Inscena una rapina per partecipare alle gare del Palio
Ferrara - Concluse le indagini dei Carabinieri del Comando di Ferrara circa la rapina avvenuta il 18 aprile scorso in via Pitteri, in uno dei caseggiati situati di fronte al Comando dei Carabinieri di via del Campo: si è trattato di una messa in scena.
Lo scorso 18 aprile, nel primo pomeriggio, il ragazzo aveva inviato alla madre uno sms nel quale chiedeva soccorso. La donna, che lavora in prefettura, aveva dato l’allarme ai carabinieri che immediatamente avevano circondato l’edificio e, una volta entrati nell’abitazione, avevano trovato il giovane legato e imbavagliato che – sotto shock – aveva poi raccontato agli inquirenti che mentre era solo in casa due individui si erano introdotti nell’appartamento e, dopo averlo immobilizzato, avevano messo a soqquadro l’abitazione alla ricerca di contanti, portando via un bottino di circa 600 euro.
Immediatamente i Carabinieri si erano messi al lavoro per chiarire i lati oscuri del racconto del ventenne, facendo partire le indagini del caso anche perché, a seguito dell’accaduto, fra gli abitanti della zona si era diffusa un’incontrollabile paura che tutto si potesse ripetere ancora.
Seguendo un doppio filone le indagini dei Carabinieri sono andate avanti per due mesi finché, non potendo sciogliere di fronte agli inquirenti i nodi del suo racconto , frammentario e lacunoso, il ragazzo è stato accompagnato presso la Caserma dei Carabinieri dal suo avvocato difensore per rilasciare una confessione.
Il giovane ha dunque raccontato ai militari di aver messo in scena la rapina per impegnare la madre nel pomeriggio del 18 aprile, in modo che non potesse partecipare all’incontro scuola-famiglia. Lo studente, infatti, voleva impedire che venissero scoperte le insufficienze della sua pagella – debitamente modificata dallo stesso – perché sapeva che la madre gli avrebbe impedito di partecipare alle gare degli sbandieratori del Palio.
Una bravata che ha dell’assurdo ma che ha portato gravi conseguenze: perché la sua versione dei fatti fosse credibile il giovane non solo aveva convinto alcuni amici a reggergli il gioco, mentendo alle forze dell’ordine (reato di favoreggiamento) ma era arrivato persino ad accusare un uomo di origini slave di essere uno dei ladri, fingendo di riconoscerlo fra le foto segnaletiche mostrategli dai militari, ed è quindi stato denunciato anche per calunnia.
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