Terremoto. Un anno dopo a Ferrara la presidente della Camera

Ferrara - Ad un anno dalla prima tremenda scossa che fece tremare la provincia di Ferrara e l'Emilia Romagna si fanno i conti con la ricostruzione e la "ripartenza" assieme ai rappresentanti delle Istituzioni. Per la ricorrenza, nel ferrarese ferito dal sisma è arrivata oggi il presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha incontrato i sindaci delle città colpite in un Consiglio Provinciale allargato, al quale ha partecipato anche Vasco Errani.

Alle istituzioni locali la Boldrini ha assicurato “Io sono qui con voi, oggi, a prendere un impegno: farò di tutto, faremo di tutto perché Parlamento e Governo rimangano vigili e attivi, che non si dimentichino di questi Comuni e degli impegni assunti per completare la ricostruzione. Che diano le risposte necessarie e attese da tutti voi".

Risposte che, a detta dallo stesso presidente, dovrebbero trovarsi già nel Decreto Legge sulle emergenze, che ha iniziato il suo iter al Senato. "Vi garantisco - ha aggiunto la Boldrini - che appena sarà licenziato dal Senato, la Camera dei Deputati ricerverà a questo decreto una attenzione scrupolosa e tempestiva”.

Vasco Errani ha messo invece in evidenza che non si può ipotizzare il "punto X" della fine della ricostruzione. "Io non do ore X - ha affermato Errani - dal primo giorno ho detto che non avremmo promesso miracoli. Ci siamo dati delle scadenze e mi sembra che le abbiamo rispettate, dall’assistenza alle persone, alle scuole, alle attivita" produttive, e così "bisogna andare avanti. Ciascuno di noi vorrebbe fare sempre prima, ma per fare bene e’ bene programmare". "Quando avremo messo l’ultima pietra nel bene culturale, nel bene pubblico, nella chiesa, quando i nostri centri storici saranno meglio di prima del terremoto - ha detto Errani - allora tutto sarà finito, ma io non so dire quando questo accadrà".

Ad un anno dal sisma sono quantificabili in oltre 13,3 miliardi di euro i danni provocati, una famiglia su tre è tornata nelle case e su 22 zone rosse, 16 sono state riaperte. Una ricostruzione lunga e dolorosa, realizzata finora grazie agli aiuti dello 10 miliardi dallo Stato, 670 milioni euro di solidarietà dall'unione Europea, e 37 i milioni raccolti con gare di solidarietà. L'economia locale continua a soffrire lo schiaffo subito dalle piccole imprese, in particolare quelle che hanno riportato danni tali da doversi reinventare location e produzioni in attesa di finanziamenti per la ricostruzione. Le risposte che mancano - e che bloccano il processo di ricostruzione e di ripresa delle attività economiche ancora ferme - riguardano soprattutto il nodo della burocrazia. Nell'area terremotata vive il 14% della popolazione regionale, vi sono 51 mila imprese, di cui 7 mila manifatturiere che rappresentano circa il 15% della realtà produttiva regionale e circa 175 mila addetti.

Su queste grava la burocrazia italiana le cui parti tradizionalmente non comunicano. Un esempio è nelle certificazioni: nonostante vi sia una legge nazionale sulle decertificazioni, gli enti stessi fanno fatica ad accettare le autocertificazioni e i controlli ex post. Alcuni problemi stati risolti nel decreto 43 del 26/4/2013, alcuni problemi quali la proroga dello stato di emergenza fino alla fine del 2014 e la riapertura dei termini per accedere al prestito per gli adempimenti fiscali delle imprese danneggiate fino al 30 settembre 2013, ma altri restano sicuramente aperti.

Altro nodo da sciogliere è quello delle 6.000 aziende agricole danneggiate, alle quali al momento non è arrivato nessun sostegno, come denuncia la Coldiretti. "Il sisma - ha spiegato Coldiretti - ha provocato danni per circa un miliardo nelle campagne dell'Emilia e della Lombardia dove si produce oltre il 10 per cento del Pil agricolo. Insieme ai prodotti sono state colpite 6mila aziende agricole, fienili, stalle, magazzini, impianti di trasformazione alimentare, dal latte alla frutta, dal vino alla carne, ma anche gli impianti dei consorzi di bonifica necessari per garantire la sicurezza del territorio". Secondo Coldiretti, in molti casi, gli unici soldi arrivati alle aziende sono stati quelli ricavati dalle vendite del Parmigiano Reggiano terremotato.

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