Camera di Commercio di Ferrara

Crescono le società di capitali (+2,62%), diminuiscono le imprese individuali (-1,1%) e le società di persone (-0,42%)

“Il miglioramento delle prospettive dell’economia viene confermato dai dati sulla creazione di nuove imprese ma non siamo ancora tornati ai valori precedenti alla pandemia”. Queste le parole di Paolo Govoni, commissario straordinario della Camera di commercio di Ferrara, a commento della rilevazione sulla natalità e mortalità delle imprese condotta dall’Osservatorio dell’economia dell’Ente di Largo Castello sui dati del Registro delle imprese. Il 2021 – sottolinea la Camera di commercio – si è chiuso con un ritrovato slancio delle attività imprenditoriali che, tra gennaio e dicembre, hanno fatto registrare 1.615 nuove iscrizioni (il 10% in più rispetto all’anno precedente). Dopo la frenata imposta nel 2020 dal lockdown e dalla fase acuta dell’emergenza Covid, il rimbalzo della natalità non ha però coinciso con un pieno recupero del dato pre-pandemia, mantenendo un gap di circa 65 aperture in meno rispetto al 2019 e di 420 in meno rispetto alla media del decennio ante-Covid.

Alla ripresa delle iscrizioni non ha fatto eco il ritorno a un fisiologico flusso di cancellazioni. Fin dall’inizio della pandemia, infatti, anche nel 2021 le sospensioni o le restrizioni all’esercizio di diverse tipologie di attività economiche hanno determinato un effetto “surplace” nelle chiusure di aziende. Le 1.595 cessazioni di attività rilevate tra gennaio e dicembre dello scorso anno costituiscono il valore più basso degli ultimi quindici anni, persino più contenuto di quello già record registrato nel 2020. Il saldo annuale è quindi positivo e pari a +20 unità, ma ancora influenzato dagli effetti della congiuntura sanitaria. In particolare, la perdurante tendenza alla contrazione del flusso delle cancellazioni suggerisce molta cautela nella valutazione degli scenari di medio termine dell’evoluzione della struttura imprenditoriale provinciale, che, in ogni caso, registra un tasso di crescita relativa (+0,06%) tra i più bassi a livello nazionale (+1,42%) e regionale (+0,76%). “Le nostre analisi – ha concluso Govoni – mostrano come l’andamento delle iscrizioni sia certamente correlato alle prospettive dell’economia ma anche determinato da andamenti settoriali diversificati e dalle politiche di aiuti pubblici”.

Crescono le società di capitali (+2,62%), diminuiscono le imprese individuali (-1,1%) e le società di persone (- 0,42%). Dal punto di vista dei settori, la più ampia riduzione registrata nel 2021 riguarda l’agricoltura, con un saldo negativo quasi dimezzato rispetto all’anno precedente (-97 contro il -168), seguita dal commercio (-71 contro il -112 del 2020). Diminuiscono, inoltre, le altre attività di servizi (-19) e la logistica (-16). Segnali positivi si rilevano tra i servizi orientati alle attività produttive e quelli misti, destinati a imprese o privati, e sociali o collettivi. In dettaglio, il comparto che cresce di più è quello delle costruzioni (+52 unità), trend che ha trascinato anche le attività immobiliari (+43). Segnali positivi provengono, inoltre, dal comparto noleggio, servizi supporto alle imprese (+30, in accelerazione rispetto al 2020), dall’ICT (+19), dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+18) e dalle attività finanziarie e assicurative (+16). Segnali di contenimento della crisi arrivano anche dall’artigianato, che chiude il proprio bilancio annuale con 30 unità in più, quando lo scorso anno la riduzione è stata di 59. Tra i settori artigiani, negli ultimi dodici mesi hanno fatto meglio le imprese delle costruzioni (+41), i servizi alle imprese (+14) e il settore dell’ICT (+11). In rosso rimangono le attività dei trasporti e magazzinaggio (-13) e i servizi alla persona (-14).

Aumentano anche le unità locali diverse dalle sedi (nel 2021 +147 unità-locali), raggiungendo il valore di 7.804: più della metà ha sede in provincia, ma questa tipologia è cresciuta meno delle altre (+0,7%) e se in termini assoluti sono quelle con sede in regione a registrare l’incremento più elevato, in termini relativi, la variazione percentuale maggiore è stata registrata da quelle con sede all’estero (+7,3%).

Giovani, donne e immigrati

Le imprese giovanili, pur rappresentando più di un quarto del totale delle iscrizioni (26,9%) e appena il 9,8% delle chiusure complessive, riducono la loro consistenza passando dalle 2.473 unità del 2020 alle attuali 2.462 (11 in meno, riduzione più contenuta rispetto allo scorso anno quando si è registrata una contrazione di -57 unità), a causa della perdita dei requisiti. Il saldo della movimentazione è infatti largamente positivo (+278 unità, in leggera crescita rispetto al 2020 quando si segnarono +273 unità). Per le imprese straniere, la differenza tra aperture e chiusure sempre positiva, risulta ancora in forte ripresa, segnando un +173 unità, quando nel 2020 il saldo era stato di +82, avvicinandoci ai record raggiunti nel biennio 2011-2012, quando l’ordine di grandezza si aggirava sulle duecento unità. Mentre crescono le nuove iscrizioni (378, 99 in più rispetto al 2020), le cancellazioni, rimangono pressoché stazionarie (205). Continua così a crescere lentamente la loro incidenza sul totale, ora ogni 100 imprese registrate 10 non sono gestite da italiani, quando a livello regionale il rapporto è di 13 e in Italia di 10,6. Per quanto riguarda l’imprenditoria femminile, l’andamento della movimentazione registra nel 2021 un saldo tra aperture e chiusure positivo (+46 unità, è stato -101 nel 2020). La quota di imprese femminili in provincia rimane elevata e in lieve crescita, con un valore pari al 23,2%, la quota è sempre superiore a quanto rilevato in Emilia-Romagna (20,9%) e in Italia (22,1%).