Nel 1973 Bacchelli fu candidato al premio Nobel
Nella foto Riccardo Bacchelli

Dopo 50 anni desecretate le carte degli archivi

Riccardo Bacchelli era tra gli autori candidati al Premio Nobel della Letteratura del 1973, poi vinto dallo scrittore australiano Patrick White. Come avviene all’inizio di ogni anno, l’Accademia Svedese ha desecretato le carte relative agli archivi di cinquant’anni fa. Insieme a lui, tra gli italiani in lizza quell’anno, comparivano anche Eugenio Montale (che poi otterrà il Nobel nel 1975) e Alberto Moravia.

Nei giorni scorsi, come da consuetudine, la prestigiosa Accademia ha infatti annunciato l’apertura dei documenti dell’epoca: come primo atto ha desecretato l’elenco delle proposte per il riconoscimento per il 1973. All’interno compaiono i nomi dei candidati e diverse informazioni sui proponenti. Tra i cento nomi in lista, come ha riportato l’agenzia Adnkronos, figurano diciannove prime nomination, compresi i futuri vincitori Vicente Aleixandre (1977) e Isaac Bashevis Singer (1978), così come Albert Cohen, Yaşar Kemal e Henry Miller.

Quanto agli italiani, tutti e tre da tempo all’attenzione dell’Accademia Svedese, il nome dello scrittore Riccardo Bacchelli, autore del romanzo epico “Il mulino del Po”, era stato suggerito dal linguista Giovanni Nencioni, presidente dell’Accademia della Crusca, e dal matematico Beniamino Segre, presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

“La notizia conferma quanto i nostri autori, e quelli legati al nostro territorio, siano un veicolo per raccontare e far conoscere la storia di Ferrara. Bacchelli l’ha fatta conoscere nel mondo, tanto da farla diventare un esempio per raccontare la grande storia collettiva a cavallo tra otto e novecento”, così il sindaco di Ferrara Alan Fabbri.

“Apprendere dopo cinquant’anni che lo scrittore fosse tra i cento in lista per il Nobel, insieme a Montale e Moravia, dovrebbe inorgoglire i ferraresi e onora ancora una volta la sua penna, tra le più significative del Novecento”, è il commento dell’assessore alla Cultura Marco Gulinelli.

Dal romanzo di Bacchelli – formato in realtà da una trilogia pubblicata tra il 1938 e il 1940: Dio ti salvi, La miseria viene in barca e Mondo vecchio sempre nuovo – fu poi tratto sia un film (di Lattuada, nel 1949) che un omonimo sceneggiato televisivo della Rai di grande successo nel 1963, nato dalla collaborazione dello scrittore bolognese con il regista Sandro Bolchi. Racconta una corposa saga familiare ambientata nel Ferrarese, che va dal 1812, con la campagna napoleonica di Russia, al 1918 con la conclusione della Prima guerra mondiale. Al centro del romanzo c’è appunto un mulino, costruito su un terreno in riva al fiume dal capostipite della famiglia Scacerni ed ereditato di generazione in generazione dai discendenti mugnai. Alla storia principale si innestano e sovrappongono le storie e le vite di moltissimi personaggi di contorno, che raccontano un secolo di storia italiana ed europea visto dalla prospettiva dei contadini del Po ferrarese. Le pagine sono arricchite da numerosi vocaboli ferraresi e dalla scelta di nomi, soprannomi e toponomastiche tipicamente estensi.

Riccardo Bacchelli è stato primogenito di cinque fratelli ed è nato da una famiglia borghese bolognese a cavallo fra ‘800 e ‘900. Suo padre, politico e amministratore della città di Bologna, è stato tra i fondatori dell’Ospedale Rizzoli e amico di Carducci, oltre che deputato del Regno d’Italia. Studente brillante, anche se non si laureò mai (la laurea honoris causa gli fu conferita nel 1940), Riccardo Bacchelli ha vissuto tra Firenze, Roma e Milano, pur mantenendo un legame forte con la sua terra, l’Emilia-Romagna e ancor più il Ferrarese, tanto da ambientarvi due dei suoi romanzi più riusciti: “Il Diavolo al Pontelungo” (1927) e “Il Mulino del Po”. Negli ultimi anni di vita, cieco e malato, versa in condizioni economiche precarie. Si sollecita la creazione di un fondo statale per gli intellettuali caduti in povertà: la “legge Bacchelli” nasce a questo scopo nell’estate del 1985. Lo scrittore non fa però in tempo a usufruirne; muore a Monza, ultranovantenne, nell’ottobre dello stesso anno.