Forma di comunicazione sempre più diffusa

Tutte le forme di pubblicità – anche se possono esistere esenzioni – sono tenute a pagare l’imposta comunale. Con il proliferare dei vari “mezzi” – dalle locandine ai copri giornali – è d’attualità il tema degli adempimenti.  Quella dei copri giornali, in particolare dei copri quotidiani, è una forma pubblicitaria, molto diffusa per esempio in Austria, che sta prendendo piede anche da noi.  E non ci sono dubbi: come fanno sapere gli uffici preposti per le sue caratteristiche è assoggettata alla Icp, imposta comunale sulla pubblicità (la normativa è legata in generale al decreto legislativo del 15 novembre 1993, n° 507). Anche le informazioni sul sito di Ravenna Entrate, preso a riferimento per la materia, sono chiare: “sono considerate pubblicità tutte le forme di comunicazione visive o acustiche, in luoghi pubblici o aperti al pubblico”. E l’imposta “si determina in base alla superficie della minima figura piana geometrica in cui è circoscritto il mezzo pubblicitario. Sono esenti le superfici inferiori ai 300 centimetri quadrati. Le superfici inferiori al metro quadrato vengono arrotondate per eccesso al metro quadrato, mentre le frazioni oltre il metro quadrato vengono arrotondate per eccesso al mezzo metro quadrato”.  Ma chi è tenuto materialmente a pagare? In via principale, “colui che dispone a qualsiasi titolo del mezzo attraverso il quale il messaggio pubblicitario viene diffuso. E’ solidalmente obbligato al pagamento dell’imposta colui che produce o vende la merce o fornisce i servizi oggetto della pubblicità”. E’ un passaggio importante questo: potrebbe capitare che in caso di mancato pagamento altri, come gli esercenti, siano chiamati comunque a sborsare denaro.  Tra le attività degli esattori c’è anche quella legata ai controlli, che prevedono anche costanti verifiche nei locali pubblici, una delle “mete” principali dei messaggi pubblicitari.