25 maggio 2011 - Politica

Blitz dei referendari

La protesta: “Siamo indignati vogliamo votare. Nucleare: mettiamoci una croce”

Uno striscione lungo circa sei metri è stato appeso alla balconata del Castello Estense sul lato di fronte alla camera di Commercio. Inequivocabile la scritta: “Siamo indignati vogliamo votare. Nucleare: mettiamoci una croce”.
Autori della dimostrazione sono stati alcuni esponenti dei comitati referendari per l’acqua pubblica e contro il nucleare, con la presenza della coordinatrice provinciale contro l’atomo, Maria Teresa Pistocchi.
Una dimostrazione che è proseguita nella sala del Consiglio provinciale mentre era in corso la seduta dell’assemblea presieduta da Leonardo Trombini. Anche qui, bandiere e manifesti.
Motivo della protesta il voto di fiducia alla Camera dei deputati per l’approvazione del decreto Omnibus del governo, “col quale – spiega il capogruppo Prc Stefano Calderoni - si tenta di scippare all’ultimo minuto il diritto costituzionale al voto dei cittadini sul quesito referendario contro il nucleare. Berlusconi – prosegue – ha paura del quorum e del risultato negativo per lui che con ogni probabilità uscirebbe dalle urne”.
Chiesta dal capogruppo Pd, Sergio Guglielmini, è seguita una breve interruzione dei lavori affinché i dimostranti fossero ascoltati dalla commissione dei capigruppo. Incontro al quale ha preso parte anche la presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, la quale ha ribadito la disponibilità all’ascolto dei problemi da parte della Provincia e il pieno appoggio del Consiglio affinché sia tutelato il diritto dei cittadini di esprimersi.
Un problema su cui pende ancora il giudizio della Corte Costituzionale e su cui nella stessa seduta è stato presentato e votato un odg a firma dei consiglieri Sergio Guglielmini e Simone Mori (Pd), Stefano Calderoni (Rc) e Alessandro Rorato (IdV). Ciò che viene contestato è proprio il decreto Omnibus il quale, con il voto di fiducia imposto dal governo, “scippa – recita il testo – il popolo italiano di decidere democraticamente sul quesito referendario relativo al nucleare del 12 e 13 giugno”. Il trucco posto in rilievo sarebbe una moratoria solo temporanea dell’atomo in attesa che passi l’effetto emotivo di Fukushima.
Dopo la presentazione del documento le minoranze in aula si sono ridotte alla presenza dei consiglieri Luciano Tancini (PdL) e del capogruppo di Per Noi, Davide Verri. Il primo, per dire che il proprio gruppo non avrebbe partecipato alla discussione e al voto di un documento con termini pesanti come l’uso del verbo “scippare”, riferito al governo nei confronti dei cittadini. Il secondo, invece, pur riconoscendo il comportamento non lineare dell’esecutivo, ha tuttavia richiamato il problema di cosa fare oggettivamente sul nucleare e anche sulle altre fonti energetiche.
Dubbi ed indecisioni che pendono anche a livello locale sulla mancata approvazione da anni di un piano provinciale: “Quante centrali a biomasse sul territorio a fronte delle ormai numerose richieste? Devono continuare i Comuni a gestire questa materia? Qual è il fabbisogno energetico provinciale? Queste sono state alcune domande poste da Verri sul tema, annunciando il proprio voto di astensione sull’ordine del giorno.
Documento, alla fine, che ha incassato 16 voti a favore, zero contrari e zero astenuti.

In precedenza il Consiglio ha approvato all’unanimità (22 sì) la delibera presentata dall’assessore Patrizia Bianchini, relativa al Piano delle attività estrattive per i prossimi venti anni.
Punti salienti del nuovo piano, innanzitutto il fatto che diventa contemporaneamente il Piano anche per venti Comuni. Un dato rilevato con favore durante il dibattito anche dal consigliere Alan Fabbri (Lega Nord), che è anche sindaco di Bondeno e da Cristiano Di Martino (PdL): una positiva collaborazione istituzionale tra enti e uffici delle diverse amministrazioni.
Cinque i nuovi poli estrattivi contenuti nel piano oltre agli otto di quello precedente. Un dato che significa nuove estrazioni (quattro poli di argilla e uno di sabbia) per circa 19 milioni di metri cubi , di cui però sei milioni è il residuo del Piae precedente.
Dalla Regione, ha ricordato l’assessore, solo l’osservazione di un attento monitoraggio, che nella sostanza avverrà ogni cinque anni e in taluni casi anche annualmente.
“Un lavoro apprezzabile e un piano articolato in modo idoneo e rispettoso dell’ambiente”, è stato il giudizio del PdL Antonio Fortini. Stessa musica al positivo anche negli intereventi di Fabbri (Lega Nord) e di Mario Castelluzzo (Pd): “Un piano che prevede anche la fase successiva all’attività di estrazione; un buon esempio di governo del territorio”.

