Calcio d’inizio per gli eco-stadi

Il movimento “New Urbanism” progetta campi sportivi sostenibili nei centri cittadini

 
Addio lunghe code in autostrada, allo stadio si va a piedi o con i mezzi pubblici. Per vedere la partita, ma anche per fare shopping, per mangiare con gli amici e magari per un “restyling” in un centro benessere. Il segreto? È l’“integrazione”: questa è  la parola d’ordine di quello che è stato definito il Rinascimento urbano. Gabriele Tagliaventi, professore di Architettura tecnica presso l’Università di Ferrara, è uno dei fondatori di questo movimento architettonico, che mira a rivoluzionare i canoni proposti dalle politiche urbane tradizionali. L’urbanista bolognese riassume il progetto di cui si fa portatore: “La demolizione delle aree suburbane è una forma di civilizzazione. Una città efficiente – l’architetto cita il presidente Barack Obama - è una città compatta”.
Il movimento, anche detto New Urbanism, si pone da antagonista alla suburbanizzazione – quel processo contemporaneo di espansione geografica delle città - perché genera una minore densità abitativa: le persone vivono in un’area, in un’altra lavorano, in un’altra ancora fanno acquisti, e per divertirsi si recano in una nuova zona. Per muoversi da un quartiere all’altro, l’auto risulta quindi indispensabile. “Le reti di trasporto pubblico – evidenzia l’urbanista - non sono infatti sufficientemente sviluppate, e mancano spesso infrastrutture come marciapiedi o piste ciclabili. Spostarsi in macchina – continua Tagliaventi - contribuisce quindi a creare traffico, e il traffico significa inquinamento”. Integrare le aree funzionali di una città, sarebbe, quindi, “un modo - spiega il professore – per sviluppare una comunità vivace: la gente potrebbe scegliere se prendere l’auto o lasciarla in garage, poiché i nuovi quartieri urbani sarebbero progettati tenendo conto di tutte le esigenze dei loro abitanti. Ogni quartiere avrebbe negozi, appartamenti, uffici, centri sportivi, piazze e parchi”.
Rapida sarebbe, secondo Tagliaventi, la scomparsa dei parcheggi, come dimostrano vari progetti realizzati in America e in Europa. Il professore porta a titolo di esempio lo stadio di Toronto: ospita 60 mila posti, puntualmente prenotati, e possiede appena 400 parcheggi circa. Per vedere la partita, i tifosi vanno a piedi o in metro: la stazione è all’interno dell’impianto sportivo. “Gli stadi dovrebbero divenire – sostiene l’architetto - veri e propri isolati urbani al centro della città, intorno a cui costruire piazze, negozi, musei, palestre: un progetto di questo tipo, come è stato provato in America e in varie città europee, dà un ritrovato senso di identità alla città”. 
Circa 500 milioni di dollari, questo l’investimento per costruire la maggior parte degli stadi americani. Un nuovo tipo di impianto sportivo che è stato definito non a caso “eco-stadio”, dato che porterebbe ad una drastica riduzione della congestione stradale e alla conservazione storica dei centri cittadini. Ma c’è un altro aspetto da non dimenticare, come spiega uno dei collaboratori di Tagliaventi, l’ingegnere Alessandro Bucci: “Una rivoluzione urbanistica di questo tipo rappresenta anche un modello di gestione del territorio più efficiente, in quanto locale, e contribuirebbe a creare una maggiore sicurezza, sia stradale che sociale, nei vari distretti urbani”. 
Ricostruire un tessuto urbano sembra coincidere dunque con la creazione di un nuovo tessuto sociale, e quindi culturale: appare allora indubbio il miglioramento della qualità della vita degli abitanti delle città.
 
BOLOGNA: IL “DALL’ARA” CITTADELLA DELLO SPORT
Il movimento del Nuovo Urbanesimo potrebbe presto concretizzarsi in progetti urbani anche in Italia, candidata ai Campionati europei del 2016.Nel frattempo Tagliaventi ha presentato un piano di ristrutturazione secondo i canoni Uefa dello stadio “Renato Dall'Ara” di Bologna. “Può diventare – auspica l'architetto - il centro di un nuovo distretto sportivo, che contribuirà alla riqualificazione dell'intero quartiere. Su 15 ettari, oggi vuoti e di proprietà comunale – spiega Tagliaventi - progettiamo ristoranti, caffé, un hotel, appartamenti, uffici, un Wellness Center, palestre, il Museo del Bologna F.C. 1909 e, anche, parcheggi”. “Un centro – conclude il professore – che sarebbe finalmente accessibile alle famiglie, che potranno trovarsi a varie ore del giorno durante l'intera settimana, come avviene nei più importanti stadi europei e americani”. Lo stadio non apparirà più dunque come un'astronave atterrata nel mezzo della campagna, circondata da enormi parcheggi, ma un luogo urbano, conviviale, alla scala della città. “Un luogo aperto – sottolinea Tagliaventi - dove si possa fare la spesa, incontrare amici, praticare sport e partecipare a eventi sportivi”.

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