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Dopo due anni di Covid resta debole la dinamica delle nuove iscrizioni mentre le cancellazioni si avviano lentamente verso una normalizzazione

Sembra avviarsi verso una normalizzazione il bilancio tra iscrizioni e cessazioni delle imprese ferraresi. Dopo il forte rimbalzo post-pandemia del 2021, nel secondo trimestre di quest’anno il saldo tra aperture e chiusure si è attestato a 135 imprese come risultato della differenza tra 398 iscrizioni (il secondo peggior risultato del decennio) e 263 cessazioni (in progressiva ripresa dopo la frenata del 2020 e la “ripresina” del 2021). È quanto emerge in sintesi dall’analisi trimestrale Movimprese relativa al periodo aprile-giugno 2022, condotta dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara sui dati Infocamere del Registro delle Imprese.

Non crescono le iscrizioni, rimanendo ad un livello inferiore alla media registrata dal 2012, testimoniando un clima di fiducia peggiorato rispetto allo stesso trimestre 2021, se è vero che un punto di fiducia in più o in meno influenza la nascita di un’impresa su due. Il ritorno a una dinamica delle aperture più in linea con il periodo pre-pandemia risulta più marcato solo per alcune delle forme giuridiche assunte dalle nuove imprese. In particolare, tra aprile e giugno l’anagrafe della Camera di commercio di Ferrara ha fatto registrare un numero di aperture di società di capitale di poco inferiore al dato rilevato nello stesso periodo del 2019 (101 contro 109). In linea con una tendenza in atto da tempo, fanno invece segnare un passo indietro rispetto al 2019 le imprese individuali, la forma d’impresa più numerosa: 267 le aperture di nuove attività nel secondo trimestre di quest’anno, contro le 329 di tre anni fa (-62 unità). Restano nettamente sotto la media degli ultimi anni, le cancellazioni che, tra aprile e giugno, si sono attestate a 263 unità, più di un centinaio in meno del valore registrato nel secondo trimestre 2019 (365), ma in leggera ripresa al confronto con il dato dello scorso anno. Il bilancio tra aperture e chiusure, da sempre positivo nel secondo trimestre, risulta quest’anno inferiore per 24 unità rispetto allo stesso periodo del 2021, allontanandosi così dai migliori risultati dei secondi trimestri degli ultimi anni.

Da notare come al bilancio del trimestre abbia contribuito anche la componente artigiana, che ha chiuso il periodo con un saldo attivo di 49 imprese (155 le iscrizioni di nuove imprese contro 106 cessazioni), in stretta analogia con quanto verificatosi nel secondo trimestre 2021 (+48 unità). In termini percentuali, lo stock complessivo delle imprese (al netto delle cancellazioni d’ufficio) si è, dunque, accresciuto dello 0,39% (qualche decimale in meno rispetto al ritmo del 2021 che registrava un +0,46%) portando il totale delle registrate nella nostra provincia, al 30 giugno di quest’anno, a 33.395 realtà imprenditoriali. La consistenza finale risulta fortemente condizionata dalle cessazioni d‘ufficio avvenute nel corso del trimestre: a fronte di 263 chiusure di attività reali, 1.052 sono state invece le cessazioni amministrative, disposte dopo le verifiche previste dalla legge e l’interlocuzione con il Tribunale, che hanno riguardato circa 776 imprese individuali e 274 società di capitale; in termini settoriali invece 321 imprese delle costruzioni, 271 attività commerciali e 115 manifatturiere.

Le piccole e medie sono la spina dorsale del capitalismo familiare ferrarese, come dimostra l’esperienza degli ultimi 25 anni. A ragione possono definirsi la locomotiva del nostro sistema imprenditoriale, rappresentando un fattore di resilienza e ammodernamento continuo del sistema produttivo, grazie ad una elevata capacità ad investire nella duplice transizione green e digitale, rispetto alla quale il capitale umano rappresenta l’asset intangibile più importante”, ha detto il commissario straordinario della Camera di commercio, Paolo Govoni, che ha aggiunto: “Le nostre analisi sfatano, con l’evidenza dei numeri, diversi luoghi comuni sulla governance familiare delle imprese, che, quando accompagnata da una adeguata proiezione strategica e manageriale, rappresenta un modello di indubbio successo”.

