Camera di Commercio di Ferrara

A trainare la ripartenza, industria (+18,3%), costruzioni (+12,3%), commercio (11,9%), artigianato (+10,6%) e le esportazioni sui mercati internazionali (26,8%). Per quanto invece riguarda il mercato del lavoro, invece, la sospensione del blocco dei licenziamenti inciderà sull’occupazione nel 2021 con il tasso di disoccupazione che potrebbe salire, avvicinandosi al 10%

Per Ferrara prevista, nel 2021, una crescita dell’economia del +5,7%. A trainare la ripartenza, il comparto industriale (+18,3%), le costruzioni (+12,3%) ed le esportazioni sui mercati internazionali (26,8%). Nei primi 8 mesi dell’anno, inoltre, calano le cessazioni d’impresa (- 15,2%) ed aumentano le nuove iscrizioni (+17%). Una boccata di ossigeno, dunque, dopo la brusca caduta del 2020 a causa degli effetti generati dalla pandemia.

Questi i principali dati diffusi nella giornata di ieri (20 settembre) dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio.

I dati – ha sottolineato Paolo Govoni, commissario straordinario della Camera di commercio – ci dicono che tante sono le imprese ferraresi che hanno resistito, a fatica, ma ci sono riuscite. Lo confermano le percentuali di aziende che, anche nel secondo trimestre di quest’anno, hanno registrato livelli produttivi e ordinativi in aumento, lo confermano i dati sull’export in netta ripresa e lo confermano i consumi energetici e il tasso di utilizzo degli impianti tornati, nella quasi totalità dei casi, ai livelli pre-Covid. Registriamo negli imprenditori tanta voglia e fiducia nelle proprie potenzialità per agganciare l’aumento della domanda che in molte zone del mondo è tornata trainante. Mi ha colpito – ha concluso Govoni – un dato nell’ultimo periodo, quello dell’andamento dei brevetti della nostra provincia che è aumentato rispetto ai mesi precedenti. Penso che questo sia un indicatore prezioso di quanto il nostro tessuto produttivo sia ancora vitale e generatore di modernità: altro che modelli datati, sono le imprese le principali interpreti del futuro”.

Scenari di previsione

Secondo gli “Scenari per le economie locali” di Prometeia di luglio, rispetto alla precedente edizione, l’entità della ripresa per il 2021 potrebbe essere leggermente più accelerata. La caduta del valore aggiunto per il 2020 si attesta sul -8,3%, decisamente superiore a quella del 2009. La prospettiva per il 2021 è di un recupero buono, superiore a quanto avverrà a livello nazionale. In termini reali nel 2021 il valore aggiunto provinciale dovrebbe comunque risultare di poco superiore ai livelli minimi toccati al culmine nel biennio 2013-2014, dopo la crisi nel 2009 e gli eventi sismici del 2012. Nel 2021, la ripresa sarà sostenuta, solo parziale nei servizi, decisamente più pronta nell’industria, ma saranno soprattutto le costruzioni a trarre ampio vantaggio dalle misure a favore della ristrutturazione edilizia e dai piani di investimento pubblico.Per il 2022 le attese sono sempre positive, ma più contenute.

