La maxitela di circa 36 metri quadrati di Giuseppe Avanzi attendeva da diversi decenni l’intervento necessario per i danneggiamenti avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale

Torna all’originaria bellezza L’apparizione della Beata Vergine e San Pietro ai compagni di San Brunone, una maxitela di circa 36 metri quadrati dipinta nel 1695 da Giuseppe Avanzi, opera di valore straordinario proveniente dalla chiesa di San Cristoforo alla Certosa di Ferrara e ferma nei laboratori di restauro dalla fine degli anni Settanta.

Ora i lavori di ripristino del grande dipinto a olio sono in corso di realizzazione con il contributo della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Ferrara.

E altre due distinte convenzioni tra la Regione Emilia-Romagna e i Comuni di Faenza (Ra) e Parma sono state recentemente siglate per realizzare importanti interventi di restauro, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale presente sul territorio.

Il finanziamento regionale complessivo per gli interventi di Ferrara, Faenza e Parma ammonta a 170 mila euro.

Il complesso degli interventi è stato presentato nei giorni scorsi dall’assessore regionale alla Cultura e Paesaggio, Mauro Felicori durante una conferenza stampa che si è svolta nel laboratorio di restauro “Ottorino Nonfarmale” di San Lazzaro di Savena (Bo), dove si trova il dipinto a olio ferrarese dalle eccezionali misure di 9,30 metri di lunghezza e 4,25 di altezza. Presenti all’incontro anche Marco Gulinelli, assessore alla Cultura, Musei, Monumenti Storici e Civiltà Ferrarese, Unesco del Comune di Ferrara, Giovanni Giannelli, il restauratore del dipinto e Monica Miari della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.

Questi restauri si configurano come ‘progetti speciali a carattere d’urgenza’, e sono stati decisi a seguito delle verifiche effettuate dai funzionari regionali specialisti in beni culturali, di concerto con le soprintendenze competenti – ha spiegato l’assessore Felicori –. Sostenere e dare impulso alla conservazione del nostro immenso patrimonio artistico significa conservarlo al meglio per tramandare questa conoscenza alle future generazioni“.

L’opera di Ferrara, considerata un segmento di valore straordinario della scuola ferrarese del Seicento, proviene dalla chiesa di San Cristoforo alla Certosa, di proprietà del Comune dal 1813, uno dei più interessanti esempi di architettura rinascimentale, dotata di un apparato decorativo certosino tra i meglio conservati in Italia nonché uno dei più completi ancora in loco.

Tra il 2004 e il 2007, all’indomani del totale recupero architettonico della chiesa, il Comune, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, ha intrapreso una complessa campagna di inventariazione, studio, restauro e ricollocazione delle opere d’arte contenute. 

L’intervento, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna con un contributo complessivo di 60 mila euro, interessa una delle due tele del presbiterio realizzate da Giuseppe Avanzi, non comprese da quella campagna per la complessità delle operazioni richieste dall’esteso degrado conservativo.

D’intesa con il Comune di Ferrara e la Regione Emilia-Romagna, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara sosterrà il progetto di completamento del restauro e di ricollocazione delle tele di Giuseppe Avanzi nel presbiterio di San Cristoforo alla Certosa con un ulteriore contributo di 118 mila euro, proveniente dai fondi della programmazione straordinaria dei Lavori Pubblici – Ministero della Cultura – 2022-2024.