In Emilia-Romagna forte il contrasto alle imprese infiltrate dalla mafia (foto Shutterstock)

Secondo il ministero dell’Interno va alla nostra regione il record per il Nord Italia delle interdittive (215) dei prefetti che bloccano le imprese infiltrate

In Emilia-Romagna la mafia continua  fare paura e soprattutto affari anche a causa del terremoto del 2012. E adesso occorre fare attenzione a quel che succederà con i lavori per il ripristino dalle alluvioni. Per non dire dei lavori in arrivo con la progressiva entrata nel vivo dei lavori legati al Pnrr e con i maggiori investimenti sui territori documentati anche dai sindaci.

Infatti, come si può leggere su Il Sole 24 Ore dei giorni scorsi, tornano a salire le interdittive antimafia dopo la flessione registrata nel 2022: lo scorso anno sono stati infatti 2.007 contro i 1.495 dell’anno precedente, con un aumento del 34,2% (e del 30,2% rispetto al 2019), i provvedimenti emanati dai prefetti per bloccare i rapporti con la Pubblica amministrazione delle imprese sospettate di essere infiltrate dalla criminalità organizzata.

E, al Nord,  la regione con più interdittive è proprio  l’Emilia-Romagna, complice anche la sorveglianza legata agli appalti per la ricostruzione: nell’anno appena concluso sono state 215, seppur in calo del 19,2% rispetto alle 266 del 2022. Tra le province spicca Reggio Emilia (nel cui territorio la presenza della ’ndrangheta è stata rivelata dai vari processi contro i clan) con 144 interdittive, il 67% del totale, diminuite però del 28,3% (erano 201 nel 2022).

La  “fotografia” scattata dal ministero dell’Interno rivela che il Sud si conferma la macroarea più interessata dallo stop alle imprese. In vetta alla classifica delle regioni c’è la Campania, con 490 interdittive (279 comunicazioni e 211 informazioni), cresciute del 47% rispetto alle 333 del 2022. Pesa Napoli, che detiene il record con 351 provvedimenti, quadruplicati rispetto agli 87 dell’anno precedente. Segue la Sicilia, con un totale di 390 interdittive (187 comunicazioni e 203 informazioni), cresciute dell’84% rispetto al 2022: ad Agrigento sono più che decuplicate (da 6 a 70) e a Trapani sono aumentate del 261,5% (da 13 a 47), anche se il massimo è detenuto da Palermo, con 112 interdittive, salite del 69,7% (da 66). In Calabria il numero assoluto resta alto – 265 – ma in calo del 2,9% rispetto alle 273 del 2022 mentre in Puglia le interdittive sono state 180, più che raddoppiate rispetto alle 80 del 2022. La provincia di Foggia traina l’incremento con 142 provvedimenti dei prefetti contro i 52 dell’anno prima, ma anche quella di Bari è passata da 5 interdittive a 14.

Netto l’aumento dei provvedimenti anche in Toscana, da 24 a 76, in particolare per Firenze (da 5 a 25) e Pisa (da 0 a 19). E pure il Veneto, al Nord, vede un raddoppio con 53 interdittive contro le 25 del 2022. In testa c’è Padova con 22 no ai nulla osta.