Commercio internazionale

Gli indicatori del commercio estero, elaborati sulla base delle informazioni diffuse da Istat e riferiti al 30 giugno 2021, hanno evidenziato una crescita molto sostenuta e diffusa che ha portato le vendite ferraresi all’estero al valore di 1,2 miliardi di euro. Nel primo semestre 2021, le esportazioni ferraresi sono aumentate del 26,8%, il terzo miglior risultato della regione dopo Reggio Emilia e Modena. Anche le importazioni ferraresi risultano in aumento rispetto al primo semestre del 2020, ad un ritmo meno accelerato rispetto all’export (+12,1%). L’aumento tendenziale delle esportazioni di Ferrara nel primo semestre dell’anno vale circa 262 milioni in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma anche in recupero rispetto al 2019, si è diffusa praticamente in tutti i settori. Al confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, diminuisce solo l’export dei prodotti alimentari, voce anticiclica che raggiunge 90 paesi; tra le destinazioni in calo troviamo paesi come la Francia, la Svezia e soprattutto il Regno Unito (5,7 milioni in meno, pari al -69%, primo grande responsabile della contrazione del comparto. In dettaglio sono calati i prodotti da forno e farinacei e quelli della lavorazione di granaglie, amidi e prodotti amidacei. Nel Regno Unito è diminuito il valore dell‘export ferrarese anche di frutta e ortaggi di quasi 3 milioni di euro. Il settore dei macchinari, rappresentando quasi il 30% dell’export complessivo e con una variazione del 38,2%, è il comparto che più ha inciso sul risultato finale, seguito dalla chimica, passata al secondo posto per incidenza. Il terzo settore che ha maggiormente contribuito è rappresentato dai prodotti agricoli, cresciuti di oltre 25 milioni rispetto allo stesso trimestre del 2020 (+22%).
Una variazione ancor più accentuata riguarda l’automotive, ma il suo peso percentuale, si ferma al 5,2%, così da essere un po’ meno determinante. In termini percentuali l’aumento più elevato è stato raggiunto dai prodotti del trattamento dei rifiuti (+209%, quasi 22 milioni in più), con un’incidenza più che raddoppiata. L’analisi per destinazione delle esportazioni ferraresi conferma aumenti diffusi già rilevati nei primi tre mesi dell’anno, trend generalizzato anche tra le importazioni. L’Europa si rivela ancora una volta la destinazione e la provenienza principale, rappresentando più dei due terzi dell’export ferrarese totale (quota stabile attorno al 70%). La Germania, grazie alla forte ripresa dei prodotti dell’automotive e dei macchinari, torna ad essere il primo partner straniero per la struttura imprenditoriale ferrarese, quasi 226 milioni di euro con incremento di circa 43,5 milioni, pari al +23,9%). In termini assoluti l’aumento dell’export verso la Cina è stato di poco inferiore (+43,1 milioni, che portano le vendite ferraresi a quasi 61 milioni), ma ha corrisposto ad una variazione del +242%. Si tratta soprattutto di prodotti chimici, macchinari e prodotti del trattamento di rifiuti. Con oltre 31 milioni in più rispetto allo stesso semestre del 2020, il terzo contributo migliore all’export ferrarese proviene dalla Francia (+27,2%), secondo paese per incidenza sul totale. I vicini d’oltre Alpi, con quasi 147 milioni hanno così superato gli Stati Uniti, verso cui è stata esportata merce per oltre 138 milioni di euro, cifra che corrisponde comunque a più del doppio di quanto è stato esportato in Cina. L’unica variazione negativa importante da segnalare è quella che si registra per il Regno Unito (33,6 milioni, che corrispondono a 1,4 milioni di euro in meno) dove le imprese ferraresi stanno esportando merce per un valore inferiore a quanto invece vendono in Russia (42,2 milioni). Tra i consueti nuovi mercati osservati si registra poi un calo anche per il Sud Africa.

