I produttori chiedono alla Ministra Bellanova misure di sostegno

L’emergenza coronavirus sta mettendo in ginocchio il settore florovivaistico, che in Italia conta 24mila aziende con un fatturato di 2,5 miliardi, pari al 5% dell’intera produzione agricola nazionale. Cia – Agricoltori Italiani Ferrara lancia l’allarme per la situazione dei produttori sul territorio che saranno presto costretti a mandare al macero migliaia di piante fiorite e fiori, perché lo stop arriva in un periodo in cui si genera il 60-65% del fatturato. A spiegare in dettaglio la situazione Michele Boarini, produttore ferrarese di Cia Ferrara, che dal suo impianto di 15.000 mq a Voghiera produce ed esporta fiori e piante ornamentali in vaso.

La situazione è tragica – spiega Boarini – soprattutto per i produttori di fiori e piante ornamentali, perché anche se il settore florovivaistico fa parte delle attività agricole consentite, di fatto noi abbiamo perso tutti i canali distributivi, visto che i fiori non sono considerati un bene “essenziale”. Gli sbocchi commerciali abituali sono la Grande Distribuzione che in questo periodo non ha rifornito i reparti dove vende fiori e piante per fare spazio ai generi alimentari; i garden center e i negozi al dettaglio che sono chiusi da qualche settimana e i mercati esteri anch’essi bloccati. In generale non c’è, giustamente, mobilità delle persone – continua Boarini – ed è completamente precluso anche il canale delle cerimonie che in aprile e maggio è uno sbocco commerciale importantissimo e il turismo, perché in questo periodo le località balneari iniziano ad abbellire il verde pubblico, stabilimenti balneari e strutture di ricezione. Per quello che riguarda la mia azienda, ma credo che la situazione sia identica ovunque, sarò costretto a distruggere migliaia di piante fiorite già pronte per la distribuzione che rimarranno invendute, anche per fare posto a nuove produzioni, sperando che la situazione migliori velocemente e i canali distributivi riaprano. Questa crisi si ripercuoterà su tutta la filiera, penso ad esempio a chi fornisce le materie prime necessarie alla produzione, perché se le aziende non otterranno liquidità immediata non riusciranno a pagare i fornitori. E per ottenere credito serve presentare tanta documentazione e molte banche sono in difficoltà a gestire l’emergenza, quindi non si tratta di un percorso veloce come sarebbe necessario in questo momento. Il risultato è che molte aziende non ce la faranno e saranno costrette a chiudere, trascinando l’intera filiera nel baratro”.

Cia-Agricoltori Italiani, insieme all’associazione Florovivaisti Italiani ha già fatto una forte pressione sulla ministra Bellanova per l’istituzione di un fondo specifico per rispondere alla crisi del mercato e al mancato reddito. Per sostenere il comparto, oltre ad una specifica campagna nazionale per rilanciare i consumi, hanno chiesto inoltre anche una moratoria su mutui, finanziamenti e pagamenti, la cassa integrazione per lavoratori in deroga alle regole attuali, il rinvio del pagamento dei contributi previdenziali e delle imposte, il sostegno al reddito per i soci produttori delle cooperative. La ministra Bellanova si è detta disponibile intanto al ripristino dell’apertura dei punti vendita delle aziende florovivaistiche, anche se manca ancora la comunicazione ufficiale e comunque si tratta di un provvedimento che non può colmare la grave perdita di reddito delle aziende più grandi e strutturate che esportano all’estero i loro prodotti.