Ben più contrastata, invece, la delibera presentata dal vicepresidente, Massimiliano Fiorillo. “Edilizia residenziale pubblica. Convenzione tra Provincia, Comune di Massafiscaglia” ne è il titolo. In pratica il provvedimento ha riguardato il rinnovo della convenzione tra i tre enti per la gestione di sei appartamenti ricavati anni fa dall’ex caserma dei carabinieri e oggi desinati a persone anziane o con disabilità stabili, che necessitano di alloggi, come sono questi, dotati di attrezzature e accorgimenti tipici delle case protette.
Un’operazione finanziata con fondi del Programma regionale di edilizia residenziale pubblica 1999-2000 e ora gli alloggi sono gestiti da Acer. L’80% dei canoni di affitto sono introitati dalla Provincia e il 20% va a costituire un fondo comunale per la manutenzione delle parti comuni.
La nuova convenzione avrà valore fino al 31 dicembre 2014.
Non ha convinto il PdL Luciano Tancini l’entità dei canoni pagati dagli inquilini: da 230 a 280 euro per appartamenti che vanno da poco oltre i 30 fino ai 50 metri quadrati. “Avevamo chiesto in commissioni dati per comparare alcuni elementi e parametri con realtà analoghe, ma l’assessore si è presentato in assemblea a mani vuote. Per questo chiedo il ritiro momentaneo della delibera per poter far luce sulle informazioni chieste”.
Perplessità anche per il Pd Pier Luigi Guerrini: abbiamo bisogno di più informazioni. Stesso registro anche per il capogruppo PdL Ugo Taddeo: è un canone di mercato o agevolato? Quale grado di invalidità occorre per l’accesso? E qual è il reddito?
Il capogruppo Pd Sergio Guglielmini ha provato a fare un po’ di ordine: i canoni non sono campati in aria, ma il risultato di calcoli in base a parametri legati all’età, al reddito e all’invalidità. Canoni, poi, non superiori al valore di mercato del Comune nel quale si trovano gli alloggi. E questo spiega anche la difficoltà del raffronto con altre realtà.
Per Davide Verri (Per Noi), però, rimane legittima la richiesta di rinvio della delibera, anche perché il rinnovo della convenzione avviene con un anno di ritardo rispetto alla scadenza naturale. La replica del vicepresidente Massimiliano Fiorillo.
La delibera non ha per oggetto la ridefinizione dei canoni ma il rinnovo della convenzione.
Per la gestione dei sei alloggi i canoni sono in realtà inferiori rispetto a quelli applicabili in base alla delibera regionale 2356 del 2000. Il valore degli alloggi nel 2004 (anno nel quale furono stabiliti i canoni) variava da 76 mila a 113mila (per l’alloggio più grande). I canoni concordati dovevano essere definiti nell’ambito del 4,5% del valore iniziale di intervento, che è stato di 511mila euro complessivi. L’applicazione di tale parametro avrebbe comportato canoni da 427 a 285 (per l’alloggio di minori dimensioni). Come si vede gli importi tuttora praticati sono sensibilmente inferiori a questi valori.
Nella votazione, la proposta di ritiro della delibera è stata respinta per 13 contrari a 12 favorevoli. Successivamente la delibera è stata approvata con 15 sì e nove contrari.

In avvio di seduta la presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, ha presentato un paio di delibere sul regolamento per la disciplina dell’accesso e pubblicità degli atti amministrativi e sull’acquisizione da parte dell’amministrazione del Castello Estense di porzioni di infrastrutture già realizzate e non ancora trasferite.
In particolare, quest’ultima concerne un trasferimento del sottopasso carrabile e un tratto stradale ad Ostellato e altri tratti viari a Migliarino e Massafiscaglia.
Un trasferimento da Fer, Comune di Ostellato e dal demanio nazionale, del valore complessivo di 499mila euro e di esclusiva rilevanza fiscale, il che significa che non è uscito un euro dalle casse provinciali. Le stesse spese per gli atti di cessione sono state interamente sostenute da Fer.
Un provvedimento arrivato certamente in ritardo, ha convenuto nella replica la presidente, rispetto alla data di realizzazione delle opere che risalgono ai primi anni 2000. Ma questo è dipeso – è stata la motivazione – principalmente dalle molteplici modifiche degli assetti societari che hanno contrassegnato l’attuale Fer e che hanno rallentato l’iter procedurale.
La delibera è stata approvata all’unanimità con 26 voti favorevoli.

Infine, l’assessore al Bilancio, Davide Nardini, ha presentato la delibera di variazione al bilancio 2011 per far fronte alle spese per l’emergenza umanitaria dai paesi del Nord Africa. Un aggiustamento di 50mila euro, con la precisazione che comunque le spese per la gestione delle strutture di accoglienza saranno a totale carico dell’agenzia regionale di Protezione civile.
Anche in questo caso il consenso alla delibera è stato unanime con 22 voti a favore.

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