5 febbraio 2018 - Ferrara, Economia & Lavoro

Imprese Ferrara, rallentano le "nascite" ma diminuiscono le chiusure

I dati della Camera di Commercio

"Più unità locali, più società di capitale, meno imprese individuali nel commercio, in agricoltura e nelle costruzioni". Queste le linee di tendenza che emergono dalla rilevazione sulla natalità e mortalità delle imprese condotta dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara sulle informazioni del Registro delle imprese. Più nel dettaglio, come spiega in una nota l'ente camerale, nel corso del 2017 le nuove imprese sono state 1.827 a fronte di 2.107 cessazioni con un saldo negativo, quindi, di 280 unità (il dato era -324 l'anno precedente). Imprese ferraresi, dunque, che nel 2017 hanno raggiunto quota 35.530 unità registrando, in particolare, una diminuzione delle sedi e l’aumento dlle localizzazioni, anche di imprese con sede al di fuori della provincia.

 

Al Governo, alle Regioni, all’Europa, nell’interesse delle imprese e dello sviluppo – ha sottolineato Paolo Govoni, presidente della Camera di commercio – abbiamo chiesto una cosa: eliminare le leggi inutili e raccordare tra loro, in modo chiaro, quelle esistenti. Nel caso nuove leggi si rendessero necessarie, chediamo che la loro adozione avvenga a costo zero per le imprese, così come chiediamo procedure amministrative in tema di attività d’impresa che siano uniformi sul territorio. Sul tema della semplificazione, e della capacità dello Pubblica amministrazione di garantirne ovunque l’applicazione – ha concluso il presidente della Camera di commercio - passa gran parte del futuro dell’Italia”.

 

I settori. La più ampia riduzione del numero di imprese si registra nel commercio (-138), con un peggioramento rispetto al 2016, seguono agricoltura, costruzioni e manifattura con saldi negativi ma in miglioramento. Segnali positivi provengono dai settori dei servizi, in primo luogo dalle attività finanziarie e assicurative, seguite dell’aggregato del noleggio, delle agenzie di viaggio, dei servizi di supporto alle imprese, dalle attive nella sanità e assistenza sociale (+10,9%) e nell’istruzione (+2,8%), con saldi migliori ai valori rilevati lo scorso anno. Rallentano la propria crescita i servizi di alloggio e ristorazione e le attività artistiche, sportive di intrattenimento. In territorio negativo anche l’industria manifatturiera (-38 unità, contro le -51 dell’anno precedente). Registrano una riduzione delle imprese, anche i settori dei trasporto e magazzinaggio, le attività immobiliari e le attività professionali, scientifiche e tecniche.

 

Le forme giuridiche. Aumentano le società di capitale (177 unità, corrispondenti ad un tasso di crescita del +2,8%), mentre si riducono le imprese individuali (scese di 300 unità pari al -1,4%), accompagnato da una più contenuta riduzione delle società di persone, diiminuite di 141 unità (-0%).

Giovani, donne e immigrati Le imprese giovanili, pur rappresentando più di un quarto del totale delle iscrizioni e appena il 13% delle chiusure complessive, a causa della perdita dei requisiti delle imprese iscritte negli anni precedenti, riducono la loro consistenza, passando dalle 2.870 unità del 2016 alle attuali 2.730 (135 in meno). Il saldo della movimentazione è largamente positivo (+241 unità) e in leggera ripresa rispetto allo scorso anno (221). Per le imprese straniere, la differenza tra aperture e chiusure sempre positiva risulta in rallentamento, segnando un +91 unità, quando nel 2016 il saldo era stato di +129, mentre tra il 2011 e il 2012 l’ordine di grandezza è stato addirittura doppio. Ogni 1.000 imprese registrate, 86 non sono gestite da italiani, quando a livello regionale il rapporto è di 113 e in Italia di 96. Per quanto riguarda l’imprenditoria femminile, l’andamento della movimentazione registra contrazione con un saldo tra aperture e chiusure negativo (-94 unità,), dovuto in questo caso solo ad un incremento nelle cessazioni. Il saldo migliora decisamente al netto del commercio dove è concentrato più di un quarto delle imprese rosa, per il quale si registra un saldo negativo di 118 unità. La quota di imprese femminili in provincia ritorna ai livelli del 2015 con un valore del 22,8%, quota ancora superiore a quanto rilevato in Emilia-Romagna (20,6%) e in Italia (21,9%).

 

Le unità locali La distribuzione delle 7.486 unità locali, complessivamente in aumento, è rimasta pressoché invariata, con una quota rilevante delle unità con sede in provincia (57%), anche loro in crescita. Tra le localizzazioni di imprese con sede al fi fuori del territorio provinciale, l’incremento relativo maggiore è registrato da quelle con sede all’estero, che si avvicinano a quota quaranta. Diminuiscono solo quelle con sede fuori l’area geografica del Nord Est.

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