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Dal +3,4% al +2,6% per il 2022. Il tasso di disoccupazione nel Ferrarese al 7,1%

La Camera di commercio rivede al ribasso, su dati Prometeia, le previsioni di crescita economica della provincia di Ferrara: le stime indicano, infatti, un +2,6%, anziché un +3,4%, per il 2022 (con un profilo più basso rispetto alla media regionale +3,6% e a quella nazionale +3,3%), mentre per il 2023 si prevede un ulteriore rallentamento, con possibili scenari di recessione. Le persistenti pressioni inflazionistiche legate alla guerra, le interruzioni dell’approvvigionamento e l’incertezza sugli investimenti – evidenzia l’Ente di Largo Castello – frenano i consumi delle famiglie e minano la fiducia delle imprese.

Dal monitoraggio di Unioncamere e Borsa merci Telematica, con il supporto di REF Ricerche, sui costi dei servizi pubblici locali sostenuti dalle imprese – ha evidenziato Paolo Govoni, commissario straordinario della Camera di commercio – emerge che, nel quarto trimestre 2022, il costo dell’energia elettrica a carico di alcuni profili tipo di piccole imprese registrerà un aumento medio pari al +60,1% rispetto al precedente trimestre e del +111,7% rispetto allo stesso trimestre del 2021. Gli aumenti rispetto al terzo trimestre di quest’anno oscillano tra il +55% per il negozio di ortofrutta e il +64% per il negozio di beni non alimentari. L’introduzione del tetto del gas a livello europeo – ha proseguito Govoni – è certamente una misura importante ma da sola non basta, serve fare di più. Penso alla sospensione temporanea del sistema delle autorizzazioni ETS (per le emissioni di gas serra), alla destinazione alle imprese della quota di energia di produzione nazionale (anche da fonti rinnovabili) a prezzo calmierato, alla riforma o comunque alla sospensione dell’attuale meccanismo della formazione del prezzo dell’elettricità sganciandolo dalle quotazioni del gas. Quest’ultimo provvedimento è tanto importante quanto il tetto al prezzo del gas perché porterebbe benefici immediati e di non poco conto, fermando l’irrazionale vendita a prezzi folli dell’energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili che in alcune ore della giornata garantiscono anche il 60% dell’offerta e i cui costi di produzione non sono aumentati”.

Nonostante le tensioni sui prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica e il timore di possibili interruzioni delle forniture di gas, acuite dai danni cagionati dagli incidenti di settembre al gasdotto Nord Stream 2, la produzione di energia elettrica è in crescita rispetto a un anno fa (+2,8% nei primi 9 mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021), sebbene sia stata riscontrata una forte riduzione della produzione idroelettrica dovuta alla siccità (- 38,5%), compensata dall’aumento della produzione termoelettrica (+14,1%) e fotovoltaica (+10,8%).

Tensioni – prosegue il Centro Studi della Camera di commercio – che porteranno, nel 2023, ad uno scenario recessivo per l’industria (-1,8%) e ad una dinamica ancora positiva, ma con intensità molto più contenuta, sia nei servizi (-0,1%) che nelle costruzioni (+3,5%). Ulteriore frenata riguarderà i consumi e l’andamento del reddito procapite. In gran sofferenza, infine, il mercato del lavoro, il cui tasso di disoccupazione, sceso al 6,8% nel corso di quest’anno, dovrebbe attestarsi, nel 2023, al 7,1%.