L’invasione dei frutti ibridi

 Le tecniche d’innesto permettono nuove produzioni genuine

 
All’inizio c’erano il mandarancio e la pesca noce. Nuovi frutti, ibridi, ideati con l’intento di cogliere il meglio da due diverse tipologie, per lo sfizio dei consumatori.
Poi, con lo sviluppo delle tecniche di innesto, aggiungendo anche abbondanti dosi di fantasia e stravaganza, ecco che sul mercato sbarcano di continuo prodotti dal sapore nuovo e dal profumo accattivante.
Il processo non è nuovissimo. É già da alcuni anni, per esempio, che sui banchi dei supermercati fanno bella mostra di sé cesti colorati di cacomela, suscitando inizialmente curiosità e un minimo di diffidenza. Appaiono come mele giganti, dalla tonalità arancio vivo. Basta un morso per capire perché si è arrivati a questo risultato: la polpa è compatta e croccante come quella di una mela, il gusto invece si avvicina molto più a quello del caco. Vantaggi? innanzitutto la praticità. Lo si può consumare anche a un picnic o nelle pause di lavoro, addentandolo come una mela. Per gustarsi un caco tradizionale, invece, servono coltello, cucchiaio, piatto e abbondanti salviette per evitare di impiastricciarsi bocca e mani col succo che cola da ogni parte. Il resto lo fanno l’apparenza - la forma e il colore sono indubbiamente accattivanti - e la curiosità di assaporare un gusto nuovo. 
Il mapo invece è passato praticamente inosservato, quasi fosse una specie di agrumi importata da qualche luogo esotico. Scommettiamo che in pochi si sono soffermati sull’origine del frutto, intuibile anche dal nome, nato dal connubio mandarino-pompelmo.
Forse per moda, ma molto più probabilmente per il desiderio di aumentare le vendite, oltre che per sfruttare certe caratteristiche climatiche, sta di fatto che i grandi gruppi commerciali, a seguito di ricerche e sperimentazione, catapultano sul mercato una novità dietro l’altra. E gli Stati Uniti fanno ovviamente da capofila anche in questo settore. I consumatori americani pare siano i più annoiati dalla solita offerta di mele, pere, ananas e quindi i meglio predisposti a degustare novità e primizie assolute. Nei market a stelle e strisce hanno quindi cominciato a fare la loro apparizione i vari “pluot”, ibrido nato da plum (prugna) e apricot (albicocca), “nectaplum”, dall’incrocio tra nectarine (nettarina) e prugna, “aprium”, (apricot e plum) e “peacotum”, fusione di pesca, albicocca e prugna. Quasi tutti concepiti e coltivati nei campi della California.
Come tutte le tendenze che si rispettano la nuova offerta non poteva non arrivare anche in Italia, seppure nel nostro Paese sia ancora fortemente predominante la cultura legata al cibo della tradizione. Ecco allora affacciarsi anche nei supermarket nostrani, piuttosto che dal fruttivendolo sotto casa, molti prodotti dai nomi bizzarri e semi-impronunciabili come la prugnocca (prugna+albicocca) o la pescarina (pesca+nettarina) alcuni dei quali coltivati anche sui terreni nazionali.
Nel frattempo i più attenti hanno avanzato alcuni timori. Innanzitutto, questi nuovi stravaganti prodotti possono essere considerati sani al cento per cento? Attenzione: non vanno confusi i prodotti ibridi con gli Ogm. I primi sono frutti originati da innesti compiuti tra piante diverse, con tecniche a volte secolari. Gli altri sono generati da piante su cui si è intervenuti a livello genetico, con effetti finali sulla salute dei consumatori non ancora certi e definitivi. Accertata la sicurezza, rimane da valutarne l’impatto sul commercio locale.
In verità i produttori di casa nostra non sembrano più di tanto preoccupati. Sull’argomento sono intervenuti recentemente i rappresentanti del Consorzio della ciliegia e della susina di Vignola, che hanno sottolineato come il mercato europeo, a differenza di quello d’oltreoceano, apprezzi ancora in modo deciso il prodotto dal sapore autentico, “genuino, come quello di una volta”. Se questi ibridi rispondono commercialmente alle esigenze del cliente e non fanno male alla salute – la sintesi di quest’analisi –, ben vengano. Ma nessun pericolo di concorrenza per i prodotti di assoluta eccellenza millenaria come possono essere le susine e le ciliegie emiliane.

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