la maggioranza degli antivirali deve essere somministrato entro 5 giorni dall’esordio dei sintomi. Al momento – ha poi concluso l’infettivologa – nei pazienti trattati i risultati sono estremamente positivi, con la risoluzione dei sintomi in pochissimi giorni, e nessuno ha manifestato una progressione della malattia che di solito si vede in 5-7 giorni”.

Un ulteriore segnale positivo arriva anche dagli altri paesi e dai dati. “C’è una riduzione della velocità di crescita dei contagi – ha evidenziato Mario Braga, epidemiologo, coordinatore Staff Direzione Generale Ausl Fe – e si potrebbe pensare che questa variante (Omicron) sia un elemento che potrebbe rappresentare una fase di speranza per la fine dell’epidemia, nessuno deve abbassare la guardia. Dobbiamo renderci conto che questo virus è totalmente imprevedibile – ha aggiunto il professor Braga –, la possibilità di nuove varianti più aggressive c’è. Sarà necessario pensare ad una nuova normalità – ha aggiunto l’epidemiologo – in cui iniziare a convivere con il virus e attrezzarci per questa con una maggiore attenzione ai comportamenti, con cautele che dovranno essere comunque rispettate. Probabilmente la mascherina diventerà uno strumento non più eccezionale come era prima, dovrà continuare l’attenzione all’igiene, la sanificazione degli ambienti ecc. Questi comportamenti – ha concluso Braga – non proteggono solo dal Covid ma da tutti i virus che si trasmettono nell’ambiente”.

Test, autotesting e quarantene

Una nuova normalità in cui la popolazione viene invitata a maggiore consapevolezza e responsabilità, di cui un primo passo è rappresentato dagli autotesting, introdotti in Emilia Romagna dal 19 gennaio scorso. Possono effettuarli i cittadini residenti nella regione, con fascicolo sanitario attivo, dose booster e asintomatici.

Dal 19 gennaio ad oggi – ha spiegato Clelia De Sisti, direttrice del Dipartimento di Sanità Pubblica Ausl – sono già arrivati 698 test, circa il 70% sono di accertamento di positività mentre i restanti sono i negativi per la chiusura. I cittadini che lo hanno effettuato – ha aggiunto De Sisti – nel giro di 24 ore ricevono la prescrizione di isolamento (se tampone è positivo) o il certificato di guarigione (con test negativo alla fine dei 7 giorni). La media dei test che vengono caricati in provincia di Ferrara è di circa 100 al giorno”.

A fare chiarezza sull’efficacia e il significato dell’autotesting è stato anche il professor Vittorio Sambri, direttore del Core Lab di Pievesestina. “I test diagnostici per il Covid anche nei casi del molecolare ad alta sensibilità lasciano un minimo di falsi negativi (almeno il 20% dei test molecolari in pazienti con sintomi possono dare risultato negativo). Abbiamo i test antigenici che è vero, soffrono dal punto di vista analitico di una riduzione di sensibilità rispetto ai molecolari, ma – ha spiegato Sambri – va contestualizzato in uno scenario di ritorno alla normalità, in cui le persone si assumono la responsabilità e si occupano della riduzione della possibilità di essere infettanti. L’uso dell’autotesting, che andrebbe effettuato tra i 3 e i 5 giorni dal contatto a rischio, ha questo tipo di logica. Si fa questo test – ha precisato ancora Sambri – perchè serve a identificare la cariche virali che quindi possono essere infettanti“.