12 gennaio 2012 - Ferrara, Cultura e Spettacoli, Eventi

In 150mila ai Diamanti per gli 'Anni folli'

Chiusa la mostra sulla Parigi anni '20 si pensa a quella sullo spagnolo Sorolla

Superata la quota dei 150mila visitatori in quattro mesi i capolavori della Parigi degli ‘Anni folli’ lasciano in eredità a Ferrara un successo che si colloca ai piani alti della classifica delle mostre cittadine più ammirate. Con una media giornaliera di 1.256 presenze, la rassegna organizzata da Ferrara Arte ha saputo attrarre nelle sale di palazzo dei Diamanti spettatori da tutta Italia e dall’estero, richiamati dai grandi nomi che hanno reso la ville lumière capitale dell’arte tra la fine della prima Guerra mondiale e l’inizio degli anni Trenta.

“Un risultato tutt’altro che scontato – ha sottolineato stamani in conferenza stampa il sindaco Tiziano Tagliani -, ma bensì frutto del lavoro di persone che dedicano grandi energie e passione per la riuscita di progetti di qualità, con cui palazzo dei Diamanti riesce a reggere il confronto con le grandi istituzioni culturali nazionali ed europee. Progetti che l’Amministrazione comunale continua a sostenere nell’ambito di un’azione integrata di tutela e promozione del nostro patrimonio culturale, a beneficio dei ferraresi e dei turisti, e che comprende, tra l’altro, per i prossimi mesi, una serie di interventi di restauro e riqualificazione al museo della Cattedrale, alla palazzina Marfisa, a palazzo Massari e a Casa Minerbi. Questo perché crediamo – ha puntualizzato ancora il sindaco - che la credibilità di una grande mostra si fondi sulla credibilità della città nel suo complesso”.

Aperta al pubblico dall’11 settembre all’8 gennaio scorsi, la rassegna, curata da Simonetta Fraquelli, Maria Luisa Pacelli e Susan Davidson, ha offerto al pubblico uno scorcio sulla Parigi del grande fermento artistico degli anni tra il 1918 e il 1933. Nelle sale di palazzo dei Diamanti un’ottantina di opere di Modigliani, Picasso, Dalí, De Chirico e molti altri grandi artisti che hanno fatto della capitale francese di quel periodo un crocevia di sperimentazioni creative, frutto del desiderio di rinascita dopo i terribili anni del conflitto mondiale. E accanto ai tanti dipinti non sono mancati le sculture, le fotografie, i disegni e i costumi teatrali, in arrivo dai più importanti musei e collezioni private del mondo, per rappresentare tutte le più diverse sfaccettature del fervore artistico di quella stagione unica.

“La rassegna appena conclusa – ha confermato l’assessore alla Cultura Massimo Maisto – è un chiaro esempio di come si possano unire qualità e quantità. I grandi numeri sono infatti il frutto di grandi idee, a partire dal corollario di iniziative culturali e didattiche collaterali che hanno fatto degli ‘anni folli’ una grande esperienza di divulgazione collettiva rivolta sia agli studenti che agli adulti. Dal punto di vista turistico, invece, - ha aggiunto Maisto – i risultati ottenuti rappresentano la migliore risposta a chi ancora si chiede se Ferrara ha bisogno di questo genere di eventi”. Soddisfazione anche per l’attenzione riservata agli “Anni Folli” dagli organi di stampa è stata espressa dall’amministratore unico di Ferrara Arte Mario Canella che ha sottolineato come la rassegna abbia “ricevuto una valutazione largamente positiva, in termini di qualità e originalità dalle testate giornalistiche nazionali che hanno garantito la copertura mediatica all’evento. I principali canali televisivi hanno realizzato servizi in grado di rafforzare l’ottimo lavoro svolto dalle redazioni locali e importanti riscontri sono giunti anche dal web”. Al di là di ogni più rosea previsione sono andati anche i risultati economici.

Come spiegato ancora da Canella, il costo della mostra a preconsuntivo risulta infatti di 2milioni 546mila euro, ossia quasi 130mila euro in meno di quanto preventivato inizialmente. Le entrate hanno invece raggiunto la cifra di un milione 751mila euro, superando di 423mila euro la cifra prevista, mentre le sponsorizzazioni hanno toccato quota 350mila euro. Restando sempre in tema di numeri, il 72% degli oltre 6mila ospiti intervistati ha dichiarato di essere arrivato a Ferrara proprio per vedere l’esposizione e il 68% si è detto intenzionato a visitare anche i musei cittadini. Quanto alla provenienza geografica degli intervistati, il 55% è giunto dall’Emilia Romagna (con un 21% di provenienze da Bologna e un 11% da Ferrara) e il 17% dal Veneto, ma numerosi sono stati anche gli arrivi da regioni più lontane e dall’estero. Tutti dati particolarmente soddisfacenti, come sottolineato dal Capo di Gabinetto della Provincia Manuela Paltrinieri, specie se li si considera alla luce della situazione economica attuale.

“La qualità delle nostre iniziative – ha affermato la direttrice delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea Maria Luisa Pacelli, curatrice dell’evento – è la ragione che consente all’esperienza di Ferrara Arte di proseguire nonostante la concorrenza, poiché garantisce il ritorno dei visitatori e ci permette di godere della fiducia delle grandi istituzioni internazionali per i prestiti”.

Ma volgendo lo sguardo al futuro Maria Luisa Pacelli ha ricordato anche i prossimi appuntamenti. Tra poco più di due mesi infatti, il 17 marzo prossimo, palazzo dei Diamanti riaprirà nuovamente le proprie porte al pubblico per presentare, per la prima volta in Italia, l’opera di uno dei principali interpreti della pittura spagnola moderna, Joaquín Sorolla (1863–1923), esponente di spicco della Belle Epoque. La mostra che si concluderà il 17 giugno, lascerà poi spazio in autunno ad una rassegna dedicata a Michelangelo Antonioni e al suo rapporto con le altre arti.

“Due rassegne – ha precisato Pacelli – da cui non ci attendiamo gli stessi numeri di quella appena conclusa, ma che si inseriscono all’interno di un progetto culturale che portiamo avanti da anni, basato da un lato sulla divulgazione di nuovi artisti poco conosciuti nel panorama nazionale, come Sorolla, e dall’altro mirato a valorizzare il patrimonio artistico e culturale cittadino che comprende anche l’opera di gran di nomi come Antonioni”.

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