2 ottobre 2013 - Ferrara, Cronaca

Anche Ferrara nell'onda degli "Sbanco-mat"

Ferrara - I carabinieri hanno messo un punto, o quanto meno un "punto e virgola", agli assalti ai bancomat che dallo scorso inverno hanno martoriato le banche fra fra Emilia Romagna e Veneto.

Si è infatti conclusa con un blitz all'alba di stamattina l'indagine denominata “SBANCO-MAT”: quattro arresti e decine di denunce dovrebbero aver messo tranquilli i membri delle bande di assaltatori per un po'.

Le indagini, avviate d’iniziativa nell’ottobre dello scorso anno, proprio presumendo che il fenomeno degli assalti a sportelli Bancomat e a casse continue potesse rianimarsi nel periodo invernale, avevano condotto gli investigatori di Padova ad individuare diversi filoni, il cui elemento comune era la delocalizzazione: in sostanza, le attività criminose risultavano condotte da gruppi di soggetti che si trovavano ad agire in contesti geograficamente lontani e per nulla collegati, neppure concettualmente, alle zone di provenienza dei “commandos”.

Il 15 marzo di quest’anno, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Padova, di concerto agli uomini della Polizia Autostradale di Rovigo, avevano arrestao 3 di 4 uomini, colpevoli di aver fatto saltare un bancomat a Ravenna. Assicurati alla giustizia questi componenti della banda, è cominciato un lungo ed approfondito lavoro di ricostruzione della vicenda ed è a questo punto che, dopo aver mostrato la forza nell’intervento in emergenza, con un sapiente lavoro “d’intelligence” le indagini si sono orientate negli ambienti dei “giostrai”.

Perquisizioni, sequestri, attività tecniche, nulla viene lasciato al caso e gli sforzi profusi hanno dato i loro frutti: dietro ai quattro soggetti individuati, costituenti il “braccio operativo”, gli inquirenti hanno scoperto una rete di contatti e di parentele che hanno consentito di delineare una vera e propria associazione per delinquere, organizzata secondo uno schema ben definito, con suddivisione ed attribuzione di compiti tra i componenti.

In sostanza, alle spalle dei soggetti “operativi”, incaricati di mettere a segno gli assalti - dopo aver individuato, mediante appostiti sopralluoghi, gli obiettivi più idonei - ed organizzati secondo procedure che somigliano a quello di un gruppo paramilitare, sono state individuate le persone deputate a fornire supporto logistico, quelle preposte alla fabbricazione di ordigni e strumenti necessari per il compimento dell’illecita attività e quelle incaricate di gestire la fase conservativa e distributiva dei proventi degli assalti. Il tutto reso molto saldo dai legami di sangue che ha accentuato l’atteggiamento omertoso all’interno del gruppo.

Mente di tutta l’organizzazione è risultato M. E., “operativo” ed autista del “commando”, capace di impartire disposizioni ai famigliari più vicini onde gestire il patrimonio illecitamente accumulato anche dal carcere e che già aveva individuato il modo di impegnare fruttuosamente lo stesso mediante investimenti nel settore immobiliare.

Circa un anno di serrate indagini, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Padova, dr. Roberti, hanno consentito ai Carabinieri di delineare la struttura dell’organizzazione, il “modus operandi”, la responsabilità di nr. 21 assalti a sportelli ATM dislocati nelle Province di Padova, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Ravenna, Udine e Verona, per un danno complessivo stimato in circa 2 milioni di euro.

Il G.I.P. dr.ssa Gambardella, sposando le risultanze investigative dei Carabinieri, ha quindi emesso 11 provvedimenti dei quali 4 misure cautelari in carcere e 7 misure degli obblighi di dimora, per il “reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti con utilizzo di esplosivo danni sportelli bancomat” , che hanno portato al blitz di stamattina, impegnando 100 uomini in più di 30 perquisizioni domiciliari.

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