Transizione verde e digitale, occupazione di qualità, attrattività, donne e giovani generazioni, sostegno ai territori più fragili e alle aree periferiche

Una visione condivisa per il futuro dell’Emilia-Romagna. Un programma unitario degli obiettivi da raggiungere attraverso l’azione coordinata di investimento delle risorse europee e nazionali stanziate per la ricostruzione post pandemia. Per un rilancio e uno sviluppo sostenibile dell’Emilia-Romagna, tenendo insieme le esigenze di breve periodo con le trasformazioni strutturali di lungo termine, per rafforzare le reti socialiricucire le distanze territorialirafforzare la competitività del sistema economico-produttivo e l’attrattività della regione.

È il Documento Strategico Regionale (DSR) per la programmazione unitaria delle politiche europee di sviluppo 2021-2027 (il nuovo settennato di definizione dei fondi europei, scaduto il precedente), redatto dalla Giunta regionale e approvato oggi dall’Assemblea legislativa.

Dopo un ampio confronto nelle Commissioni assembleari e in Aula, e con le parti sociali nel Patto per il Lavoro e per il Clima, Il DSR dà gambe a molte delle scelte contenute nel Patto stesso, delineando la cornice strategica nella quale indirizzare l’insieme dei fondi europei e nazionali 2021-2027 su cui potrà contare l’Emilia-Romagna.

Dopo il DSR, per quanto attiene in particolare ricerca e innovazione, l’Assemblea legislativa esamina sempre oggi un secondo importante documento di programmazione definito dalla Giunta: la Strategia regionale di specializzazione intelligente (S3). Anch’esso intreccia le grandi sfide europee e per i prossimi sette anni vede l’Emilia-Romagna investire su Big dataIntelligenza artificialetrasformazione ecologica, idrogeno verdespace economy, automotive, salute, culturaagroalimentare, manifattura efiliere innovative, ediliziaturismo nonché la trasformazione digitale della Pubblica amministrazione.

Si tratta di documenti decisivi per il futuro del nostro territorio – ha affermato nel suo intervento in Aula il presidente della Regione, Stefano Bonaccini sui quali abbiamo voluto un confronto vero e responsabile. Importante è stato il contributo della maggioranza e della minoranza. Ora siamo pronti al confronto con il Governo in merito alle risorse straordinarie del PNNR, forti della condivisione con le parti sociali, il sistema istituzionale e il territorio che abbiamo avuto nell’ambito del Patto per il Lavoro e per il Clima e della discussione in Assemblea legislativa. L’Emilia-Romagna è in cima alla classifica nazionale rispetto al pieno utilizzo dei fondi europei, per stato di avanzamento dei programmi e velocità di spesa. Anche per questo abbiamo l’urgenza di sostenere la ripresa con i nuovi fondi. Lo potremo fare anche grazie ad una dotazione di risorse senza precedenti: l’accordo di riparto tra Regioni vede l’Emilia-Romagna avanzare in modo considerevole. Solo per la parte Fesr e FSE+, come noto, parliamo di programmi da quasi 2 miliardi e 50 milioni di euro, oltre il 60% in più delle risorse del precedente settennato. Anche l’Accordo sul biennio 2021-22 del Piano di sviluppo rurale potrà contare su 408,8 milioni di euro, il 35% in più rispetto alla programmazione precedente”.

Adesso la sfida è tradurre rapidamente in un’opera di rilancio diffuso e per tutti la visione delineata in questi due importanti documenti. Che si tratti di progetti di impresa o di infrastrutture di ricerca, di formazione e politiche per l’impiego per giovani e donne, l’Emilia-Romagna conferma e amplia le potenzialità per competere con le regioni più innovative a livello globale. È un’occasione storica per il nostro Paese, che l’Emilia-Romagna vuole cogliere a pieno, mettendosi in prima linea nella transizione ecologica e nella trasformazione digitale, così come nel contrasto alle diseguaglianze e agli squilibri territoriali. Qualità della vita, eccellenze formative, capacità produttiva, giustizia sociale sono elementi identitari della nostra comunità: vogliamo tenerli insieme nell’era della complessità – ha chiuso Bonacciniper costruire un presente e un futuro diversi in termini di opportunità, tutele, emancipazione, innovazione”.

Entrambi i documenti – la cui redazione ha visto il coordinamento del sottosegretario alla Presidenza della Giunta, Davide Baruffi – tengono conto dell’impatto della pandemia che ha acuito anche in Emilia-Romagna le diseguaglianze sociali, di genere, generazionali, tra settori economici e tra territori e ha generato nuovi bisogni e nuove sfide. Con il Patto per il Lavoro e per il Clima, la Regione ha condiviso con il sistema territoriale il nuovo progetto di rilancio e sviluppo volto a generare lavoro di qualità, accompagnando l’Emilia-Romagna nella transizione ecologica e digitale. Un progetto che assume come riferimento decisivo l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’Onu, fondato sulla sostenibilità, nelle sue tre componenti inscindibili, quella ambientale, sociale ed economica.

I fondi europei

Alle risorse 2021-2027 della Politica di coesione (fondi Fesr e Fse+), con una dotazione in crescita rispetto al settennio precedente, pari a 42 miliardi di euro per l’Italia, di cui 9 per le Regioni che più hanno dimostrato capacità di spesa e programmazione, si aggiungono il pacchetto straordinario di risorse di Next Generation Eu, con una dotazione di 235 miliardi per il periodo 2021-26 del Piano nazionale ripresa e resilienza (tra Recovery fund, React-EU e Fondo per gli investimenti complementari) e le risorse della politica agricola comune (Feasr) del biennio 2021-22, pari a oltre 10 miliardi di euro, di cui circa 3 miliardi per lo sviluppo rurale. Inoltre, si può contare sulla programmazione complementare a livello nazionale del Fondo sviluppo e coesione, con una dotazione di 50 miliardi.

Strategia regionale di specializzazione intelligente (S3)

La nuova programmazione, presentata dall’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Colla, ha l’obiettivo di realizzare nuovi investimenti in stimati in 5 miliardi di euro, finanziati sia con risorse pubbliche, europee, statali e regionali per circa 2,7 miliardi, che private con un co-finanziamento di 2,3 miliardi.

Un percorso che poggia su un ampio e strutturato ecosistema della ricerca e dell’innovazione, che fa perno su soggetti pubblici, a partire dalle università, e privati di ricerca e imprese in grado di cooperare e creare non solo attività di ricerca e innovazione, ma anche nuove infrastrutture, nuove reti e piena partecipazione alle opportunità nazionali ed europee, con una rinnovata capacità di attrazione di iniziative di ricerca e di talenti di livello internazionale.