Le regole da tenere a mente per divulgare le informazioni di pubblico interesse (foto Shutterstock)

Amministratori obbligati alla par condicio anche in un mondo dell’informazione completamente disintermediato dall’avvento del digitale

È un dato di fatto che detenere un’informazione di pubblico interesse e divulgarla genera in via automatica un’attenzione, che si traduce in lettori, seguaci, “mi piace”, ricondivisioni (di fatto consenso politico) che creano un valore aggiunto in capo al divulgatore che potrà esser “monetizzato” a piacimento. Possiamo quindi affermare che l’informazione è una materia prima atta a generare valore aggiunto per chi la divulga.

Le info come patrimonio pubblico

In ambito privato ogni detentore di informazioni si regola secondo opportunità; ma in ambito pubblico quale deve essere la logica per amministrare in via imparziale le informazioni, ovvero un patrimonio intangibile pubblico?

Al fine di garantire l’imparzialità dei pubblici uffici l’articolo 97 della Costituzione prevede che debbano essere assicurati “il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”. Ma ora ci troviamo davanti ad amministratori locali che hanno costruito nei propri staff vere e proprie redazioni atte a gestire i media (giornali, radio, tv) a livello industriale con budget annuali rilevanti e detengono profili social al pari di un millenial. Gli amministratori si recano in vista con al seguito il proprio fotografo e ufficio stampa;  fino a qui nulla di male. Il problema però sorge, in fatto di imparzialità costituzionalmente tutelata, nel momento successivo, ossia una volta che un amministratore ha “creato” una notizia è legittimo che  la dirami a sua discrezione? No, gli amministratori sono tenuti anche per le informazioni a porre in essere il succitato criterio di imparzialità dettato dalla carta costituzionale.

Alcuni esempi per chiare le questioni

Di seguito alcuni inequivoci esempi: poniamo vi siaun atto di un organo deliberativo che, prima delle sue obbligatorie pubblicazioni, appare su un quotidiano piuttosto che su un altro: è coretto? No, l’atteggiamento è censurabile e configurabile come una violazione al principio di imparzialità Costituzionale, salvo casi più gravi secondo la dinamica di divulgazione. Oppure poniamo che un amministratore si rechi in visita e  il suo staff al seguito, o lui stesso, produca audiovisivi della visita e un testo della stessa; se la divulga direttamente tramite canali social ha un atteggiamento corretto? Sì, se i canali social sono di proprietà dell’amministrazione e al termine del mandato dell’amministratore resteranno nella disponibilità di quest’ultima; no se i canali social sono di proprietà dell’amministratore, in quanto si va a ledere sempre il principio di imparzialità costituzionale. Facciamo poi il caso che vi sia un grave problema di pubblico contenzioso su un parco giochi: un unico media detiene i contributi dei membri apicali dell’amministrazione e detiene atti e informazioni che poteva detenere solo il pubblico; è coretto?   No, l’atteggiamento è censurabile e configurabile come una violazione al principio di imparzialità Costituzionale; non solo, si può configurare anche un illecito scambio di consensi a riscatto differito (del tipo: “oggi io ti dò un utile informazione per vendere più copie e avere più consenso per il tuo media, tu domani mi sostieni nella mia campagna elettorale”).

Niente scouting sui mezzi di informazione

Naturalmente, è inutile che i membri della pubblica amministrazione confondano le acque facendo leva  sulla qualità dei media, la loro dimensione, la loro organizzazione: come dice la Carta “tutti hanno diritto…”; altresì inutile assegnare a un media piuttosto che ad un altro capacità investigative superiori in abbinamento con il segreto delle fonti in quanto  un’informazione pubblica non può e non deve essere oggetto di scouting giornalistico; infine inutile richiamare gli accessi civici che il giornalista può compiere  o le consultazioni di open data; il tema su cui ora si ragiona verte su quali debbano essere le modalità per divulgare notizie che provengono dalla pubblica amministrazione. E a nostro avviso le  uniche modalità possibili sono la convocazione di conferenze stampa aperte a tutti gli operatori del mondo della comunicazione, creare data room, inviare comunicati: il tutto, naturalmente, aperto anche ai media dell’amministrazione in parola e astenendosi dal rilasciare interviste esclusive su primizie informative.