Il 19,8% dei cittadini preferisce la locazione

La città di Ferrara è il primo comune della provincia per numero di case in affitto (19,8%) seguita da Migliaro (2° posto e 17,5%) e Tresigallo (3° e 16,1%). È quanto emerge da un’analisi di Solo Affitti, franchising immobiliare specializzato in Italia nella locazione con 340 agenzie (40 in Spagna), che ha tracciato una mappa dei comuni dove si vive di più in affitto. In coda alla graduatoria Goro (ultimo con il 6,4%), Ro (penultimo con il 9,8%) e Vigarano Mainarda (terzultimo con il 10,1%).

 

Primo nella regione è il comune di Galeata in provincia di Forlì-Cesena, dove quasi una famiglia su tre alloggia in un immobile affittato (1° posto e 30,3%), circa il doppio della media nazionale (17,9%). Fra i primi dieci comuni dell’Emilia Romagna con la percentuale più alta di famiglie in affitto, i capoluoghi di provincia la fanno da padroni: Bologna è seconda con il 29,7%, Modena e Piacenza terze a pari merito con il 26,4%, e Parma quinta con il 25,5%. Largamente diffusi gli affitti nei comuni di quest’ultima provincia, soprattutto a Fornovo di Taro (5° posto ex-aequo con Parma), Fidenza (6° posto e 24,7%) e Colorno (10° posto e 23,8%). Nella graduatoria regionale spiccano anche i comuni bolognesi di Bazzano (4° posto e 25,8%) e di Casalecchio di Reno (9° posto e 23,9%), oltre ai due comuni piacentini di Castel San Giovanni (7° posto e 24,6%) e di Fiorenzuola d’Arda (8° posto e 24,1%).

 

“In Italia fino ad oggi – commenta Silvia Spronelli, presidente di Solo Affitti – a livello normativo si è pensato soprattutto ai proprietari d’immobili e molto meno a chi va in affitto. Sarebbe necessaria una politica organica sulle locazioni prevedendo un piano di agevolazioni fiscali che coinvolga gli studenti, le giovani coppie, le famiglie in difficoltà ma anche gli stessi locatori come avviene in tanti altri Paesi europei. Del resto, anche da noi sta cambiando la visione culturale dell’affitto: non è più una soluzione transitoria. In Italia abbiamo visto piuttosto ridursi nel tempo quel poco di agevolazioni che esistevano. Con la tassazione fissa al 21% della cedolare secca – prosegue Spronelli – certamente si è avviato un percorso virtuoso. L’ulteriore riduzione dal 21 al 10% della cedolare secca quando si applica il canone concordato ha dato un’accelerazione. Nelle due grandi città italiane dove è più alta la quota di persone in affitto, il canone concordato, però, non può essere applicato perché i prezzi non vengono aggiornati. A Milano sono fermi da 16 anni e Napoli da 12. Basterebbe che le amministrazioni comunali convocassero le parti. Questo significa che il proprietario paga il doppio di tasse e l’inquilino non può beneficiare di un canone calmierato e detrazioni fiscali, nel caso in cui l’immobile diventi la sua residenza principale”.

 

In Emilia Romagna le province con più famiglie in affitto sono quelle di Bologna (1° posto con il 22,7%), Parma (2° e 21,1%) e Piacenza (3° e  20,5%). Nella media regionale Modena (4° con il 19,8%), Reggio Emilia (5° e 18%) e Forlì-Cesena (6° e 17,8%). Poco utilizzati i contratti d’affitto in provincia di Rimini (7° e 16,9%), Ferrara (8° e 16,2%), e Ravenna (9° con 15,9%).

 

Fra le regioni italiane dove si ricorre molto all’affitto, l’Emilia Romagna occupa il 6° posto (con il 19,5%) in una graduatoria dominata da Campania (1°posto e 24,4%), Valle d’Aosta (2° e 22,5%), Liguria (3° e 22,2%) e Piemonte (4° e 22,1%). Percentuali molto basse di persone che utilizzano la locazione in Molise (ultimo con il 10,9%), Basilicata (penultima con l’11,9%) e Sardegna (terzultima con il 12,5%).