Congiuntura negativa per l'industria ferrarese

Diminuisce la quota di aziende che sta mantenendo una quota significativa di collaboratori in smart working (28% in giugno contro il 42% di maggio)

L’Osservatorio di maggio di Confindustria Emilia (Bologna, Modena e Ferrara) sul tema delle conseguenze e delle risposte alla pandemia presenta una situazione sanitaria e di prevenzione aziendale in costante miglioramento e una situazione economica che sembra fare i primissimi passi verso la normalità, permanendo comunque in zona critica. L’indagine ha ricevuto risposte da 879 aziende associate che rappresentano quasi 58 mila dipendenti e oltre 22 miliardi di fatturato. L’86% delle aziende è manifatturiero e rappresenta il 95% dei dipendenti e quasi il 97% del fatturato.

Previsioni negative

Dal punto di vista economico, le prospettive di mercato sull’anno 2020 continuano a rimanere difficilissime, anche se progrediscono molto lentamente verso un sentiero meno negativo. Infatti, l’86% delle aziende prevede a maggio una riduzione del fatturato annuo rispetto al 91% di aprile e al 94% di marzo. A livello congiunturale, il 78% delle aziende denuncia a maggio un calo ordini importante a fronte dell’80% di aprile e del 70% di marzo. Conferme del permanere di una situazione critica con segnali di avvio verso condizioni di relativa maggiore normalità vengono dal ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria. Infatti, il 63% delle aziende ha ricorso in maggio alla CIGO contro il 79% di aprile e il 69% di marzo. Inoltre, un terzo delle aziende associate prevede di non effettuare la chiusura estiva, segnale al contempo di necessità rispetto a condizioni critiche per recuperare il target di volumi produttivi, ma anche della previsione di mercati in grado di recepire tali volumi.

Migliora la liquidità

Dal punto di vista della liquidità, il processo di richiesta delle moratorie bancarie sui rapporti in essere è prossimo alla conclusione. Infatti, solo il 4% delle aziende risulta a maggio ancora in attesa della risposta delle banche, contro l’11% di aprile e il 21% di marzo. Diminuisce la quota di aziende che sta mantenendo una quota significativa di collaboratori in smart working (28% in giugno contro il 42% di maggio), ma al contempo permane una quota di aziende non trascurabile del 13% che intende utilizzare lo strumento anche in luglio per oltre la metà dei collaboratori. Fenomeno dunque non esaurito nemmeno in prospettiva, ma che segnala un minor ricorso finalizzato a venire incontro alle necessità di gestione familiare: la quota di aziende che segnala collaboratori che non hanno scelto lo smart working sulla base di tale motivazione sale in maggio al 70% dal 59% di aprile.

Situazione epidemica

Nel frattempo, lo sviluppo epidemico ha subito un deciso miglioramento nel nostro territorio e nelle aziende in particolare: la quota di contagi registrati tra i dipendenti delle aziende associate è stata in maggio dello 0,2 x 1.000, contro l’1,7 x 1.000 di aprile e il 2,3 x 1.000 di marzo. Sul piano della sicurezza e salute sul luogo di lavoro, si rileva che aumentano ancora, se possibile, le percentuali di aziende che hanno dotato i propri dipendenti di dispositivi di protezione individuale e hanno provveduto all’informazione nonché alla sanificazione periodica degli ambienti, alla misurazione della temperatura, alle turnazioni specie in ambienti chiusi di ritrovo. Limitato al 9% delle aziende il ricorso ai test sierologici. I controlli sul rispetto delle prescrizioni del Protocollo del 24 aprile hanno riguardato il 13% delle aziende associate, in vari casi con accessi multipli di più soggetti ispettivi. Ciò nonostante, in quasi il 90% dei casi non è stata riscontrata alcuna irregolarità e solo nell’1% ne sono state riscontrate di gravi.