Mercato del lavoro

Le forze di lavoro, diminuite del -2,4% nel 2020, secondo le previsioni Prometeia, potrebbero recuperare 1,1 punto percentuale nel 2021, a causa della crescita della componente relativa alle persone in cerca di occupazione, mentre il numero di occupati potrebbe diminuire di ben 2 punti percentuali. Il tasso di attività, calcolato come quota sulla popolazione presente totale e arrivato al 46,5% nel 2020, dovrebbe proseguire la crescita. La sospensione del blocco dei licenziamenti inciderà quindi sull’occupazione nel 2021 e mentre il tasso di occupazione non riuscirà a mantenersi sugli stessi livelli dello scorso anno, il tasso di disoccupazione potrebbe salire, avvicinandosi al 10%. I segnali di una crisi meno accentuata provengono soprattutto dai dati riferiti al minor ricorso agli ammortizzatori sociali. Nei primi 7 mesi del 2021 sono oltre 6,2 milioni le ore richieste dalle imprese ferraresi, in netto calo rispetto allo stesso periodo del 2020 (-38%). La diminuzione si registra per tutte le tipologie. Le ore richieste per la cassa integrazione ordinaria rappresentano quasi i due terzi del monte ore complessivo; il settore delle industrie meccaniche ne concentra il 72%. La riduzione si è diffusa in tutti settori tranne che nell’industria alimentare, dove le ore richieste sono quasi raddoppiate. Anche per la deroga la diminuzione è a due cifre, dal momento che nei primi sette mesi del 2020 il ricorso a questa tipologia di interventi ammontava a quasi 2,4 milioni ore, mentre nello stesso periodo del 2021 sono state richieste poco più di 1,6 milioni di ore che si concentrano per il 97% nel commercio. La diminuzione relativa di ore per la straordinaria registrata a Ferrara è più accelerata, rispetto a quanto avviene in Emilia- Romagna e in Italia, con una variazione percentuale negativa, tre volte più veloce rispetto al dato nazionale. Il calo si registra sia per la riorganizzazione (dove sono coinvolte solo imprese del commercio mentre lo scorso anno lo erano anche le meccaniche), sia per solidarietà, componente che torna ad essere la prevalente rispetto all’altra, rappresentandone circa il 57% (aumentata di quasi 50mila).

Congiuntura settore manifatturiero

L’indagine congiunturale camerale tra le imprese manifatturiere fino a 500 addetti, registra una produzione che si attesta al +18,7% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, risultato «più alto» rispetto a quanto registrato a Bologna, Parma e Piacenza. Anche gli ordinativi sono in forte crescita, come del resto il fatturato, in particolare per quanto riguarda le imprese ferraresi che esportano. I mercati esteri per la manifattura ferrarese sembrano essere più reattivi del mercato interno comunque in espansione, così come avviene per le imprese dell’intera regione Emilia-Romagna. Gli indicatori per artigianato e piccole imprese accelerano la crescita, aumentando di circa 9 punti percentuali rispetto allo scorso trimestre, pur rimanendo ancora più contenuti rispetto alle imprese con più di 10 addetti, per le quali il rialzo vale circa 13 punti in più al confronto con i dati del primo trimestre 2021. L’attività è in ripresa in tutti i settori con andamenti diversificati. Anche l’agro-alimentare e il sistema moda, che nel primo trimestre 2021 avevano rilevato ancora contrazioni, registrano ora una ripresa. La voce «Altre industrie» ha raggiunto il risultato migliore (+29,9%); il comparto che comprende la chimica e la lavorazione dei minerali non metalliferi già alle fine del 2020 era l’unico settore ad essere tornato in campo positivo. Allo stesso tempo, l’industria dei metalli che lo scorso anno aveva registrato la caduta più pesante, dopo le industrie del tessile-abbigliamento, registra un buon recupero (+25,6%) che compensa la caduta del 2020. Il terzo miglior risultato proviene dal gruppo Meccanica – mezzi di trasporto. Allo stesso tempo aumenta il saldo tra le quote delle imprese che hanno rilevato un aumento e quelle che hanno riferito una riduzione della produzione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, risalito da +31 a +55 punti, grazie a una notevole caduta della quota delle imprese che hanno subito una diminuzione della produzione (appena il 9%) e a un quasi equivalente incremento della percentuale delle imprese che hanno aumentato la produzione (64%). Lo stato dei giudizi delle imprese appare ora decisamente migliore rispetto a quello sperimentato nel biennio 2019-2020. Il grado di utilizzo degli impianti prosegue la risalita iniziata nei mesi autunnali dello scorso anno e si attesta al 75%, un dato superiore al livello riferito allo stesso trimestre del 2019 (74,6%), seppure ancora inferiore rispetto al 77,6% della primavera del 2017 e più basso di due punti all’indicatore dell’Emilia-Romagna. Il periodo di produzione assicurato dal portafoglio ordini si ferma a 9,6 settimane, un valore che si colloca al di sopra di quelli registrati nel 2019, ma appena al di sotto dell’indicatore riferito ai primi tre mesi dell’anno. Le previsioni per i prossimi tre mesi sono orientate ancora verso l’ottimismo, ma la quota di chi prevede per il terzo trimestre 2021 un aumento delle principali variabili è in fase di ridimensionamento (passando, ad esempio per la produzione, dal 30% del primo trimestre 2021 all’attuale 22%), sempre comunque superiore all’incidenza di chi invece si aspetta un calo (17% e in crescita sempre per la produzione). Prevale comunque la componente (oltre la metà del campione) che intravede soprattutto stabilità. Le attese risultano più ottimistiche tra chi esporta.

