Occupazione giovanile: la normalizzazione del precariato

Ferrara – Sono stati presentati ieri in Camera di Commercio i risultati del piano per l’occupazione giovanile 2012, alla presenza della presidente della Provincia Marcella Zappaterra, del presidente della CCIAA di Ferrara Carlo Alberto Roncarati e dei dirigenti delle associazioni di categoria.

A Ferrara la situazione occupazionale è statica: nel 2011 il tasso di disoccupazione era dell'8,2%, con una diminuzione di occupati del 2,3% fra persone in età compresa tra i 30 e i 44 anni. I dati forniti lo scorso aprile raccontavano che la maggior parte delle persone in cerca di lavoro si colloca nella stessa fascia di età, che raccoglie il 46% dei disoccupati (circa 2.400 persone). I giovani sotto i 30 anni costituiscono il 29% dei cerca lavoro, mentre oltre i 45 anni di età si concentra il 25% dei disoccupati.

La Provincia ha precisato anche che a Ferrara nel 2011 sono state avviate al lavoro 45.000 persone, uno terzo delle quali tra i 15 e i 29 anni: solo il 5% dei contratti sono stati a tempo indeterminato e solo il 6% di apprendistato, mentre la stragrande maggioranza è stata delle più svariate tipologie a tempo determinato.

Dov'è il problema? Se è vero che la crisi e la congiuntura negativa hanno un peso importante sulle scelte delle aziende a causa della contrazione dei consumi, forse qualche vuoto è creato dalle normative vigenti e dalle politiche occupazionali, che continuano a vedere il lavoratore come una spesa e non come una risorsa.

Il piano messo in campo dalle istituzioni ferraresi prevedeva un bando, nato lo scorso anno, che aveva lo scopo dichiarato di spingere verso la risoluzione della problematica del lavoro precario. Per il 2012 sono stati stanziati inizialmente 570.000 euro – dei quali 30.000 dalla Provincia e il resto dalla Camera - e di questi 370.000 destinati all’occupazione dipendente a tempo indeterminato e 200.000 allo start-up di imprese giovani. La CCIAA nel corso dell'anno ha poi aggiunto altri 100.000 euro.

I risultati, nonostante l'altissimo proposito dell'iniziativa, restano allarmanti visti i numeri esigui: a seguito del bando è stata regolarizzata la posizione lavorativa di sole 109 persone, delle quali 41,2% nel settore dell'artigianato, 22,4% nel commercio all’ingrosso e al minuto e il 16,5% in bar e ristoranti. Più della metà delle aziende che hanno beneficiato del bando sono localizzate in città e un quarto nell'alto ferrarese. La maggior parte dei “giovani” assunti sono italiani, solo il 14,68% stranieri provenienti soprattuto da Moldavia, Romania e Marocco.

Molti giovani – con giovani si intendono persone entro i 35 anni, ndr - “fanno da sé”: caduto il mito del posto fisso, ammesso che i trentenni di oggi lo abbiano mai avuto, si lavora in proprio, assumendosi oneri ed onori dell'indipendenza: a Ferrara sono presenti 3.292 imprese giovanili attive, delle quali 8 su 10 sono imprese individuali. Nel 2011 si sono registrate 643 iscrizioni imprese giovanili contro 298 cessazioni, con un saldo positivo, al contrario di quanto è avvenuto per le imprese non giovanili. A livello settoriale Costruzioni, Commercio, Pesca e Turismo raggruppano i due terzi di tutte le imprese giovanili ed il settore dove invece la presenza giovanile è più rilevante è la Pesca: un’impresa su quattro è gestita da un imprenditore con meno di 35 anni.

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