10 luglio 2014 - Ferrara, Cronaca, Politica

Calderoni, caso chiuso

Ferrara - “Una vicenda spiacevole perché in questi anni abbiamo cercato di raccogliere le istanze del mondo animalista ed ambientalista e perché è dal 1996 che la Provincia provvede al Piano di controllo faunistico e da allora non è mai arrivato un ricorso”. È lo sfogo dell’ex assessore provinciale all’Agricoltura, Stefano Calderoni, a commento dell’archiviazione da parte del gip dell’inchiesta innescata nell’aprile 2013 da Lav Ferrara, per presunti maltrattamenti ad animali nell’ambito del Piano provinciale di controllo faunistico.
Da qui le indagini del Corpo forestale, la successiva consegna degli atti al pubblico ministero e la finale archiviazione da parte del giudice per le indagini preliminari.
Fra le motivazioni dell’archiviazione del procedimento, per il quale erano state indagate 13 persone più lo stesso assessore Calderoni per abuso d’ufficio, il fatto che non è stata riscontrata alcuna volontà di danneggiare intenzionalmente il patrimonio dello Stato, oltre al fatto che nessuna irregolarità è stata rilevata nelle delibere prodotte dalla Provincia che, invece, hanno sempre perseguito un interesse pubblico. 
Il Piano triennale in questione è stato approvato dall’amministrazione del Castello Estense nel 2012 con valenza fino al 2014, per il contenimento dell’eccessiva proliferazione principalmente di nutrie e volpi, a causa della mancanza di efficaci antagonisti naturali, con la finalità di evitare danni alle produzioni agricole.
Operazione resa possibile grazie alla collaborazione dei cacciatori, che assicurano il servizio a titolo esclusivamente volontario.
Danni che Pier Carlo Scaramagli, presidente di Confagricoltura, dati alla mano quantifica in cinque milioni di euro per l’agricoltura ferrarese nell’ultimo decennio, dei quali 1,5 milioni solo dalle nutrie.
Gian Luigi Zucchi, presidente del centro servizi per agricoltori e cacciatori, precisa che l’organismo che siede al tavolo per la definizione del Piano provinciale ha il compito specifico di occuparsi dei danni provocati dagli animali all’agricoltura, della sicurezza idraulica (vedi erosione di argini e sponde dei corsi d’acqua) e persino di quella stradale.
Nonostante l’archiviazione della magistratura, è stato ricordato, l’attività di controllo ha comunque subìto uno stop di almeno un anno, con conseguenze difficilmente quantificabili per il settore primario provinciale.
“In più – ha voluto togliersi un sasso dalla scarpa l’ex assessore nei confronti degli antivivisezionisti che hanno lanciato le pesanti accuse – anche se tutti gli indagati sono risultati alla fine innocenti, ora si trovano in ogni caso a dover pagare le spese legali”.
Un duro colpo, quindi, per le circa 500 doppiette complessivamente coinvolte volontariamente nell’attività di contenimento di volpi e nutrie - è stato sottolineato dalle varie associazioni agricole e venatorie - la cui attività è stata comunque messa in forte discussione dall’iniziativa della Lav.

 

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