Dopo la pubblicazione su Instagram del post con la frase “Se sei ubriaca sei in parte responsabile dello stupro” dal mondo delle istituzioni e delle imprese si sono alzate riflessioni e indignazione

Sono scoppiate indignazione e proteste da più parti, negli ultimi giorni, intorno al post pubblicato su Instagram dalla pagina istituzionale del Comune di Ferrara nella giornata di giovedì 24 settembre. Il post in oggetto riportava un’immagine con la frase “Se sei ubriaca sei in parte responsabile dello stupro”, accompagnata da un laconico testo: “L’assunzione di alcol e droghe ti rende in parte responsabile dello stupro che hai subito. Lo pensa il 15% degli italiani. Questo dato, come tanti altri, è stato rilasciato dall’istituto di statistica sulla percezione dei ruoli di genere e sull’immagine sociale della violenza sessuale. Approfondisci cliccando su ‘Scopri di più’” seguito dagli hashtag #ferrarafair2030 e #nellenostremani.

Tale immagine era stata pubblicata nell’ambito della campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.

La frase contenuta nell’immagine postata sul famoso social network ha scatenato reazioni indignate sul web ed ha portato il Comune estense sulle cronache nazionali.

L’imponente staff comunicativo del Comune dopo poco dalla pubblicazione, accortosi dell’evidente errore, ha corretto il tiro: ha postato allora un’ulteriore immagine, dal medesimo tono semplicistico, scusandosi dell’errore e ribadendo a più riprese di “condannare ogni forma di violenza contro le donne”.

La reazione in Regione

Fra le prime voci che si è alzata sulla questione è stata quella dell’assessore regionale alle Pari Opportunità Barbara Lori, che ha affermato: “Al sindaco di Ferrara dico: nessuna polemica ma la dovuta denuncia per un messaggio offensivo e inaccettabile. Così come assicuro che la Regione – che certo non ha mai autorizzato il post uscito ieri – non tirerà fuori nemmeno un euro per un progetto comunicativo di cui il Comune di Ferrara è comunque capofila”.

Anche Federico Amico, presidente della Commissione Parità dell’Assemblea regionale dell’Emilia-Romagna ha sollevato critiche in merito e ha chiesto che vengano fatte verifiche intorno a quanto accaduto. “Il post del Comune di Ferrara sugli stupri, anche dopo l’imbarazzante rettifica, è offensivo e del tutto fuori bersaglio. Oltre a diffondere un pericoloso messaggio sessista, lascia trapelare una mancanza assoluta di rispetto per le istituzioni. Questa non è l’Emilia-Romagna. È importante che come Regione prendiamo in ogni sede le distanze da quest’operazione. Si facciano le opportune verifiche legali sulle responsabilità di quanto accaduto e per il grave danno di immagine subìto in considerazione della presenza del logo istituzionale dell’Ente su quella comunicazione“.

L’interpellanza al Sindaco di Ferrara

La consigliera comunale Ilaria Baraldi (Pd) ha presentato un’interpellanza al Sindaco Alan Fabbri e all’assessore competente per chiedere a quale campagna di sensibilizzazione e quale progetto sia ascrivibile l’uscita del post, chi vi abbia lavorato e quali e quante risorse siano state spese in merito. Fra le richieste presentata nell’interpellanza vi è poi la richiesta di chiarimento su come e perché sia stato possibile editare una simile campagna, chi abbia autorizzato la pubblicazione sulla pagina social istituzionale del Comune e chi materialmente ha eseguito la pubblicazione.

Cna Ferrara: “Le parole sono importanti!”

