In zona Pontegradella un’azienda biosostenibile e circolare di 12 ettari, con 6 ettari coltivati a bambù, da utilizzare per l’alimentazione, per il legno, ma soprattutto per catturare le Co2 e porre le basi di un futuro sostenibile

Un polmone verde alle porte della città che comprende una innovativa piantagione con diverse varietà di bambù, un frutteto con ciliegie, pesche, albicocche, la coltivazione di grani antichi, arnie per la produzione di miele, un orto con 600 verdure bio, alcune centinaia di polli e anatre libere, una piantagione spontanea di camomilla selvatica. Si chiama ‘Kida organic forest’, come il nome della principessa di Atlantide, l’azienda dell’imprenditore ed ex manager Paolo Bruschi in zona Pontegradella, che nella giornata di ieri è stata al centro della visita del sindaco Alan Fabbri e dell’assessore all’Ambiente Alessandro Balboni.

Bruschi, un passato da manager per aziende e realtà come, tra le altre, Arci, Fininvest, Omnitel, Poste italiane (di cui è stato vicedirettore generale) è da qualche tempo approdato a questo nuovo progetto: “Un’azienda biosostenibile e circolare con 12 ettari di terra e l’obiettivo di portare 180mila piante di bambù in città“, per i germogli (commestibili), per il legno e, soprattutto, per l’aria e l’ambiente, perché “ogni ettaro di piantagione di bambù è in grado di catturare ogni anno fino a 17 tonnellate di anidride carbonica, generando il 35% di ossigeno in più di un bosco“.
Il tutto: “Senza l’ausilio della chimica” e con una prospettiva “da 80 a 120 anni di vita“. Insomma: “Un generatore continuo di ossigeno capace di purificare l’aria, in tutte le stagioni, da lasciare in eredità ai nostri figli“.
Quanto al bambuseto, “attualmente abbiamo piantato 5.200 piante della varietà ‘moso’, in pochi anni raggiungeranno i 15metri circa d’altezza. In altri due ettari l’imprenditore sperimenterà anche – tra i primi in Italia – la varietà ‘Madake’, fortemente caratterizzata per la qualità del suo legno. E già alcune piante di ‘Dulcis’ sono a dimora: “Si tratta – spiega – di una varietà nota per la qualità e la grande produzione di germogli“.
Inoltre – ha annunciato l’imprenditore – faremo anche sei isole espositive di altri sei tipi di bambù (rosso, blu, giallo e nero): in tutto avremo così nove qualità diverse di bambù a dimora già ai primi di giugno“.

E proprio sul tema del bambù, con Bruschi collabora un altro ferrarese. Si chiama Davide Vitali e da sei anni lavora in questo ambito: “Le potenzialità del bambù sono straordinarie, anche per quanto riguarda le filiere industriali: dalle nanofibre all’impiego strutturale, anche per la costruzione di edifici“.

Quello che sta realizzando Paolo Bruschi è un progetto fortemente innovativo e che fa da apripista rispetto a temi fondamentali per il futuro. La sua non è solo una visione aziendale e un’operazione imprenditoriale ma è anche un’opera di forte sensibilizzazione sui temi dell’ambiente e della sostenibilità“, ha detto il sindaco Fabbri.
“In un contesto di transizione climatica – ha sottolineato Balboni – questo polmone verde alle porte della città ha, e avrà sempre più, risvolti positivi per la qualità dell’aria e per il contrasto alle isole di calore”.
Sta a noi restituire qualcosa di quello che abbiamo avuto in eredità – conclude Bruschi –. Coniugare un’attivitá economica con una ambientale è una prospettiva di sviluppo economico e un lascito per la comunità e per il futuro“.