foto dal profilo Facebook di Cgil Ferrara

Oltre il 70% di adesione tra gli operai, oltre il 65% nell’agro-alimentare, buona adesione nei servizi pubblici, quasi 50% in settori del commercio e del trasporto fino a raggiungere il 100% in molti cantieri dell’edilizia

Uno sciopero giusto, necessario, che segna l’inizio del cambiamento”. Queste le parole con cui la CGIL di Ferrara commenta la giornata di sciopero di ieri, giovedì 16 dicembre, con un post nella propria pagina Facebook. Ieri da Ferrara in molti si sono recati a Milano e Roma per partecipare alle piazze nel giorno di sciopero generale e dar voce a chi oggi è inascoltato. 

Ieri la manifestazione nazionale portava il titolo “Insieme per la giustizia”. Lo sciopero generale era stato indetto da Cgil e Uil per protestare contro una manovra di bilancio che delude su fisco, pensioni, scuola, sanità, politiche industriali, contrasto alle delocalizzazioni, contrasto alla precarietà del lavoro, soprattutto dei giovani e delle donne, non autosufficienza.

Uno sciopero riuscito – affermano Zagatti e Zanirato – con adesioni a Ferrara di oltre il 70% tra gli operai, stesse percentuali nei settori del pulimento, oltre il 65% nell’agro-alimentare, buona adesione nei servizi pubblici, quasi 50% in settori del commercio e del trasporto fino a raggiungere il 100% in molti cantieri dell’edilizia. “Oggi si è resa visibile quella parte del paese, tanto ampia, che non trova nella attuali scelte politiche risposte alle proprie necessità”.

Da parte del Governo mancano risposte alla precarietà dei giovani e di larga parte del mondo del lavoro, serve cancellare in fretta tutte quelle forme contrattuali che tolgono dignità e prospettiva – afferma il sindacato sul social network –. Piazze che hanno denunciato l’inequità della revisione delle misure fiscali e la distanza che c’è tra il ‘Palazzo’ e la vita reale di milioni di giovani, lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate. Piazze che vogliono dal governo investimenti per politiche industriali che creino occupazione di qualità e non regalie alle imprese che poi indisturbate delocalizzano all’estero le loro produzioni. Piazze che non hanno ancora visto un impegno concreto sulla riforma delle pensioni, e che chiedono investimenti e assunzioni per sanità e sociale. Piazze che esigono trasformare il Paese superando le troppe disuguaglianze sociali e che non sono più disposte ad assistere al loro rafforzamento“.