Il PD punta sull’interregionalità del Parco del Delta del Po

Ferrara - Da anni si attendeva un segnale ed il segnale è arrivato. Forte e chiaro: il Pd ha intenzione di puntare sull’interregionalità del Parco del Delta del Po e di avviare politiche comuni per la sua valorizzazione.

Questo quanto emerso dall’incontro informale, ma non per questo meno rilevante, che si è tenuto ieri a Ferrara e che ha visto sedere allo stesso tavolo i consiglieri regionali democratici di Emilia Romagna e Veneto, insieme ai segretari del Pd delle province di Rovigo, Ravenna e Ferrara, per discutere delle iniziative politiche da mettere in atto congiuntamente sul futuro del Delta del Po: “Un tema indubbiamente di interesse nazionale - è stato detto - che si intreccia con il tema del Po ed il tema dell’Alto Adriatico, sul quale si devono misurare una serie di scelte e sul quale il Pd, non solo a livello locale, deve prendere decisioni forti e univoche”.

“Si tratta – ha sottolineato la capogruppo Pd in consiglio regionale veneto Laura Puppato – di riavviare un percorso arrivato già a buon punto negli anni dal ’90, interrottosi con la cesura politica determinatasi nel ’94. Il Veneto è molto in ritardo, ma la rinnovata attenzione sul tema, insieme alle opportunità che si iniziano a manifestare, sono di buon auspicio. Se avanzeremo insieme possiamo sicuramente fare più strada”.

“In Emilia Romagna – ha rimarcato il capogruppo sull’altra sponda del Po Marco Monari - abbiamo approvato a fine 2011 la legge di riordino del settore parchi, al termine di un cammino non facile. Certo, ci sono situazioni politiche e amministrative non omogenee fra le due regioni, ma quello che colgo con favore è il filo non scontato di ragionamento comune che vede il nostro partito come possibile protagonista di un passo in avanti per quanto riguarda il Parco del Delta del Po”.

Il sottosegretario alla presidenza della Regione Emilia Romagna Alfredo Bertelli, dopo aver evidenziato l’importanza dell’incontro, ha effettuato una ricognizione del nuovo sistema di governance dei parchi appena entrato in vigore e come “attraverso il Pssr, oltre agli agricoltori, anche i pescatori delle marinerie di Comacchio e Goro hanno potuto concretamente apprezzare i benefici del Parco. E, da un punto di vista dei fondi europei, le ricadute di un parco interregionale possono essere ancora maggiori, tanto per le politiche ambientali e di sviluppo del turismo, quanto per quelle legate al settore primario”.

Secondo il consigliere polesano Graziano Azzalin, principale promotore dell’incontro, “anche in questo momento di crisi, una serie di indicatori concreti testimoniano quanto siano ampie le potenzialità di sviluppo del Parco. Ma per poterle sfruttare servono una forte volontà politica e scelte chiare e decise. Non si tratta di andare a caccia di finanziamenti quanto di offrire una prospettiva. E la strada, che sul versante veneto appare particolarmente in salita, ma che la necessità di riordino delle norme in materia rende praticabile, è quella dell’interregionalità e dell’allargamento dei confini”. E se il vicepresidente della commissione Ambiente del consiglio regionale veneto Stefano Fracasso ha stigmatizzato “le evidenti differenze di approccio al tema dei Parchi ed il gap accumulato dal Veneto”, il consigliere regionale ravennate Mario Mazzotti ha posto l’attenzione sulle differenze fra parco interregionale e parco nazionale, mentre il consigliere ferrarese, componente della direzione nazionale del partito, Roberto Montanari ha rimarcato la necessità “di non dimenticarsi mai delle caratteristiche del Delta: il tutto deve essere fatto in modo che non vi siano imposizioni, perché può funzionare solo nella misura in cui si trovano adesioni ad un progetto culturale ed economico convincente”.

Il segretario provinciale del Pd di Ravenna Alberto Pagani ha poi posto l’accento su come “un Parco più forte può produrre valore aggiunto non solo dal punto di vista turistico, ma anche della produzione agroalimentare. Tuttavia, il percorso corretto è individuare prima un punto di arrivo e poi modulare gli strumenti burocratici, non certo l’opposto”. Il segretario ferrarese Paolo Calvano, dal canto suo, non ha nascosto le difficoltà: “Esistono forti resistenze, perché ogni ipotesi di allargamento viene vista sempre come un attacco. Il proporre l’interregionalità, in un momento in cui è forte la tendenza a chiudersi ancora di più, è un segno forte e positivo, ma apre un problema di dialogo fra sensibilità diverse”. “Il quadro politico sul versante veneto – ha concluso il segretario polesano Diego Crivellari – non è certo favorevole. Come non sono favorevoli le condizioni di sviluppo turistico del Polesine, che sconta un ritardo storico e rischia di essere il vaso di coccio. Ma per noi è l’ultima occasione: per questo, la consapevolezza di un intervento deciso e in tempi rapidi è forte nel Pd”.

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