29 maggio 2013 - Ferrara, Cronaca

Operazione "Steel" a Ferrara: frode per 100 milioni di euro

Ferrara - Si è tenuta stamattina presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna la conferenza stampa dell’operazione del Nucleo di Polizia Tributaria di Ferrara, denominata “Steel” – acciaio (leggi articolo).

Le indagini hanno preso le mosse dall’individuazione di tre società ferraresi prive di qualsiasi struttura aziendale ma attive su tutto il territorio nazionale nella compravendita di metalli ferrosi semilavorati. L’attività investigativa ha infatti consentito di delineare l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere, costituita per varie finalità illecite tra cui l’evasione dell’I.V.A, realizzata con l’interposizione di società inattive o non più operative che, attraverso la redazione di atti societari falsi (modifiche statutarie, cessioni di quote, nomina alla carica di amministratore di prestanomi), divenivano strumento dell’attività criminosa.

La compagine si adoperava anche per procurarsi credito bancario mediante l’utilizzo di documenti falsi (bilanci ed altri atti societari, dichiarazioni fiscali mendaci), per poi finanziare l’illecita commercializzazione soprattutto di acciaio in coils. La condotta criminosa consisteva: nell’acquisire acciaio e altri metalli ferrosi non pagando l’I.V.A. attraverso false dichiarazioni d’intento all’esportazione, rilasciate da società cartiere appositamente costituite; nella contemporanea cessione dei medesimi materiali ferrosi attraverso società filtro, con operazioni assoggettate a I.V.A., che veniva quindi incassata ma mai versata all’Erario; nell’importare merci senza il pagamento dei diritti doganali e dell’I.V.A, sempre con l’utilizzo di false dichiarazioni d’intento.

Profittando di tale sistema di frode, l’associazione aveva la capacità di perturbare il mercato di riferimento, potendo offrire prezzi più vantaggiosi oltre a lucrare sull’I.V.A evasa. I soggetti economici interessati risultavano attivi nelle regioni, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania e Calabria.

Per rendere difficile l’aggressione da parte dell’Erario e ostacolare le indagini dell’Autorità Giudiziaria, i componenti dell’associazione si erano strutturati per alienare la proprietà delle società utilizzate, trasferendo le relative quote e le sedi all’estero (in particolare in un paradiso bancario e fiscale, la Repubblica di Panama).

Allo stato delle indagini e dei connessi controlli fiscali - alcuni dei quali conclusi nei primi mesi del 2013 - il giro d’affari dell’organizzazione ammonta ad oltre 100 milioni di euro. Sono finora 22 le società scoperte che risultano essere state utilizzate dall’associazione criminale al solo scopo di frodare il fisco. L’IVA evasa ammonta a oltre 30 milioni.

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