Al Meis di Ferrara una mostra sull'ebraismo in Italia nel XX secolo
La Shoah vissuta e disegnata da una dodicenne Helga Weissová un'artista ceca sopravvissuta all'Olocausto

La mostra allestita al Meis di Ferrara è il racconto dalla storia, dall’arte e dalla vita quotidiana della popolazione ebraica in Italia

Cercare di illustrare il XX secolo visto dalla storia non è impresa facile soprattutto attraverso una mostra. A maggior ragione raccontare l’arte e la vita quotidiana degli ebrei italiani durante le leggi razziali del 1938 e la Shoah rende l’obbiettivo ancora più arduo e complesso.

I risultati sono visibili dal 29 marzo al 6 ottobre al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah-Meis di Ferrara nella rassegna «Ebrei nel Novecento italiano: cittadini come noi», a cura di Mario Toscano e Vittorio Bo con allestimenti di Antonio Ravalli e che prosegue il calendario di rassegne lunghe del Meis ideate con il fine di analizzare la bimillenaria storia ebraica che nel caso attuale tocca ambiti quali l’acquisizione della cittadinanza italiana di alcune migliaia di persone, seguita dalla perdita di ogni diritto e identità nel periodo della dittatura nazi-fascista e infine dalla riacquisizione dei diritti per questa minoranza fortemente radicata e integrata in Italia.

Tutto ciò si declina dal punto di vista espositivo in un percorso realizzato su due piani paralleli: un ampio tavolo centrale denso di oggetti, fotografie e opere d’arte di Rudolph Levy ed Emanuele Luzzati e testimonianze filmate che «dialoga» con lavori e documenti esposti alle pareti e nelle sale attigue del museo, con materiali suddivisi in sette sezioni, ossia «I risultati dell’integrazione 1900-22», «Dalla fine della libertà alla vigilia delle leggi razziali 1922-37», «La persecuzione degli ebrei 1938-43», «La persecuzione degli ebrei 1943-45», «Liberazione, Repubblica Costituzione 1945-48», «Una democrazia in cammino: dalla promulgazione della Costituzione all’applicazione dell’articolo 8 1948-87», «Identità, memoria e rappresentazione 1988-2000».

«Illustrare attraverso la mostra la complessa storia dell’ebraismo italiano nel XX secolo, spiegano i curatori Bo e Toscano (in una intervista rilasciata al Giornale dell’Arte), ha richiesto un lavoro di sintesi non indifferente e allo stesso tempo un’accurata attenzione alla ricchezza e alla drammaticità di molti momenti cruciali per la storia d’Italia: il criterio guida del racconto è rappresentato dalle trasformazioni dei contenuti del concetto di cittadinanza nei passaggi tra regime liberale, dittatura fascista e repubblica democratica (come riporta il Giornale dell’Arte). Il ’900 è stato infatti un secolo di profonde trasformazioni economiche e sociali della popolazione ebraica della penisola, innescate da processi generali di modernizzazione, ma anche dagli effetti distorsivi indotti dalle misure persecutorie con l’espulsione dalla vita sociale e dai processi produttivi e con le pesantissime interdizioni nel settore professionale e scolastico. Ciò determinò un impoverimento, anche demografico, della popolazione ebraica, con le emigrazioni, le conversioni, le deportazioni».