Artigianato

Anche l’artigianato manifatturiero conferma la ripresa. La produzione accelera la crescita rispetto allo stesso trimestre del 2020 con un aumento che vale un +10,6%, non ancora sufficiente a recuperare il terreno perso nei tre anni precedenti, se si pensa che nel solo 2020, la variazione media del comparto è stata del -16,7%. Il fatturato del settore non sembra avere qualche spinta in più (+10,6%), nonostante risulti sempre più accelerata per le imprese che esportano (+17%). I giudizi delle imprese sull’andamento della produzione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente permettono di valutare la diffusione della tendenza in corso. La quota delle imprese che hanno rilevato un incremento è di 18 punti e sale oltre la metà del campione (55%) a discapito soprattutto dell’incidenza di chi ha registrato una diminuzione scesa al 17%; ne risulta che il saldo tra le quote è +38 punti. Una nota ancora positiva deriva anche dagli ordini cresciuti del +10,3%. A questo lento miglioramento del processo di acquisizione ordini ha contribuito soprattutto la componente estera, salita al +14,9% che ha permesso alla variabile delle vendite all’estero di registrare l’incremento più alto, rappresentando anche per il futuro le aspettative migliori. Nel secondo trimestre 2021 le settimane di produzione assicurata dalla consistenza del portafoglio ordini sono risultate 6,2 e le imprese hanno indicato un grado di utilizzo degli impianti al 70,4% (6 punti in più rispetto alla fine di marzo 2021), indicatori che per l’intera industria manifatturiera risultano più elevati.

Commercio

Il regredire della pandemia e il confronto tendenziale con il secondo trimestre 2020, pienamente interessato dal lockdown, hanno determinato una decisa inversione di tendenza delle vendite del commercio (+11,9%) nei mesi primaverili del 2021. Il recupero è stato solo parziale e non diffuso tra le diverse tipologie degli esercizi al dettaglio in sede fissa, per alcune delle quali è ancora difficile intravedere una risalita. L’ultimo trimestre che ha registrato una variazione positiva delle vendite risale ai primi tre mesi del 2015, poi il lungo periodo di contenimento della tendenza negativa è stato interrotto dal più ampio crollo delle vendite del 2020. Nonostante l’incertezza che comunque si registra ancora, gli effetti della pandemia hanno accentuato decisamente i processi di cambiamento che da anni caratterizzano il settore del commercio, con effetti immediati sui risultati economici. L’inversione in positivo della tendenza emerge chiaramente dai giudizi delle imprese. La quota delle imprese che rileva un andamento positivo delle vendite rispetto al trimestre precedente si alza dal 16% al 44%, mentre diminuisce la quota delle imprese che le ha stimate in calo, dal 60% cala al 25%. Stesso trend si rileva nel confronto a 12 mesi. Nonostante la stagionalità e il miglioramento della tendenza, le attese sono apparse orientate solo a un moderato aumento delle vendite nel corso del terzo trimestre. I timori di una ripresa della pandemia connessa alle varianti del virus hanno contenuto le attese per le vendite nel terzo trimestre dell’anno. Nel trimestre in esame la ripresa delle vendite non ha interessato tutte le tipologie del dettaglio, anzi è stato trainato dalla fine della dilazione dei consumi non alimentari indotta dalla pandemia. Le vendite dello specializzato alimentare hanno accusato un’ulteriore contrazione (-7,1%) in accelerazione rispetto ai cali registrati negli ultimi anni, sempre più contenuti (-0,4%). Invece il dettaglio specializzato non alimentare ha beneficiato di un deciso recupero delle vendite (+22,4%), frutto dell’alleggerimento delle misure sanitarie, del progresso della vaccinazione e del recupero del precedente frazionamento e posticipo dei consumi, che è risultato comunque parziale e non ha permesso il ritorno ai livelli dello stesso trimestre del 2019. Iper, super e grandi magazzini non hanno beneficiato della situazione, registrando una contrazione, seppur contenuta (-0,1%), non riuscendo a capitalizzare la lunga fase di aumento delle vendite ininterrotta da 6 trimestri, che ha condotto a una crescita dell’8,7% del 2020. Se da un lato il blocco degli spostamenti tra i comuni della provincia aveva favorito il commercio locale della medio-grande distribuzione e i negozi di vicinato, gli ipermercati sono risultati più in sofferenza, senza aver potuto contare su quella parte di clientela proveniente da altri comuni. Il cauto orientamento in senso positivo delle attese per le vendite nel terzo trimestre non è generalizzato, né omogeneo. Per il dettaglio specializzato alimentare il saldo dei giudizi è peggiorato, mentre le prospettive degli operatori dello specializzato non alimentare sono caute e orientate a un leggero miglioramento Al contrario, le aspettative della grande distribuzione si rafforzano decisamente.

