2 maggio 2017 - Ferrara, Eventi

Gerusalemme prima dei Romani: Dan Bahat al Meis

Il celebre archeologo ospite al Museo Nazionale dell'Ebraismo

Martedì 2 maggio, alle 17, un ospite d’eccezione al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah - MEIS (Via Piangipane 81, a Ferrara). A inaugurare il ciclo di incontri “Gallery Talks” è, infatti, Dan Bahat, tra i massimi esponenti dell’archeologia israeliana e mondiale, spiega il Meis in una nota.

“Come vivevano gli ebrei a Gerusalemme prima che i Romani distruggessero il Tempio e li portassero a Roma (70 d.C.)” è il tema che Bahat affronta, conversando con il Direttore del Museo, Simonetta Della Seta, e alla presenza di Gianluigi Benedetti, nominato Ambasciatore d’Italia in Israele.

La più celebre e significativa scoperta dell’archeologo gerosolimitano è il tunnel alla base del Kotel (il Muro Occidentale), che portò alla luce quando dirigeva gli scavi a Gerusalemme, facendo riemergere i resti del Primo e del Secondo Tempio (rispettivamente, quello distrutto da Nabucodonosor II nel 586 a.C. e quello di Erode), dei periodi bizantino e romano, e delle dominazioni crociata, mammelucca e ottomana. Ma c’è la firma di Bahat anche su molti interventi e rinvenimenti che riguardano Masada, altro luogo simbolo d’Israele: sono state trovate qui le iscrizioni con i nomi degli ultimi dieci zeloti (rigorosi osservanti della legge ebraica), che ricevettero l’ordine di uccidere i compagni e che poi, pur di non consegnarsi alla decima legione romana di Lucio Flavio Silva, che da tre anni assediava la fortezza nel deserto della Giudea, si tolsero la vita.

Con le sue pubblicazioni e il lavoro sul campo, Bahat ha rovesciato molte credenze comuni, illuminando il passato di una nuova luce e creando un terreno fertile per successivi approfondimenti.

Nell’Atlante di Gerusalemme, considerato una pietra miliare, lo studioso ripercorre la storia della città dal primo insediamento fino agli anni Sessanta, adottando uno stile fortemente visivo e divulgativo, con oltre quattrocento immagini a colori, tra cartine, disegni, fotografie, riproduzioni di monete antiche e ricostruzioni di palazzi. E Bahat sta terminando la Storia del Monte del Tempio, dall’epoca cananea al Mandato britannico, 1917.

Al centro delle sue ricerche, i luoghi santi di Gerusalemme, dove ebraismo, cristianesimo e islam si sono incontrati, combattuti e amalgamati al punto da coesistere materialmente nei motivi architettonici, nelle rovine monumentali, nelle fondamenta dei templi.

E uno dei contributi più dirompenti di Dan Bahat riguarda proprio i templi ebraici, che per la vulgata classica erano solo due, il Primo e il Secondo. L’archeologo ha, invece, raccolto le prove dell’esistenza di quattro edifici: uno piccolo, precedente a quello abbattuto dal re babilonese (che diventa così il secondo), e un terzo, risalente al III secolo a.C., che si colloca prima di quello di Erode.

Il MEIS ha invitato Bahat a focalizzarsi sul periodo anteriore alla devastazione del Tempio ad opera di Tito e al trasferimento degli ebrei d’Israele a Roma come schiavi, perché si ricollega al momento in cui comincia l’epopea degli ebrei italiani, che è vocazione del Museo raccontare.

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