Le richieste della Rete Giustizia Climatica Ferrara: ora ricorso straordinario e revisione dell’AIA. Chiesto uno studio di fattibilità per la ripubblicizzazione del servizio raccolta rifiuti

La Rete Giustizia Climatica di Ferrara, che lo scorso venerdì 21 maggio è scesa in piazza con la manifestazione “Ci siamo rotti i polmoni!”, vuole esprimere tutto il proprio dissenso nei confronti della decisione di ARPAE (Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell ́Emilia-Romagna), determinata a seguito della Conferenza dei Servizi, di autorizzare la modifica sostanziale dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) del termovalorizzatore di HERA, sito in via Diana. “Esprimiamo la nostra forte contrarietà rispetto al parere positivo dato in quella sede dal Comune di Ferrara“. Tale modifica consente infatti all’impianto di bruciare più rifiuti, che passeranno da 130.000 t/anno a 142.000 t/anno, e saranno rifiuti più pericolosi perché saranno prevalentemente rifiuti speciali, e a preoccupare la Rete Giustizia Climatica sono soprattutto i fanghi di depurazione e similari.

E’ stata infatti derubricata a semplice raccomandazione la precedente prescrizione che vincolava il conferimento di rifiuti speciali, spiegano dalla Rete Giustizia Climatica di Ferrara: “Il conferimento di rifiuti speciali non pericolosi dovrà avvenire in via complementare e minoritaria, nel pieno e vincolante rispetto del principio di prossimità, fino al limite massimo complessivo già autorizzato”.

Come se non bastasse – continuano dalle Rete -, in una città come Ferrara, già record negativo per polveri sottili, tra le peggiori d’Europa per qualità dell’aria, anche i controlli delle emissioni dell’impianto di HERA subiranno una riduzione sostanziale.
Il progetto, sulla carta, sostiene di diminuire l’impatto ambientale, perchè bruciando più rifiuti al massimo della potenza dell’impianto si dovrebbe ridurre l’emissione di CO2 equivalente in atmosfera, così come il quantitativo di micropolveri, da 500 kg/anno attuali a 450 kg/anno. Queste osservazioni tengono conto, però, solo di due indici, ossia il consumo di CO2 equivalente e l’emissione di micropolveri (PM10 e PM 2.5), ma non considerano le altre concentrazioni di inquinanti, prime tra tutte le pericolose nanopolveri.
Sconforta constatare che non solo il termovalorizzatore di HERA fu triplicato ben oltre le esigenze della provincia di Ferrara, che produce meno di 50.000 t/anno di rifiuti indifferenziati a fronte del fabbisogno di 142.000 t/anno che il nuovo impianto richiede, ma che gli accordi intrapresi 15 anni fa, per limitarne la produzione e non peggiorare ulteriormente la qualità dell’aria, non sono stati di fatto rispettati e da anni subiamo gradualmente l’aumento dei conferimenti, a danno della nostra salute.

Totale mancanza di trasparenza

La Rete Giustizia Climatica ferrarese lamenta inoltre la mancanza di trasparenza sulle decisioni prese dall’Amministrazione comunale: “Siamo delusi dal fatto che, nonostante l’importante Progetto Air Break coinvolga la Rete Giustizia Climatica Ferrara da tempo e si siano instaurati rapporti collaborativi col Comune, siamo venuti a conoscenza di questo procedimento amministrativo soltanto ‘a giochi fatti’, quando era già stata assunta la decisione che implementerà, di fatto, il bruciatore. E’ successo di nuovo, hanno deciso senza dire nulla all’esterno. Mentre si cerca un dialogo e si coinvolgono cittadini e associazioni in progetti di partecipazione su tematiche ambientali, nel silenzio totale vengono prese, in altre sedi, decisioni che peggiorano la condizione ambientale della città e della sua aria. Dimenticando che i cittadini sono portatori di interesse e che vanno coinvolti“.