Costruzioni

Il secondo trimestre del 2021 segna un vero recupero nel settore delle costruzioni, dopo il rallentamento registrato lo scorso trimestre. Nonostante la residua pressione della pandemia, la tendenza positiva si è decisamente rafforzata tanto da permettere un pieno recupero dei livelli dello stesso periodo del 2019. Tra aprile e giugno, gli stimoli a sostegno del settore costruzioni, la capacità imprenditoriale e l’arretramento della pandemia hanno reso possibile una decisa accelerazione della ripresa avviata nel precedente trimestre, tanto da realizzare un notevole incremento del volume d’affari a prezzi correnti (+12,3%) rispetto allo stesso periodo 2020, con un dato regionale inferiore di qualche decimale (+11,9%); allo stesso tempo anche l’aumento registrato dal comparto artigiano ferrarese è superiore, sfiorando il 15%, quando la variazione media dell’Emilia-Romagna è stata dell’11,6%. Nel trimestre primaverile, il saldo tra le quote delle imprese che rilevano un aumento e quelle che viceversa riportano una riduzione del volume d’affari rispetto trimestre precedente, è passato dal -12% al 61%. In particolare, si è allargata la quota delle imprese che hanno registrato un aumento del volume d’affari al confronto con lo stesso periodo del 2020, giunta al 53,0%. Ancora, la quota delle imprese che hanno accusato una riduzione del volume d’affari è ferma a poco più di un quarto del campione. Le previsioni per il prossimo trimestre sono orientate soprattutto alla stabilità, con circa i due terzi del campione che non prevede variazioni sul volume d’affari e per il livello di produzione. Incoraggiano però le percentuali relative a chi ne prevede un calo, in forte diminuzione e vicino ad essere annullate. Il risultato è frutto di un sistema imprenditoriale che registra, dopo molti mesi, una numerosità di imprese del settore in crescita (+0,5% ad agosto), a fronte di un limitato aumento delle iscrizioni, si registra un numero di cancellazioni più stabile e un saldo della movimentazione ancora negativo, ma in netto miglioramento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (-15 unità, contro le -25 del secondo trimestre del 2020). Anche le imprese artigiane del settore risultano in aumento (+0,8% a giugno 2021), sempre percentualmente inferiore a quanto avviene per le imprese straniere (+6%), per le quali crescono soprattutto le nuove registrazioni a fronte di un numero di chiusure che rimane più stabile: con 940 attive, rappresentano circa il 21% del settore.