Le forme giuridiche

In termini assoluti, in questo periodo quasi tutte le tipologie hanno contribuito alla formazione del saldo positivo, ma sono sempre le società di capitale insieme alle imprese individuali, con un’incidenza alle iscrizioni superiore al loro peso sul totale delle imprese registrate, ad essere determinanti sul risultato finale. Delle 135 imprese in più alla fine del trimestre, il 50% circa ha la forma dell’impresa individuale (+68 unità). Rispetto allo scorso anno, l’analisi della nati-mortalità delle imprese per forme giuridiche nel secondo trimestre 2022, rileva un rallentamento del tasso di crescita delle società di capitale: aumentando di 62 unità, il loro tasso trimestrale (+0,85%) risulta inferiore all’indicatore riferito allo stesso periodo del 2021 e del 2019. Anche le altre forme giuridiche registrano tassi di crescita in lieve calo, con l’unica eccezione del gruppo che comprende cooperative e consorzi che nel trimestre aprile e giugno del 2022 torna ad essere positivo.

Le dinamiche territoriali 

Saldi positivi tra iscrizioni e cessazioni si rilevano anche in ambito nazionale (+0,54%) e in quello regionale (+0,59%), con tassi di crescita in rallentamento, sempre superiori al dato ferrarese. Tra le province dell’Emilia-Romagna, solo Piacenza registra un indice di crescita leggermente più basso rispetto al dato ferrarese; in regione l’indicatore raggiunge il valore più elevato ancora una volta a Rimini (+1,23%). Nella graduatoria provinciale decrescente per tassi di crescita, Ferrara, con il suo +0,39%, si colloca al 71° posto della classifica nazionale.

Le dinamiche settoriali 

Si registrano saldi attivi anche in gran parte dei settori a partire dalle costruzioni (+58, di cui +55 nell’artigianato), seguite dall’agricoltura (+22) e dal commercio (+15). Stesso risultato ottengono poi le attività dei servizi di alloggio e ristorazione e quelle professionali, scientifiche e tecniche (+12). In termini percentuali e di macro-settori l’avanzamento più sensibile si registra nell’industria, intesa come manifattura ed edilizia, (+0,76%), seguita dal macro settore dei servizi a tipologia mista, vale a dire quei servizi rivolti ad imprese, privati, sociali o collettivi (+0,65%).

Tipologie di imprese 

Le imprese giovanili rappresentano quasi un terzo del totale delle iscrizioni e poco meno del 16% delle chiusure complessive, con un saldo trimestrale positivo (+81), in lieve aumento rispetto al secondo trimestre dello scorso anno (+78), ma ancora lontano dal dato pre-Covid (104). Il tasso di crescita relativa risulta comunque più elevato rispetto al complesso delle imprese (+3,61% al confronto con il +0,39% complessivo) e la loro consistenza rispetto al 31 marzo 2021 cresce, nonostante la possibile perdita dei requisiti “giovanili” da parte di realtà iscritte in precedenza.

Anche per le imprese femminili il saldo della movimentazione è positivo (+24 unità), in riduzione rispetto al dato dello stesso periodo del 2019 (+54) e dello scorso anno (+41): la loro quota sul totale delle imprese si assesta al 23,4%, sempre superiore a quanto rilevato in Emilia-Romagna e in Italia. Il risultato è stato determinato soprattutto dall’aumento delle chiusure, accompagnato da un numero di iscrizioni rimasto pressoché invariato.

Trend analoghi si rilevano per le imprese straniere: la differenza tra aperture e chiusure, sempre positiva (+81 unità), risulta più elevata sia al dato dello scorso anno (+78) che al saldo del 2019 (+47), con aumenti soprattutto tra le nuove iscrizioni. In crescita la loro incidenza sul totale, ogni 10 imprese registrate una non è gestita da italiani.