Giulia Bratti e Jessica Morelli

Anche il mondo dell’imprenditoria ferrarese è intervenuto in merito al dibattito relativo al post sulla violenza alle donne. Jessica Morelli, Presidente di Cna Impresa Donna Ferrara, e Giulia Bratti, Presidente di Cna Comunicazione Ferrara hanno infatti compiuto una riflessione sul tema che qui riportiamo di seguito.
Le parole sono importanti!
Indignazioni, rimpalli, accuse reciproche a noi francamente non interessano, ma le parole sono importanti!
Combattere la violenza sulle donne è una battaglia culturale di tutti e le istituzioni hanno il dovere di essere in prima linea.
L’unica arma per una battaglia culturale è il LINGUAGGIO: nessuno ha il diritto di usare un linguaggio che possa in qualche modo giustificare o minimizzare la gravità della violenza sulle donne. Non importa se per superficialità, incompetenza, mancanza di professionalità o mala fede, l’attenzione su questo tema non può mai essere abbassata.
Per esprimersi sui temi sociali in una realtà in continua evoluzione e cambiamento, la comunicazione richiede una continua elaborazione sia nel linguaggio utilizzato, sia nei canali scelti di cui è necessaria una profonda conoscenza.
Le campagne social hanno lo scopo di modificare le opinioni e abbattere i preconcetti, per questo, la creatività ha un ruolo ancora più strategico e responsabile e non può mai essere sottovalutato. Il contenuto visivo ha un effetto duraturo sullo spettatore; quando ci viene proposto, può suggestionarci in modo molto profondo, di gran lunga superiore rispetto ai contenuti testuali redazionali poichè i processi umani del cervello fanno sì che lo visualizziamo 60.000 volte più velocemente.
Se in Italia nel 1971 l’UPA (Utenti Pubblicità associati), creò l’apposito ente “Pubblicità Progresso”, fu anche per realizzare comunicazioni sociali di qualità e sensibilizzare l’opinione pubblica capendo profondamente la responsabilità e la necessità di promuovere la diffusione di idee e azioni in modo professionale, anche quando il linguaggio usato può essere scioccante, e secondo i criteri del benessere sociale.
La comunicazione social è una responsabilità e se in generale la comunicazione è figlia della società in cui si nasce, può comunque mostrarle come essere migliore!

Fabbri: “Campagna avallata e finanziata da Regione. PD attacchi se stesso

A seguito dell’ondata di protesta è arrivata la risposta del sindaco di Ferrara Alan Fabbri, il quale ha pubblicato sulla pagina Facebook istituzionale del Sindaco uno stralcio dello scambio di mail intercorso con la Regione sulla campagna contro la violenza sulle donne.
La campagna di comunicazione contestata in queste ore è stata avallata e finanziata dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del progetto europeo (Shaping Fair Cities), è stata realizzata dall’agenzia di comunicazione Deltacommerce e ha come partner (visibili nel banner) oltre alla stessa Regione, tra gli altri anche LegaCoop e l’Unione Europea. Come dimostra lo scambio di mail intercorso con i nostri uffici, proprio la Regione Emilia-Romagna il 9 settembre ha giudicato il “piano” “molto interessante e ben strutturato“. La mail arriva dalla Direzione generale Risorse, Europa, Innovazione e Istituzioni di viale Aldo Moro.

Il Pd e quei pezzi di opposizione – continua Fabbri – che strumentalizzano e che hanno artatamente creato un caso, si rivolgano quindi alla Regione – che il Pd governa – per ottenere spiegazioni. A nostra volta chiediamo a chi, in giunta regionale, è uscito con dichiarazioni polemiche perché prende le distanze da un’iniziativa promossa e finanziata dalla propria Amministrazione. Alle polemiche preferiamo la correttezza e la trasparenza. Ciò detto, per amore della chiarezza, ribadiamo ancora una volta la nostra assoluta e ferma condanna di ogni forma di violenza contro le donne. Se il Pd fosse responsabile, invece di scatenare una delirante campagna di fake news, farebbe quadrato con noi, con le forze dell’ordine e le associazioni per promuovere ogni iniziativa utile per tutelare e difendere le donne“.

Peruffo: “Le polemiche non disperdano l’obiettivo comune

Paola Peruffo, Presidente Commissione Pari Opportunità del Comune di Ferrara ed esponente di Forza Italia, è infine intervenuta mettendo in luce il valore di fondo su cui si basava la campagna social. “Al di là degli errori, delle ricostruzioni e delle responsabilità, è indispensabile non si perda di vista l’unico valore di fondo per cui questa campagna – giustamente co-promossa da più enti – è stata pensata, ovvero la condanna di ogni forma di violenza sulle donne, senza se e senza ma. Un tema che non può andare in secondo piano per via di un mero errore in fase esecutiva. Quello che mi lascia perplessa, occupandomi da anni di Pari opportunità, è continuare a leggere commenti sciocchi e superficiali ogniqualvolta si riproponga il tema della difesa di soggetti deboli e svantaggiati della società, ivi compreso il ricorso agli stereotipi che relegano la donna a ruoli degradanti e offensivi. Sono tanti, anzi troppi, quelli che continuano a considerare questi aspetti come del tutto secondari e perfino inutili all’interno del dibattito pubblico.
Altro aspetto: leggere che l’errore comunicativo dipenda dal fatto che all’interno di una certa parte politica c’è poca attenzione al tema della violenza sulle donne è, esso stesso, figlio di un pregiudizio che non dovrebbe esistere.
La lotta alla violenza e alla disparità di trattamento delle donne sono argomenti che non devono avere carattere ideologico e come tali richiedono una seria riflessione oltre a un impegno concreto da parte di tutti. Ciò che è certo è che questo Paese ha bisogno di un deciso passo avanti per superare certi convincimenti distorti, ancora troppo radicati
“.