5 ottobre 2010 - Ferrara, Cronaca

Accordo per la tutela dei pesci nei canali

Un protocollo per evitarne la morìa dopo le operazioni di svuotamento

Ogni anno il Consorzio di Bonifica procede a mettere in secca una parte degli oltre 4mila chilometri di canali interni in territorio ferrarese, per operazioni di sicurezza e manutenzione idraulica. A fare le spese di queste operazioni è il pesce che vive e prospera in questi canali che, in questo modo, rimane senza il proprio habitat, l’acqua e, quindi, è destinato a morte certa. Il rimedio l’ha pensato la Provincia che, tramite il suo servizio protezione Flora e Fauna, ha chiuso non uno, ma ben tre protocolli d’intesa rispettivamente con il Consorzio di Bonifica, unificato in un’unica entità dall’ottobre scorso come ha ricordato il suo presidente Daniele Vecchiatini, con l’Arci pesca e con l’Università di Ferrara.

La prima intesa stabilisce un sistema di informazione preventiva che il Consorzio per la gestione e tutela delle acque provinciali trasmette con tempestività alla Provincia. Una comunicazione preziosa perché consente di sapere in anticipo quali canali saranno messi in asciutta, come precisa la dirigente della Provincia Elisabetta Mantovani. A questo punto entra in campo il secondo accordo con l’Arci pesca. Come ha ricordato il suo presidente, Marco Grossi, a titolo volontario e mediante una rete di responsabili degli invasi, coordinati dal vicepresidente Valerio Grassi, scatta un’operazione recupero del pesce, che viene prelevato prima della messa in secca e sversato successivamente in altri corsi d’acqua indicati dall’Università di Ferrara. Un’operazione altrettanto importante che ha consentito di raggiungere significativi risultati in termini di quantità di pesce sottratte alla morte: 550 quintali nel 2007, 363 nel 2008, 429 quintali l’anno scorso e nei soli mesi di gennaio e febbraio del 2010 si è già a quota 111 quintali di pesce recuperato.

Ma l’università di Ferrara, con l’aiuto dei ricercatori della facoltà di Biologia, non stabilisce soltanto in quali canali sversare il pesce sottratto ai canali lasciati all’asciutto. Infatti, il terzo protocollo d’intesa fra Provincia e ateneo ferrarese, con un rapporto di collaborazione che risale ormai a una ventina d’anni fa, stabilisce anche che le operazioni di recupero – in prevalenza carpe, siluri e pesci gatto – è anche occasione di studio e ricerca delle condizioni delle specie ittiche e dello stato di salute dello stesso ambiente nel quale vivono.

Il circuito virtuoso di informazione preventiva sulle azioni idrauliche compiute sui canali, è servito anche per le operazioni di ripopolamento che la Provincia sta ripetendo negli ultimi anni. Solo qualche dato può rendere l’idea delle proporzioni di questa azione dell’amministrazione che ha sede nel Castello Estense. Nel 2007 sono stati immessi nei corsi d’acqua interni 700 chili di lucci, 2.500 di carpe e 2.600 chili di pesci gatto. L’anno seguente si è iniziato ad introdurre anche le anguille (350 chilogrammi), oltre a 156 chili di lucci, diventati 500 nel 2009, insieme a 352 chili di tinche. Quest’anno le cifre finora del ripopolamento sono: 500 chili di anguille e 300 di lucci.

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