A seguito della decisione di aumentare i rifiuti da bruciare la società afferma che tale incremento riguarderà rifiuti non ulteriormente riciclabili e avrà alcuni benefici

A seguito delle proteste e delle discussioni emerse negli ultimi giorni dopo l’autorizzazione che permette al termovalorizzatore di HERA, sito in via Diana, di bruciare più rifiuti, passando da 130.000 t a 142.000 t per anno, Herambiente – tramite un comunicato – afferma che “come attestato anche dalle Autorità deputate ai controlli dal punto di vista ambientale, un incremento del quantitativo di rifiuti trattabili dal termovalorizzatore di Ferrara non peggiorerà la qualità dell’aria della città“. 

La società afferma poi che tale incremento riguarderà rifiuti non ulteriormente riciclabili e avrà tre principali benefici:

  • consentirà all’impianto di lavorare al regime per cui è stato progettato e quindi ne eleverà l’efficienza; 
  • aumenterà la capacità del termovalorizzatore di produrre elettricità e calore, energia che altrimenti sarebbe ottenuta da fonti fossili. Più precisamente, l’apporto delle 12.000 tonnellate aggiuntive contribuirà a produrre ulteriori 25.000 MWh di calore e 2.630 MWh di elettricità che alimenteranno le reti elettriche e il teleriscaldamento della città; 
  • infine, consentirà di sottrarre annualmente 12.000 tonnellate al conferimento in discarica, senza alcun impatto sulle filiere del riciclo dato che i rifiuti trattati dal WTE sono già al netto di tutto quanto passibile di recupero di materia. Si noti che l’opzione discarica è internazionalmente riconosciuta come peggiorativa rispetto al trattamento termico perché non valorizza la componente energetica presente nei rifiuti, a fronte di un impatto ambientale non inferiore a quello derivante dalla termovalorizzazione. A questo proposito si ricorda che, nei propri territori, il Gruppo Hera ha già ridotto al 3,4% il ricorso alla discarica per il conferimento dei rifiuti urbani, ben al di sotto sia della media italiana (23%, dato 2018), sia dell’obiettivo che l’Unione Europea pone al 2035 e che è pari al 10%.

Infine Herambiente sottolinea che “dal 2008, data di entrata in esercizio dell’impianto, ad oggi tutte le numerose campagne di monitoraggio effettuate hanno dimostrato l’assenza di impatti significativi dell’impianto sul territorio circostante“.