Turismo

I dati di fonte regionale relativi al turismo relativi ai primi sette mesi del 2021, in una situazione ancora segnata dalla pandemia, fanno intravedere piccoli segnali di ripresa, come prevedibile più accentuata per la componente degli stranieri, praticamente assenti lo scorso anno. Complessivamente, in provincia il numero di pernottamenti è aumentato del 64% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: oltre 1,1 milioni di presenze per circa 220mila turisti che rappresentano una crescita del 49%. Mentre per la costa i numeri confermano una stagione positiva in pieno rilancio, nel comune capoluogo il trend appare più lento, con un numero di turisti stranieri che comunque fatica a riprendersi e non cresce per arrivi, ma solo come pernottamenti. Anche per gli altri comuni si rilevano variazioni positive, percentualmente più rilevanti per gli arrivi dall’estero. Per quanto riguarda la movimentazione negli esercizi alberghieri, i numeri registrano recuperi sia per turisti che per presenze, rimanendo comunque su valori circa la metà di quanto si rilevava nello steso periodo del 2019 (oltre 176mila turisti per quasi 385mila pernottamenti).

Imprese

Nei primi otto mesi del 2021 si segnala una diminuzione consistente delle cessazioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (1.136 unità, circa 200 in meno rispetto allo stesso periodo del 2020), contemporaneamente ad una ripresa delle iscrizioni (aumentate del 17%, ma rimaneste comunque al sotto del livello registrato nel 2019, con 1.134 unità). Il saldo della movimentazione risulta così meno pesante (-2 unità, contro il -370 del 2020) e fa rilevare al 31 agosto 30.932 imprese attive, 17 in meno rispetto alla stessa data del 2020 e una riduzione percentuale pari al -0,1%. I settori di attività economica che hanno maggiormente concorso a determinare la riduzione delle imprese attive ferraresi nei primi 8 mesi dell’anno sono l’agricoltura e il commercio, mentre hanno fornito un contributo alla tendenza negativa in misura molto contenuta alcune tipologie di servizi alla persona, le costruzioni, la logistica e le attività di alloggio e ristorazione. I segnali positivi giungono tutti dai settori legati ai servizi. In primo luogo, il maggiore aumento in termini assoluti lo ha registrato l’aggregato del noleggio e dei servizi di supporto alle imprese, seguito dalle attività immobiliari, dai servizi di informazione e comunicazione e dal settore della sanità e assistenza sociale. La distribuzione delle 7.744 unità locali registrate a fine giugno registra invece un aumento più consistente (circa 120 unità in più rispetto alla stessa data dello scorso anno, pari al +1,6%), con aumenti generalizzati tra le varie tipologie, più intensi per quelle unità che hanno sede fuori provincia. Da segnalare che alla fine del secondo trimestre 2021, il numero delle sedi attive era esattamente analogo al dato riferito all’anno precedente: 30.913, mentre le sedi registrate ammontavano a 34.379, per un totale di 42.123 localizzazioni registrate. Aumentano tutte le tipologie di sedi registrate, in particolar modo le imprese straniere. Per quanto riguarda la movimentazione nel 1° semestre 2021 risultano positivi tutti i saldi tra iscrizioni e cessazioni, con aperture in forte ripresa e chiusure in diminuzione, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In dettaglio crescono più velocemente le iscrizioni di imprese straniere, mentre rallentano più velocemente le cessazioni di imprese femminili. La struttura imprenditoriale ferrarese al 30 giugno 2021 dimostra come la presenza di imprese femminili a Ferrara (23,1%) si mantenga superiore alla media regionale (20,9%) e al dato nazionale (22,0%), con una lieve crescita della consistenza. La crescita è stata determinata dagli andamenti positivi rilevati in tutti i settori, ad eccezione che nel commercio e nel turismo, settori dove la presenza femminile è elevata. Il numero di iscrizioni nei primi sei mesi del 2021 è stato leggermente superiore rispetto all’anno precedente, mentre sono diminuite molto le cancellazioni, determinando così un saldo positivo. Aumentano le imprese giovanili, anche nei settori tradizionali come agricoltura e costruzioni nonostante diffusi cali tra il commercio e il turismo. Dal lato della movimentazione, aumentano le iscrizioni che continuano ad essere superiori alle cancellazioni, in contrazione, con un saldo sempre positivo e in miglioramento (+156 contro il +117 nel 2020, +151 nel 2019 e +139 nel 2018). Accelera rispetto lo scorso anno l’incremento delle imprese straniere, aumentate in tutti i settori; le variazioni più consistenti si rilevano nelle costruzioni e nel commercio; a fronte di cali nelle cancellazioni continuano a crescere le aperture, con un saldo positivo (+84, +10 nel 2020, +41 nel 2019 e +69 nel 2018). La consistenza delle attive aumenta di 169 di unità che corrispondono ad un +5,6%.