Ora ricorso straordinario e revisione dell’AIA

La Rete si dice soddisfatta di sapere che è stato presentato ricorso straordinario al Capo dello Stato avverso la decisione di ARPAE, ma “è doveroso ricordare che la trasparenza e la collaborazione instaurata imponevano al Comune di coinvolgerci prima, per poter partecipare attivamente al procedimento, studiare la questione ed opporci presentando le nostre osservazioni quando era possibile ed utile farlo“.

Ben si poteva obiettare negativamente alla proposta di modifica – continuano -, considerando che l’impianto era soggetto a misure più rigorose di quelle ottenibili con le BAT (Best Available Techniques), al fine di assicurare sull’area il rispetto delle norme di qualità ambientale, ex art. 29-septies del TUA (Testo Unico Ambientale).
Nel caso il ricorso non vada a buon fine ricordiamo che in presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio dell’autorizzazione, il sindaco, quando lo ritenga necessario nell’interesse della salute pubblica, può chiedere all’autorità competente di riesaminare l’autorizzazione, ex. art. 29-quater TUA, con proprio motivato provvedimento, corredato dalla relativa documentazione istruttoria e da puntuali proposte di modifica dell’autorizzazione.

Siamo ben consci che, per decenni, la politica è stata supina rispetto alle richieste di HERA e che gli interessi economici della società, troppe volte, hanno prevalso sugli interessi dei ferraresi“.

Subito studio di fattibilità sulla ripubblicizzazione del servizio raccolta rifiuti

Le associazioni di tutela ambientale ferrarese, infine, propongono soluzioni al problema. “L’unico modo per sdoganare questo sistema, che pregiudica la nostra salute e la qualità dell’ambiente, è puntare sulla ripubblicizzazione del servizio, affinché la gestione dei rifiuti torni ad essere un interesse pubblico e non un mercato in cui massimizzare il business economico di pochi. In questo modo diventerebbe più difficile anche per HERA sostenere la termovalorizzazione di rifiuti nel caso in cui la maggior parte di essi non provengano dalla nostra provincia. Chiediamo la ripubblicizzazione perchè è giusto farlo nell’interesse dei cittadini e perchè potrebbe finalmente porre un freno alla straripante onnipotenza del monopolista, della quale è palese dimostrazione quest’ultima vicenda“.

Non possiamo sottacere i gravi rilievi di ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) nei confronti di Hera Ambiente ed Atersir (Delibera Anac n. 626 del.7 giugno 2017) in merito a scarsa trasparenza nella gestione degli appalti e del regime di prorogatio nella gestione dei rifiuti“.

I termovalorizzatori pretendono enormi quantitativi di rifiuti da bruciare per poter raggiungere apprezzabili livelli di produzione. Mentre i cittadini ferraresi si impegnano a garantire che l’85% dei rifiuti sia differenziato, sconforta sapere che a causa dei bruciatori, oltre il 50% di plastica sia destinato a combustione.

Per garantire una reale transizione ecologica verso sistemi di gestione meno impattanti chiediamo con urgenza uno studio di fattibilità, per analizzare i modi, i tempi e i costi della ripubblicizzazione del servizio rifiuti“, conclude la Rete Giustizia Climatica Ferrara.
Ancora oggi ci troviamo a ripetere che nella scala gerarchica della gestione del rifiuto, il recupero di energia mediante termovalorizzazione è la seconda tecnica di gestione più impattante, dopo il conferimento in discarica e risulta ad esso strettamente legato, poiché il 30% della quantità di rifiuti combusti è comunque destinato allo smaltimento in discarica, dopo costosi trattamenti.

Per valorizzare l’impegno dei ferraresi profuso nella raccolta differenziata, per rispondere alle richieste delle associazioni ambientaliste a tutela della qualità dell’aria e della salute, occorre da subito agire per realizzare raccolta differenziata spinta, vuoto a rendere, riutilizzo e realizzare circolarità che garantiscano la produzione di rifiuto zero.

Siamo stanchi di essere asserviti agli interessi di HERA, non potete continuare a farci ammalare a norma di legge“.