Dal Brisighello al Nobil Drupa

 Gli ulivi delle colline romagnole producono un olio di grande qualità

 
“A Brisighella li ulivi danno frutti sempre così perfetti che ne stilla da essi un olio finissimo....”. È uno dei primi frammenti che offrono testimonianza dell’antica storia di uno degli olii più apprezzati del nostro Paese. Si rintraccia nelle cronache di Antonio Metelli, storico brisighellese dell’Ottocento. Tuttavia le origini di questo antico e prestigioso olio risalgono a molto prima, alla fine del Milleduecento, quando il condottiero Maghinardo Pagani edificò la roccaforte più importante della Valle del Lamone, proprio su uno dei tre scogli di selenite, la “pietra di luna” che costituisce uno degli elementi geografici e geologici più caratteristici dell’appennino romagnolo. Si pensi che presso la cripta della Pieve in Ottavo, conosciuto come Pieve del Tho, datato IX secolo, è stato rinvenuto un piccolo e rudimentale frantoio, ad uso familiare, di epoca romana.
Oggi come nel passato, alla bassa altitudine di queste stesse colline ravennati, la coltura dell’olivo trova un microclima temperato che risulta ideale per una produzione d’eccellenza: protetta dai venti freddi di levante, grazie alla conformazione ad anfiteatro della Valle, e da quelli del nord, grazie alla barriera naturale della Vena di Gesso, l’olio di Brisighella continua a essere un elemento di spicco del ricco patrimonio enogastronomico della terra romagnola. “L’aria, l’acqua, li vini e l’olio e i frutti sono così buoni e saporiti che non hanno invidia a qualsiasi altra regione”. È così che descriveva la Valle del Lamone, nel 1594, Andrea Giovanni Callegari, Vescovo di Bertinoro, in una lettera inviata a Hieronimo Mercuriali, medico del Granduca di Toscana.  
Dal 1996 l’Unione Europea ha concesso il riconoscimento della Dop (Denominazione di origine protetta) all’Olio Extra Vergine di oliva di Brisighella, con la denominazione “Brisighella Dop”.
Va dunque sfatato il mito che l’olio migliore d’Italia provenga dalla Toscana, dalla Liguria, dal Lago di Garda e in generale dalle regioni centro-meridionali, isole comprese. L’Emilia Romagna, o meglio, le colline romagnole di Rimini e Brisighella, si tramandano un olio di eccellente fattura, per qualità e quantità, che rappresenta il 69% dell’intera produzione olearia dell’intera regione.
È un olio che presenta alcune caratteristiche del tutto peculiari rispetto al resto della regione. Verde smeraldo con riflessi e tonalità che volgono all’oro, quest’olio ha un sapore piccante e piacevolmente amarognolo. Dai gourmet è giudicato ottimo, se usato crudo per insaporire verdure, pesci e per preparare salse. Deve essere ottenuto dalla varietà di olive “Nostrana di Brisighella” in misura non inferiore al 90%: possono altresì concorrere altre varietà, coltivate in quantità minima nella zona. Gli oliveti, per lo più a coltura promiscua, coprono una superficie di circa 300 ettari con 70mila piante d’olivo. La produzione massima di olive per ettaro è di 5mila chilogrammi negli oliveti specializzati, con una resa in olio massima del 18%.
Come da tradizione, le olive si raccolgono al giusto punto di maturazione, nel periodo compreso tra il 5 novembre e il 20 dicembre di ogni anno: la raccolta avviene a mano, per “brucatura” in gergo tecnico, direttamente dall’albero, e la consegna al frantoio, in piccole cassette, avviene giornalmente. Una volta accumulate, le olive vengono lavate a una temperatura inferiore ai 27 gradi e quindi vengono spremute entro quattro giorni dalla raccolta: l’estrazione si effettua con il metodo Sinolea, per percolamento o filtrazione selettiva, a temperatura controllata: sono ammessi soltanto processi meccanici e fisici atti a produrre olii che presentino più fedelmente possibile le caratteristiche peculiari ed originarie del frutto.
Il meglio della produzione viene selezionato e denominato “Brisighello”, un intenso extravergine estratto a freddo per sgocciolamento. Viene anche imbottigliato il “Nobil Drupa”, un extravergine di produzione limitatissima che è prodotto attraverso la molitura a freddo della varietà “Ghiacciola”, un’altra coltivazione del posto, presente solo in pochi esemplari nell’area di Brisighella.
Per valorizzare la produzione olivicola locale, nel 1962 è sorta la Cooperativa agricola Brisighellese, con sede in via Strada 2 a Brisighella. È un organismo che nasce da un’idea di 16 viticoltori: nel 1971 l’azienda si arricchisce del frantoio e realizza la prima molitura. Oggi la Cooperativa raggruppa il 90% dei produttori della zona: sono 300 i soci che conferiscono olive, con una produzione che si attesta attorno ai 60mila litri di olio. Conta inoltre 500 fornitori di uva, per una produzione di 100mila ettolitri di vino.
La Cooperativa è costantemente tesa al raggiungimento del massimo livello qualitativo ed organolettico dell’olio e risale al 1975 la prima iniziativa volta ad offrire una precisa identificazione di tipicità ed origine agli oli extra vergini di oliva: attribuì una denominazione specifica ai propri prodotti, numerando le bottiglie e garantendone analiticamente la qualità, che risulta dal particolare patrimonio di aromi e fragranze raggiunti dal tipo di olive di ridotta resa in olio e grazie alla sapiente lavorazione con molitura a freddo effettuata nel frantoio aziendale. Vengono molite esclusivamente le olive di produzione ‘made in Brisighella’ e l’olio è confezionato e venduto dalla Cooperativa per conto di tutti i soci.
Per scoprire degustando questo prodotto, occasione da non perdere è sicuramente la sagra dell’Ulivo e dell’Olio, che si tiene annualmente nel borgo medievale alla fine di novembre e che, quest’anno, celebrerà la sua 53esima edizione.
 

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