Credito

A giugno 2021 il valore complessivo dei prestiti concessi al confronto con il dato dello stesso periodo dell’anno precedente registra una crescita costante. Il trend è positivo per tutti i comparti economici del settore privato, differenziandosi solo per entità. Il comparto delle imprese, che rappresenta la quota più consistente, rileva anche l’incremento più elevato rispetto a quanto si registra per le famiglie consumatrici, che accelera di oltre un punto percentuale rispetto allo scorso trimestre. Il credito alle imprese di minor dimensione evidenzia una fase di rallentamento dell’incremento relativo che rimane più elevato per le famiglie produttrici. In contrazione solo i prestiti delle Amministrazioni pubbliche e delle società finanziarie e assicurative. Il confronto con la regione, mostra per Ferrara un andamento sempre migliore per imprese e più contenuto per le famiglie consumatrici. L’aumento dei prestiti coinvolge tutti i macrosettori, con il manifatturiero che rileva la variazione più elevata (12,1%), ma in lieve rallentamento. Allo stesso tempo i prestiti alle costruzioni, in crescita ormai da più di 5 trimestri, registrano sempre la velocità più ridotta. Anche l’andamento dei servizi risulta positivo, e migliore rispetto a quanto registrato dal settore in regione. L’erogazione per gli investimenti non finanziari per l’acquisto di macchine e attrezzature conferma nella media degli ultimi quattro trimestri disponibili la ripresa già rilevata alla fine del 2020. Al 30 giugno 2021, il tasso di deterioramento del credito per le imprese si attesta all’1,5% con un trend in lieve crescita nel settore manifatturiero che registra il tasso più elevato, mentre diminuisce l’indicatore per le costruzioni e risulta confermato il livello per i servizi. In lieve calo l’indice riferito alle piccole imprese. La crescita tendenziale dei depositi rimane su livelli elevati (+7,5% rispetto allo stesso periodo del 2020), con una velocità di incremento sempre maggiore per le imprese e rimanendo comunque ad un livello molto più basso al confronto con il dato medio dell’Emilia- Romagna. Più allineato al trend regionale invece l’aumento riferito alla componente delle famiglie. Nel secondo trimestre 2021 continuano a crescere i titoli a custodia, che comprendono fondi comuni d‘investimento effettivamente ancora in forte aumento e titoli di stato, ora in calo.

Protesti e fallimenti

Dopo la sospensione della moratoria, terminata lo scorso 31 gennaio, al temine dei primi sette mesi del 2021, gli aumenti sia per numero che per importo dei protesti si fanno consistenti. Si tratta di 544 titoli che corrispondono ad un aumento del +115%, per un valore di oltre 272mila euro. Tra le tipologie, spiccano le cambiali che rappresentato praticamente ormai l’unica tipologia di titolo di credito protestato, mentre stanno scomparendo le tratte e gli assegni bancari. Il valore medio per titolo si aggira intorno ai 500 euro, circa un terzo di quanto si registrava nel 2008, quando era pari a 1.400 euro, ma in crescita rispetto allo stesso periodo dello 2020. Risultano stazionarie le sentenze di fallimento, con andamenti diversificati tra settori economici: mentre per quanto riguarda costruzioni e commercio non si segnalano variazioni di rilievo, tra le imprese manifatturiere si registrano forti cali a cui corrispondono consistenti amenti tra le altre attività di servizi. Al contempo, tra gennaio e luglio 2021 si registrano 170 scioglimenti e liquidazioni volontarie, 63 in meno rispetto allo scorso anno (-27%). La diminuzione, registrata anche in ambito regionale, risulta in controtendenza con i dati nazionali per i quali spicca un deciso aumento pari al +63%. I settori dove si concentra il maggior numero di scioglimenti rimangono il commercio, le costruzioni, la manifattura e il turismo. Risultano in controtendenza, con valori in diminuzione, servizi e agricoltura.