In prefettura a Ferrara si cerca di affrontare l'emergenza granchio blu
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I danni provocati dal granchio blu al settore della molluschicoltura in provincia di Ferrara si manifestano in tutta la loro drammaticità nei numeri relativi al calo di produzione e di fatturato delle cooperative degli allevatori

Il 27 maggio il Prefetto Massimo Marchesiello ha presieduto una riunione per fare il punto della situazione sulle note problematiche connesse alla proliferazione del “granchio blu”, la specie animale infestante che sta gravemente compromettendo l’attività di acquacoltura di mitili nelle aree del delta del Po comprese, per quanto riguarda questa provincia, nei territori dei comuni di Goro e Comacchio.
Al tavolo erano presenti i Sindaci di Goro e Comacchio, rappresentanti della regione, della Provincia, dei consorzi dei pescatori, delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali, ed il segretario della commissione regionale dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI).

I danni provocati dal granchio blu al settore della molluschicoltura in provincia di Ferrara (Sacca di Goro e aree in concessione del territorio di Comacchio) si manifestano in tutta la loro drammaticità nei numeri relativi al calo di produzione e di fatturato delle cooperative e dei soci allevatori: nei primi 5 mesi del 2024 le cooperative riportano un calo della produzione di vongole pari al 70% nei casi meno gravi, fino al 100% nei casi, in particolare, delle cooperative di Comacchio e di alcune cooperative di Goro con concessioni in acque troppo profonde per poter installare i recinti che impediscono ai granchi di entrare.
Le cooperative che hanno potuto installare i recinti, concessi limitatamente ad una superficie pari al 10% della concessione, sperano che il novellame seminato all’interno di tali recinti possa sopravvivere alle temperature estive, così da poter raccogliere un quantitativo seppur minimo di vongole nell’autunno.

Per quanto riguarda la presenza dei granchi, i pescatori rilevano come negli ultimi mesi la presenza di esemplari più piccoli e in numero minore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso; non è però dato sapere se il motivo è dovuto alle temperature dell’acqua, che non hanno ancora raggiunto una temperatura favorevole alla proliferazione del granchio, o ad altri fattori. Attualmente la cattura riguarda quasi esclusivamente esemplari di sesso femminile pronte alla deposizione delle uova.
I biologi di Ispra, che stanno conducendo i monitoraggi nelle lagune venete, hanno appurato che ogni femmina depone da un minimo di 600.000 ad un massimo di 6 milioni di uova. E’ quindi plausibile che prossimi mesi si assista ad una consistete proliferazione del crostaceo.

Il consorzio CON.UNO nel frattempo ha deciso di riprendere la campagna di raccolta e smaltimento, a sue spese e, dal 18 marzo scorso, gli addetti delle cooperative aderenti hanno raccolto 92.000 Kg di granchi, in particolare femmine non appetibili per il mercato, che sono state portate allo smaltimento.

Purtroppo ad oggi gli strumenti di raccolta a disposizione delle cooperative e dei loro soci non consentono una cattura massiccia dei granchi. Si tratta di strumenti di cattura passiva, che possono peraltro essere utilizzati solo all’interno delle aree in concessione.
Le associazioni di categoria chiedono, pertanto, che possa essere concesso in deroga l’utilizzo di idonei strumenti di cattura, in particolare nelle aree dove maggiore è la concentrazione di granchi, ma ad oggi, neanche in via sperimentale e con funzioni di monitoraggio, tale deroga è stata concessa. Sono, inoltre, in attesa che la Regione Emilia – Romagna pubblichi il bando per l’erogazione dei contributi di 1,5 euro per Kg di granchi smaltiti. Confidano che tale provvedimento abbia efficacia retroattiva, al fine di coprire anche la raccolta effettuata in questi mesi. Senza un contributo alla raccolta e allo smaltimento, i pescatori hanno fatto sapere di non sono più nelle condizioni di svolgere tale attività, in quanto senza reddito.

La presenza del delegato ABI al tavolo ha inoltre permesso di approfondire la portata del Decreto Legge 15 maggio 2024, n. 63 Disposizioni urgenti per le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, nonche’ per le imprese di interesse strategico nazionale. che prevede, tra gli altri, una moratoria di un anno sul pagamento delle rate dei mutui accesi da imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura che, nell’anno 2023, hanno subito una riduzione del volume d’affari, pari almeno al 20 per cento, rispetto all’anno precedente. L’allevamento di vongole nella sacca di Goro, come noto, rappresentano una eccellenza a livello nazionale ed europeo tanto che sul mercato comunitario il 50% del prodotto in commercio proviene proprio da quell’area.

Al riguardo è stato ribadito che la moratoria riguarda esclusivamente i mutui contratti da imprese e non anche quelli accesi per esigenze personali (mutuo per la casa, acquisto dell’auto ecc…); sul punto i rappresentanti delle cooperative di pescatori hanno sottolineato come tale circoscritta applicazione della moratoria nei fatti si traduca in un beneficio molto limitato per la categoria giacchè, stante il sostanziale blocco dell’acquacoltura causato dalla presenza del granchio blu, ai pescatori viene meno il reddito per sostenere diverse altre spese indifferibili, che oltre al pagamento delle rate dei mutui personali comprende anche quello delle utenze domestiche. A questo proposito, i sindaci di Goro e di Comacchio hanno manifestato la forte preoccupazione per le ricadute sociali che questa crisi sta provocando sulle comunità. Sono ormai molte le famiglie che non hanno un reddito sufficiente per far fronte alle spese quotidiane, dal pagamento delle utenze, ai mutui contratti per l’acquisto della prima casa.

Tra le possibili iniziative da intraprendere per alleviare in parte gli effetti dell’emergenza “granchio blu”, i partecipanti al tavolo hanno suggerito l’attuazione di una campagna di promozione del granchio blu a scopi alimentari, al fine di incrementare i prezzi di vendita degli esemplari catturati, idonei alla commercializzazione.
Le associazioni di categoria, infine, hanno sottolineato l’importanza di una proroga dello stato di calamità già dichiarato per una durata di 24 mesi, al fine di consentire alle imprese di poter richiedere i contributi anche nel 2025, potendo dimostrare il calo drastico di fatturato, manifestatosi nel 2024; hanno peraltro auspicato anche la dichiarazione dello stato di emergenza e la nomina a breve di un commissario per meglio rispondere alle istanze delle imprese.