Per gli spostamenti non è più consentito il “rientro al domicilio”

Nella terza versione del modello di autocertificazione, valida dal 23 marzo 2020, per gli spostamenti non è più consentito il “rientro al domicilio”, mentre compare l’assoluta urgenza per trasferimenti in comune diverso.

Nel nuovo modello viene confermato che l’operatore di Polizia controfirmi l’autodichiarazione, attestando che questa viene resa in sua presenza e previa identificazione del soggetto dichiarante, (così da evitare che il cittadino alleghi una fotocopia del proprio documento d’identità).

Il Dpcm del 22 Marzo, abolisce la voce dove si assicurava il rientro nel luogo di domicilio, abitazione o residenza. Nella struttura delineata dal provvedimento del 22 marzo, infatti tale rientro risulta consentito unicamente nel caso in cui lo spostamento all’esterno risulti connesso a motivi legittimi: comprovate esigenze lavorative, esigenze di assoluta urgenza, motivi di salute.

Permangono tutte le informazioni già richieste nella versione del 17 marzo, a cui si aggiunge il dovere di indicare:

  • l’indirizzo da cui è iniziato lo spostamento,
  • l’indirizzo di destinazione.

Alle tre esigenze già contemplate nei precedenti provvedimenti:

  • comprovate esigenze lavorative
  • motivi di salute:
  • situazione di necessità, rispetto alla quale è stato precisato “per spostamenti all’interno dello stesso comune”,

è stata aggiunta:

  • l’assoluta urgenza per trasferimenti in comune diverso.

 

Nella Circolare del Viminale viene precisato che è compreso nello spostamento per comprovate esigenze lavorative il tragitto, anche pendolare, effettuato dal lavoratore dal proprio luogo di residenza, dimora e abitazione al luogo di lavoro.

Inoltre, è stato specificato che rientrano nelle esigenze di assoluta urgenza, anche le ipotesi in cui l’interessato si stia recando presso grandi infrastrutture del sistema dei trasporti (quali aeroporti, porti e stazioni ferroviarie) per trasferire propri congiunti alla propria abitazione.