Cia-Agricoltori Italiani Ferrara sottolinea le difficoltà degli allevatori di fronte all’aumento delle materie prime alimentari e chiede la convocazione di un “Tavolo carne” al Mipaaf

L’aumento delle materie prime per l’alimentazione animale, che nelle scorse settimane ha messo in crisi i produttori di latte che non riescono più a coprire i costi di produzione, sta avendo un forte impatto anche sugli allevatori di bovini da carne. Una situazione che preoccupa Cia-Agricoltori Italiani Ferrara perché i rialzi ormai costanti (parliamo di un + 50% per il mais e addirittura di +80% per la soia) rendono decisamente poco remunerativa la produzione di carne di qualità controllata, soprattutto per gli allevamenti che hanno contratti di filiera con le principali catene della Grande distribuzione. Per questo l’associazione sta sollecitando un intervento sia a livello regionale che nazionale perché venga convocato un “Tavolo carne” al Mipaaf, con l’obiettivo di discutere strategie di sostegno e crescita per il comparto, come si è fatto per il latte.

I soggetti della filiera della carne che si occupano di acquistare i prodotti dagli allevamenti, visti i forti aumenti delle materie prime alimentari ed energetiche, devono garantire agli allevatori un prezzo che copra almeno i costi di produzione – spiega Gianfranco Tomasoni, membro di giunta e allevatore di Portomaggiore –. Da un lato, infatti, siamo molto soddisfatti delle quotazioni dei principali prodotti che vengono usati per l’alimentazione animale, una boccata d’ossigeno per gli agricoltori che quest’anno hanno visto falcidiate dal gelo e dalle fitopatologie le principali colture ortofrutticole. Ma dall’altro questi rincari non possono e non devono danneggiare gli altri comparti agricoli perché altrimenti diventa una sorta di “guerra” interna al settore agricolo. In azienda alleviamo bovini da carne di razza “Scottona” e abbiamo stretto un accordo con un’importante catena di distribuzione italiana, che ci porta a produrre seguendo precisi disciplinari per garantire carne senza antibiotici e assolutamente sicura per il consumatore. Ma questo tipo di allevamento ha dei costi perché prevede un controllo strettissimo e se i prodotti per l’alimentazione continueranno ad aumentare, perderemo tutta la marginalità che ci serve per la gestione degli allevamenti. Un sistema di filiera della carne virtuoso e così attento alla qualità del prodotto – continua Tomasoni – deve essere preservato. Per questo come associazione chiederemo un tavolo, che potrebbe essere in primo luogo regionale, aperto a tutti gli allevatori di bovini da carne per chiedere uno sforzo da parte del Mipaaf perché si impegni a sostenere un settore che, come accade ai produttori di latte, ha subito un forte contraccolpo dall’aumento delle materie prime energetiche e alimentari. Poi vogliamo fare un appello condiviso alla GDO, che durante la pandemia è cresciuta di almeno il 3%, una cifra enorme soprattutto se paragonata alle ingenti perdite subite da alcuni settore del nostro agroalimentare. Chiediamo che riveda gli accordi di filiera e si impegni per un’operazione di “ridistribuzione” del valore e riconosca un prezzo maggiorato ai suoi principali fornitori diretti, quelli che gli assicurano ogni giorno carne buona e sana da proporre ai consumatori”.