Tavolazzi presenta il terzo esposto alla Corte dei Conti

Immagine di repertorio
14 Luglio 2012 |  Cronaca | Economia & Lavoro | Ferrara |

Ferrara - Valentino Tavolazzi informa che è partito il terzo esposto di Progetto per Ferrara e di Nord alla Corte dei Conti: questa volta i magistrati si troveranno a valutare la cessione a Hera della rete del gas.

Nella nota del consigliere comunale di Progetto per Ferrara si legge: "Parte il terzo esposto alla Corte dei Conti, dopo l’apertura dei due fascicoli sul Comune, riguardanti la vicenda del derivato Dexia ed il vecchio debito pagato a Hera, per la chiusura della discarica Cà Leona. Il dossier, firmato anche da Lega Nord, sottopone ai magistrati la cessione a Hera, per 14,8 milioni di euro, dell’intera rete ferrarese del gas (ex Agea Reti), composta da centinaia di chilometri di tubazioni, decine di migliaia di contatori, macchinari ed impianti vari. Una risposta nei fatti alle dichiarazioni del capogruppo Simone Merli del Pd, che in una recente nota aveva dichiarato: “Tavolazzi ha trovato conveniente lanciare generiche accuse, ma si è guardato bene dall’esplicitare le proprie obiezioni e dal compiere gli atti formali conseguenti.”

Secondo Progetto per Ferrara quell’operazione è stata un “regalo” a Hera, in danno ai cittadini. "L’aveva proposta al Comune l’azienda stessa per migliorare a suo dire “il conto economico ed il flusso di cassa del gruppo (maggior margine operativo e utile dovuto all’eliminazione dei canoni)”, per iscrivere a patrimonio netto 61,7 milioni di euro, pari al sovrapprezzo (da 1 a 1,75 euro) delle azioni cedute in cambio delle quote di Agea Reti, ed inoltre per rafforzare la propria posizione dominante, nell’ipotesi in cui, alla sua scadenza, il servizio di distribuzione del gas venisse affidato con gara ad evidenza pubblica. - scrive Tavolazzi - L’acquisizione delle reti gas da parte di Hera, era stata inoltre dichiarata nel Piano industriale 2009-2013 e nelle comunicazioni ufficiali agli investors, ancor prima che i Comuni deliberassero la cessione delle reti nei loro consigli comunali. Ciò a dimostrazione del fatto che l’operazione è nata come obbiettivo strategico di Hera ed è stata politicamente imposta ai Comuni soci".

Da questo punto di vista dunque l'operazione sarebe andata a scapito e danno del Comune di Ferrara e della sua già problematica gestione economica: "Per Ferrara essa comporta un ulteriore impoverimento del patrimonio, uno scambio di beni fisici in cambio di azioni Hera oggi deprezzate, attuato senza gara pubblica. Altri operatori del settore gas, potenzialmente interessati ad acquisire la concessione del servizio di distribuzione, saranno penalizzati essendo uno di loro (Hera appunto) proprietario delle reti, con evidente vantaggio competitivo. L’effetto finale sarà una minore concorrenza a danno dei cittadini ferraresi. Ppf e Lega segnalano inoltre la presunta sottovalutazione economica della rete (14,8 milioni di euro contro alcune centinaia di milioni) e l’inadeguatezza dei criteri utilizzati nella perizia giurata. Essa infatti “ignora” il valore dell’avviamento di Agea Reti e del premio di maggioranza, così come il vantaggio economico per il proprietario degli impianti, derivante dalla sua posizione dominante".

Rispetto al valore economico dell'operazione poi aggiunge "La Procura contabile è invitata ad esprimersi anche sulla congruità del valore del titolo Hera, preso a riferimento per il concambio con la partecipazione comunale in Agea Reti"

Infine l’esposto sottopone alla Corte un presunto conflitto di interessi. "Il sindaco di Ferrara (come altri sindaci di Comuni soci di multiutility private a maggioranza pubblica), fa parte (tramite delegato) del consiglio di amministrazione di una società quotata in borsa, e al tempo stesso é membro dell’assemblea deliberante Ato (fino al 2011), che a quella società affida il servizio, controlla i costi ed autorizza le tariffe. Quando mette la giacca di consigliere dell’azienda, il sindaco si adopera per aumentare i dividendi ai soci (compresi i privati), il profitto aziendale e gioco forza le tariffe ai cittadini. Quando veste quella di membro dell’assemblea Ato, tutela gli interessi di questi ultimi, calmierando le tariffe, aumentando la qualità del servizio, controllando costi e prestazioni del concessionario. In altri termini ci si domanda se sia possibile fare al tempo stesso gli interessi dei cittadini, come sindaco committente pubblico chiamato a regolare un servizio pubblico, e quelli del concessionario e dei suoi soci privati, come amministratore dell’azienda. Pare esservi coincidenza dei ruoli di controllore e controllato, di concessionario e concedente, di garante dell’interesse pubblico e di quello privato. I cittadini stanno in mezzo, pagano tariffe decise dai lori sindaci in Ato e “incassate” dalle aziende che gli stessi sindaci amministrano".

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Quanto sopra riportato,in Democrazia,( indippendentemente dai risultati ) è la funzione precipua di ogni Minoranza non collusa per comodità,con la Maggioranza del Pensiero Unico che domina questa città da decenni.Anche i giornalisti hanno rinunciato a svolgere quella parte di informazione che deve necessariamente seguire  la trasmissione di ogni notizia , quella del commento ,nel tentativo onesto di spiegarla ai lettori.

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