Trattore sui campi (foto repertorio Shutterstock.com)
Foto repertorio Shutterstock.com

La presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Ferrara: “Operiamo in un sistema malato: il produttore non può fare il prezzo del proprio prodotto, mentre tutti gli altri anelli della catena che costituisce la filiera sgravano tutte le loro spese e alla fine il prodotto viene venduto a un prezzo cinque volte superiore rispetto a quello percepito dal produttore

Prezzi delle pere sotto i costi di produzione. Coltivare in perdita non è possibile, di questo passo perderemo anche la pericoltura, come è successo negli anni addietro con altre colture”.  Ad affermarlo è Elisabetta Moscheni, presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Ferrara, che prosegue: “I frutticoltori ferraresi sono in ginocchio, perché negli ultimi anni hanno dovuto affrontare terribili calamità che hanno di fatto azzerato il loro reddito: tra il 2019 ed il 2021 cimice asiatica, maculatura bruna, gelate primaverili, hanno decimato le produzioni, e gli aiuti che una parte di produttori (coloro che hanno avuto danni non inferiori al 30% della produzione lorda vendibile dell’intera azienda) ha ricevuto o andrà a ricevere, perché i tempi della burocrazia prevedono che tali aiuti arrivino dopo oltre due anni, solo in parte ristorano dei danni patiti. Quest’anno ai nuovi attacchi di cimice asiatica, e ai gravi danni arrecati dalla maculatura bruna del pero, si è aggiunta una cascola eccezionale di frutti che hanno ridotto drasticamente la produzione di pere di moltissime aziende ferraresi”.

Elisabetta Moscheni, presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Ferrara

La presidente dei frutticoltori ha poi esposto gli ultimi gravi problemi che si sono abbattuti sulle coltivazioni e i coltivatori: “E che dire poi della siccità in atto? L’assenza di piogge ha determinato la necessità di aumentare le irrigazioni di soccorso, difficili da attuare stante la scarsità di acqua, e costosissime stante gli elevatissimi costi raggiunti dal carburante agricolo, più che raddoppiato rispetto allo scorso anno”. Moscheni ha anche affrontato i problemi di speculazione che danneggiano, oltre ai consumatori, anche i coltivatori: “A fronte di una produzione ridimensionata, ci si aspetterebbe una remunerazione adeguata del prodotto, invece inspiegabilmente ciò non sta accadendo. Al contrario, quel prodotto che, nonostante tutte le problematiche che si sono dovute affrontare, si è riusciti a portare a termine, viene remunerato ad un prezzo ingiustificatamente basso. È accaduto con le pere di varietà Carmen, ed ora con la varietà Santa Maria. Operiamo in un sistema malato: il produttore non può fare il prezzo del proprio prodotto, mentre tutti gli altri anelli della catena che costituisce la filiera sgravano tutte le loro spese, dal lavaggio alla cernita del prodotto, dal confezionamento al costo dell’imballaggio e del trasporto; alla fine il prodotto viene proposto al consumatore ad un prezzo cinque volte superiore rispetto a quello percepito dal produttore. All’agricoltore viene offerto un prezzo che egli non può contrattare – sottolinea Elisabetta Moscheni – perché altrimenti egli sarà messo nelle condizioni di non poter vendere neppure un chilo del proprio prodotto. Ad alimentare tale distorsione è soprattutto il sistema del conferimento dei prodotti, che ha preso il posto delle normali contrattazioni in cui vengono stabiliti prezzi e condizioni. Da più di vent’anni è invalso l’uso di conferire senza sapere che sorte avrà il lavoro di un anno, fenomeno che ha contribuito a trascinare la frutticoltura in una crisi epocale e senza via d’uscita se non si stabiliranno nuove regole ed accordi egualitari nella filiera“.

Il problema sta appunto lì, nel passaggio dal produttore alla distribuzione, un gioco al ribasso che rischia di far chiudere le aziende, perché senza reddito non si può produrre, ed una volta che le aziende avranno chiuso i battenti, chi lavorerà per portare prodotti d’eccellenza sulle nostre tavole? È indispensabile rivedere la distribuzione del valore lungo la filiera – conclude la Presidente della Sezione Frutticola di Confagricoltura Ferrara – per garantire un reddito equo ai produttori, ed è altrettanto doveroso far conoscere all’opinione pubblica questa situazione”.